
Riemergi puntualmente dal sottopassaggio della Stazione Pensiero, in uno di quei giorni in cui non chiedi niente e che niente ti danno.
E’ così, spostando oggetti da una parte all’altra e mettendo le mani ovunque, alla ricerca di nulla, che ti trovo, ti vedo, ti raggiungo.
Non siamo poi così diversi da quando soffiava il vento caldo ed io, incapace di scandire pensieri e parole, restavo in ascolto.
Di tanto in tanto ci torno lì, a ripercorrere le stesse tracce, implorando tutta la stazione di zittirsi, perché sto ancora ascoltando.
Sento il vento schiaffeggiare la soglia del ricordo e penso che mi piacerebbe poter trattenere il respiro fino alla prossima volta in cui ti sentirò ricomparire, indugiando ancora un po’, incerta, tra la strada rapida e veloce della resa o quella contorta e insidiosa della lotta.








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