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Gustave Klimt - Le tre età della donna
 

Agosto quest’anno è iniziato in modo un po’ anomalo, con un leggero vento fresco di tramontana anzichè di scirocco e malgrado il sole, certi giorni si avverte già il presagio di un’estate che volge al termine.
Quando sono sola e respiro questo vento i pensieri si ammassano, si dilatano sino a riempire le stanze, i silenzi…si allungano e si stirano come elastici, fino allo schiocco finale, di quando li hai tirati al massino e poi di colpo li lasci andare.
Fa male quel contraccolpo sulle dita, così come fanno male certi pensieri e certe solitudini, non cercate ma vissute.
E guardo lei, seduta accanto a me o mentre saltella e gironzola per casa.
Mi piace seguirla così solo con gli occhi, in silenzio, senza interferire con i suoi gesti ed i suoi giochi.
Mi piace cercare di indovinare i suoi pensieri mentre rivedo in lei una parte di me bambina, una bambina sempre troppo seria e troppo poco spensierata, che anche nel gioco non sembra divertirsi mai veramente.
E mi ritrovo già con un nodo in gola, questo bisogno di piangere da soffocare, non voglio che veda la sua mamma piangere.
Anche se con lei potrei, con lei non ho bisogno di giustificarmi, potrei anche lasciarle andare giù queste lacrime amare.
Ma non voglio che interferiscano con la sua serenità, la sua innocenza, i suoi occhi puliti e attenti, con quel sorriso aperto e spontaneo che mi riscalda il cuore.
Non voglio che scopra troppo presto le mie tristezze, le mie inquietudini e quella patina di gelo che nascondo infondo aagli occhi, laggiù dove non è facile arrivare con un semplice sguardo.
Chi è arrivato a scorgere quella parte di me può dire di avermi conosciuta, di avermi raggiunta intimamente, di aver condiviso…
A volte penso che solo mia madre ne conosce l’esistenza, solo lei può perchè solo una madre ti conosce così nel profondo.
Eppure anche davanti a lei cerco di nascondermi, per proteggerla, non voglio che si preoccupi per me, dovrei essere grande abbastanza ormai…ma quand’è che un genitore smette veramente di preoccuparsi per il proprio figlio?
Mai, sarebbe contro natura!
Quando siamo tutte e tre insieme sulle mie labbra spunta un sorriso.
Sorrido perchè vedo sfilare davanti agli occhi tre generazioni: l’una la prosecuzione esatta dell’altra, un prolungamento di vite una dentro l’altra, in cui anche gli anelli deboli sono forti perchè stretti in quell’abbraccio indissolubile di un legame antico come il mondo.
Elle.