Lo ammetto: prima che la tv ed i giornali le avessero dato così tanta visibilità nell’ultima settimana, io, Ingrid Betancourt non l’avevo mai sentita nominare.
Non sapevo nulla di cosa fossero le FARC, questa sigla sconosciuta, della situazione politica della Colombia e di quella donna rapita nel lontano 2002.
E’ vero, non guardo molta tv, nemmeno quella cosiddetta d’informazione, perchè di informazione vera non ne vedo circolare molta ultimamente…
Eppure non ricordo nemmeno di aver letto, seppur siano passati quasi 6 anni, la notizia del suo rapimento…forse non aveva suscitato molto clamore, o forse era stata trattata come una delle tante notizie di politica estera della quale si parla giusto il giorno in cui accade il fatto, per poi lasciarla cadere nel silenzioso dimenticatoio di sempre.
Ma circa dieci giorni fa ecco il video shock con la prova che la Betancourt è ancora viva e da lì, giù fiumi d’inchiostro e di video per mostrare al mondo questa donna ridotta ad una magrezza innaturale, con lo sguardo basso per lo più rivolto a terra ed i capelli lasciati crescere lunghissimi raccolti in una coda dietro la nuca.
Impossibile non restarne colpiti, impossibile non farsi schiaffeggiare da quell’immagine ed ancor più dalle parole della lettera scritta alla madre Yolanda, della quale riporto alcuni dei passi più significativi.
“È un momento molto difficile per me. Chiedono le prove che sono viva e ti apro l’animo in questo scritto. Fisicamente sto male. Non mangio, non ho fame, mi cadono molti capelli. Non ho voglia di niente. Credo che sia la cosa migliore che possa capitare, non aver voglia di niente, perché qui, in questa giungla, l’unica risposta a qualunque richiesta è «no». Dunque, è meglio non avere voglia di nulla ed essere almeno libera dai desideri. Sono ormai 3 anni che chiedo un dizionario enciclopedico per poter leggere qualcosa, per imparare qualcosa, per mantenere viva la curiosità intellettuale. Continuo a sperare che, almeno per compassione, me ne procurino uno, ma è meglio non pensarci. Ogni cosa è un miracolo, anche ascoltarti ogni mattina, dato che la radio che ho è vecchia e mal funzionante.
Voglio chiederti, mamma cara, di dire ai ragazzi di mandarmi tre messaggi alla settimana. Niente di speciale, se questo è anche il loro desiderio e se avranno voglia di farlo. Non ho bisogno d’altro se non di essere in contatto con loro. È la sola informazione vitale, essenziale, indispensabile, il resto non mi interessa più.”
Seppur specchio di una situazione estremamente drammatica e dura, in queste parole risuona una volontà straordinaria, una dignità ed una forza d’animo che raramente si incontrano nelle persone.
Mi ha affascinato la personalità di questa donna combattente, che pur negli stenti di questa vita non-vita di prigionia, non si lascia spegnere come una candela, anche se ne avrebbe tutti i motivi e le condizioni per farlo! Lei no, combatte, combatte con parole che arrivano (o almeno dovrebbero arrivare) direttamente alle coscienze, con la sua immagine scarna, semplice, con i suoi ideali, per i suoi ideali…
“Ho le mani sudate e la mente annebbiata, finisco per fare le cose molto più lentamente del normale. Le marce sono per me un calvario perché il mio equipaggiamento è molto pesante e non riesco a sostenerlo. Ma tutto è stressante, perdo le cose o me le sottraggono, come i jeans che Mélanie (è la figlia, ndr) mi aveva regalato a Natale e che avevo addosso quando mi hanno preso. L’unica cosa che sono riuscita a conservare è la giacca e questa è stata davvero una benedizione, poiché le notti sono gelide e non ho altro per coprirmi.
Prima, approfittavo di ogni occasione per fare un bagno nel fiume. Dato che sono la sola donna del gruppo, lo devo fare quasi completamente vestita: pantaloncini, camicia e stivali. Prima mi piaceva nuotare nel fiume, ma adesso non ne ho più neppure la forza. Sono debole, sembro un gatto davanti all’acqua. Io che amavo tanto l’acqua, non mi riconosco più. Ma da quando hanno separato i gruppi, non ho più avuto né l’interesse né l’energia di fare nulla. Faccio soltanto qualche esercizio di stiramento, dato che lo stress mi blocca il collo, che mi fa molto male. Grazie a questi esercizi, riesco a muoverlo un po’.
Ogni giorno, sono in contatto con Dio, con Gesù e con la Vergine. Qui tutto ha due volti, la gioia segue ogni volta il dolore. La gioia è triste. L’amore cura e allo stesso tempo apre nuove ferite, è come vivere e morire di nuovo ogni volta. Nel corso degli anni non ho potuto pensare ai ragazzi e il dolore per la morte di papà ha assorbito tutta la mia capacità di resistenza. Piangevo pensando a loro, mi sentivo soffocare, incapace di respirare. Dentro di me, dicevo: «Fab è là, vede tutto, non è necessario preoccuparsene e nemmeno pensarci». Sono quasi impazzita a causa della morte di mio padre. Non ho mai saputo come sia accaduto, chi c’era, se mi ha lasciato un messaggio, una lettera, una benedizione. Ma ciò che ha dato sollievo al mio tormento è stato il pensiero che egli è morto nella fede in Dio e che lo ritroverò lassù e lo prenderò tra le braccia. Sono certa di questo. Ascoltarti è stata la mia forza.”
E poi gli affetti, i suoi figli, ciò che l’ha tenuta viva nel corpo e nell’anima.
“Alla mia Melelinga, mio sole di primavera, mia principessa della costellazione del cigno, a lei che amo tanto, desidero dire che sono la madre più orgogliosa di questa terra. E se dovessi morire oggi stesso, me ne andrei soddisfatta della vita, ringraziando Dio per i miei figli. Mélanie, ti ho sempre detto che sei la migliore, molto migliore di me, una specie di versione perfezionata di ciò che io avrei voluto essere. È per questo, con l’esperienza che ho accumulato nella vita e nella prospettiva che mi offre il mondo visto a distanza, che ti chiedo, amore mio, di prepararti per raggiungere le mete più alte. Al mio Lorenzo, al mio Loli Pop, il mio angelo della luce, il mio re dagli occhi azzurri, il mio musicista che canta e mi incanta, al signore del mio cuore, voglio dire che dal giorno in cui è nato e fino ad oggi è stato la fonte delle mie gioie. L’ altro giorno, ho ritagliato una fotografia da un giornale arrivato per caso. E una pubblicità di un profumo di Carolina Herrera «212 Sexy men». Si vede un uomo giovane e mi sono detta: il mio Lorenzo deve essere così. E l’ho conservato.
Mamita, ci sono tante persone che voglio ringraziare per il fatto di ricordarsi di noi, per non averci abbandonato. Per un lungo periodo, siamo stati come i lebbrosi che rovinano la festa. Noi, i sequestrati, non siamo un tema «politicamente corretto», suona meglio dire che bisogna affrontare con fermezza la guerriglia, anche se dovesse costare il sacrificio di vite umane. Di fronte a ciò, il silenzio. Solo il tempo può aprire le coscienze ed elevare gli spiriti. (…) Bene, Mamita, che Dio ci aiuti, ci guidi, ci dia la pazienza e ci protegga per sempre e addio.”
Ecco dove è stata e come ha vissuto in tutti questi anni Ingrid.
E noi? Noi dove eravamo? dove siamo ora?
Sempre lì…dietro le nostre scrivanie e le nostre poltrone, con lo sguardo basso a parlare del nulla, o nella migliore delle ipotesi ad indignarci, a fare della sua immagine l’ennesima icona pacifista da osannare.
Vorrei avere anche solo una milionesima parte della speranza e della forza d’animo che ha Ingrid, vorrei poter credere veramente che sia ancora possibile liberarla.
Questa donna è nel cuore di molti di noi, eppure non è lì che dovrebbe essere (o almeno non solo) ma nella lista delle priorità di certi capi di stato che se solo volessero, potrebbero renderla nuovamente libera.


7 comments
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3 Luglio 2008 a 9:19 am
Elle
Finalmente libera!
3 Luglio 2008 a 1:07 pm
piemme
Sono felicissimo. Anche perche, e mi vergogno a dirlo, ero uno di quelli che non ci credeva più.
Bentornata al mondo Ingrid!
3 Luglio 2008 a 1:25 pm
Elle
Sono passati poco più di 6 mesi da quando scrissi questo post su Ingrid Betancourt ed anch’io in effetti iniziavo a non credere più in una risoluzione positiva della vicenda.
Per lei sono passati 6 anni, 6 lunghissimi anni di prigionia senza mai perdere la fede che un giorno tutto sarebbe finito.
Ed oggi quel giorno è arrivato!
3 Luglio 2008 a 7:42 pm
donnaemadre
Non c’è secondo della mia vita in cui io non pensi a tutte le persone in difficoltà. Persone che non conosco, difficoltà che non conosco.
La domanda è sempre la stessa: cosa possiamo fare? Perché una cosa è certa: DOBBIAMO fare. Dobbiamo fare quello che è in nostro potere, e anche un po’ di più, ma che cos’è che è in nostro potere?
Ecco, tu parli di priorità dei capi di Stato: dobbiamo stare sempre attenti a chi votiamo, e non scegliere in base al posto che hanno promesso a noi o ai nostri figli (che tanto è pure finto), ma in base all’onestà e alla competenza della persona, sempreché siamo in grado di conoscerla.
Ma al di là delle grandi cose, dobbiamo fare le piccole, promuovere la solidarietà in tutti i nostri messaggi e in tutte le nostre azioni.
“Perché quando avrete aiutato il più piccolo dei miei fratelli, avrete aiutato me”.
Perché quando invito mia figlia a rendere partecipe delle sue attività la compagna o il compagno più in difficoltà, sto aiutando Ingrid.
Quando aiuto la vecchietta a portare i pacchi, o le vado a fare la spesa perché non ce la fa sto aiutando Ingrid.
Perché quando andiamo in ospedale a trovare qualcuno, e ci occupiamo pure della persona accanto che non ha nessuno stiamo aiutando Ingrid.
Non dobbiamo sedere pensando alle grandi imprese che vorremmo compiere, perché tanto, quelle, non le potremo probabilmente compiere mai. Ma nel frattempo non possiamo non fare niente.
Per rendere il mondo migliore bisogna cominciare dalle piccole cose, dal restituire le cose trovate al chiamare i vigili mille volte quando vediamo un bambino mendicare.
Solo così aiuteremo chi in tutto il mondo lotta per un mondo migliore e chi in tutto il mondo ha bisogno di un mondo migliore.
Perché non solo quando avremo aiutato il più piccolo dei nostri fratelli avremo aiutato Lui.
*** Ma anche perché il più piccolo dei nostri fratelli è l’unico che potremo aiutare ***
4 Luglio 2008 a 11:54 am
Elle
E’ molto bello ciò che hai detto Diemme, un cuore immensamente generoso e caldo il tuo, che ho imparato a conoscere in questi mesi…
Non esistono grandi opere senza piccoli gesti, lo penso anch’io, se solo riuscissimo a mettere veramente in pratica questo proposito, credo che vivremmo tutti molto meglio.
25 Settembre 2008 a 2:58 pm
sarimagiha
mi si è aperto il cuore a leggere le parole di Elle che descrivono la figura di Ingrid, donna e madre meravigliosa, documentandoci anche con le pagine toccanti delle sue lettere e la capacità di recepire il messaggio aggiungendo ancora altri valori di Donnaemadre.
Divulgando come fate voi piccoli e grandi gesti di donne impegnate siete il lievito che fa crescere e migliorare la nostra società.
25 Settembre 2008 a 3:26 pm
Elle
Sarima cara, si è aperto a me il cuore nel leggere il tuo commento.
Ricordo che scrissi questo post cavalcando l’onda emozionale subito dopo aver letto quelle lettere di Ingrid Betancourt pubblicate su un giornale…non conoscevo la sua storia, non ne avevo mai sentito parlare malgrado la sua vicenda fosse iniziata 6 anni prima.
Mi colpì l’enorme dignità di questa donna ridotta in schiavitù, lontana dai propri figli e che, malgrado tutto aveva saputo mantenere intatti l’amore e la speranza.
E quando finalmente è stata liberata mi hanno colpito le parole dei suoi figli ai quali in una delle numerose interviste veniva chiesto se avessero mai rimpianto di non avere avuto accanto una mamma “normale” piuttosto che una donna così politicamente e socialmente impegnata, sempre schierata in prima linea.
E la risposta ovviamente è stata che, malgrado tutto, non hanno nè avrebbero mai voluto avere una madre diversa da lei.