
I libri, anche quelli con lo stesso titolo in copertina, non sono mai uguali.
Ci sono quelli nuovi che annuso in libreria, che nemmeno il cioccolato fondente purissimo è capace di suscitare un languorino così, quelli che accarezzo le copertine dalle diverse consistenze, lisce, lucide, patinate, quelli che li vedi sullo scaffale o in vetrina ed è un tuffo al cuore, come scorgere l’amato da lontano ed avanzare piano l’uno verso l’altro, sino a sfiorarsi.
E poi ci sono quelli che profumano di antico, le vecchie edizioni, quelli con addosso i segni del tempo, le impronte delle dita e delle volte in cui sono stati sfogliati, quelli con i dorsi duri e le pagine allargate, un po’ sgualcite e morbide come petali di fiori appassiti.
Quello che tengo in mano e che ho iniziato a leggere, a voce alta e bassa, è un libro vecchio, ma con dentro parole nuove di zecca.
E’ un libro diverso, un libro d’altri tempi che mi dona tempo e respiro nuovo. Tempo per farmi ascoltare, tempo per giocare, per pensare ed imparare, tempo che mi arricchisce.
C’è da perdersi, in quel tempo lì, perché ogni libro è tempo presente e futuro, una ricchezza che nulla e nessuno può portare via e cui tutti possiamo ambire.
Intingo la voce nell’inchiostro di parole stampate e me le faccio germogliare dentro, al caldo. Minuscoli semini, solo miei e diversi da quelli di chiunque altro, che trasformo in suoni, nelle voci dei personaggi.
Dopo alcune pagine mi fermo ad ascolare al buio il suo respiro che cambia, la testa della mia piccola ascoltatrice che diventa pesante e ferma, posata sulla mia pancia, i capelli sulle guance e quel profumo d’infanzia e di ricchezza condivisa.
Chiudo il libro tra le mani, ascolto il silenzio arrivare a ondate, il rumore di un’auto che passa e della luce che si spegne. Clic, buonanotte.
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