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La mia tazza di tè, calda e fumante. La stringo tra le mani, la giro e la rigiro quasi fosse un ninnolo da accarezzare.
Senza questa bevanda non potrei vivere. Ovvero… sì che potrei, ma a quali condizioni?
Quando sono agli sgoccioli, ingurgito anche i filtri dell’hard discount, tè verde, nero, cinese, rosso, aromatizzato alla frutta, alla vaniglia, ai fiori, quasi una tisana.
Purché sia bollente e amaro.
Per me è un piacere irrinunciabile, privarmene sarebbe un sacrificio non indifferente.
Così mi viene in mente il piacere, quello che stuzzica il palato, ti destabilizza l’olfatto, ti appanna la vista, ti stimola il gusto.
E così ciò che viene considerata un’esigenza primaria, il nutrirsi, diventa fonte di un piacere…senza fine. 
Credo che tutti, chi più chi meno abbiano  il proprio punto debole in materia di culinaria…qualcosa che somigli alla mia fissazione per il tè.
Irish coffe, sushi, cappelletti in brodo, sacher…oh si anche humburger e patatine, brasato al barolo…qualcosa che vi fa impazzire, che vi lascia i sensi tramortiti già solo al pensiero…

Eh sì…oggi forse sono un po’ “scompensata”…c’è tutta una teoria sul cibo come paliativo di altro…

E dopo questa semi-confessione vi prego di evitare i commenti sarcastici, se decidete di commentare questo post…sto un po’ sull’agitato…sarà la teina?!?

(On air: Maroon Five - She will be loved)

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Inizia la danza…balliamo, le tue mani a guidarmi i fianchi.

Ondeggiare come flutti che sul crinale poi si rifrangono a riva, con foga tracimante e fruscio scrosciante.

Buio, penombra nei pensieri…di quello che sarà domani…di ciò che è stato ieri. E musica tutt’intorno per seguirla nei crescendo, nei ritmi lenti, in quelli incessanti…di movimenti e di respiri, di sguardi allusivi.

Con le mani intrecciate e le labbra semi aperte, pure se non rimane niente. Voglia di essere ancora un libro nascosto, con le pagine sigillate. Voglia della tua voglia…

Music: Astor Piazzolla - Libertango

Non amo le discussioni inutili, se posso evitarle, mi faccio volentieri da parte.
Più o meno elegantemente. Più o meno vigliaccamente.
Mi limito ad ascoltare, eventualmente annuire, oppure volgere le spalle e continuare per la mia strada.
Questo solo quando mi rendo conto di aver davanti qualcuno per cui  discutere equivale a voler persuadere per forza, volendo inculcare esclusivamente il proprio punto di vista per poi sputare sentenze.
La mia potrebbe essere considerata presunzione, in fondo chi sono io per giudicare a priori inutile una discussione?
Le discussioni inutili sono quelle che non portano da nessuna parte.
Quelle in cui le parti mantengono ben ferme le rispettive volontà, senza alcuna possibiltà di compromesso o resa.
Quelle in cui la foga e la presunzione nel voler dimostrare di aver sempre ragione, trascende, senza alcun limite.
Senza alcuna concessione dovuta dall’evidenza dei fatti.
Senza alcuna regola.

Quando l’alterco avviene con un conoscente, allora ne si viene fuori pressochè indenni.
Ma se esiste un vincolo affettivo, prego solo di…”fermarsi” in tempo.
Prima di dire cose di cui poi, inevitabilmente, ci si pentirà amaramente.
Prima di ferire l’altro in un modo che non possa o sappia, dimenticare.
E’ vero sì, che le parole feriscono più della spada.
Come è vero che si arriva ad un punto in cui, scuse tardive non riescono a richiudere le fratture.
Le allusioni, il tono sarcastico, le parole che sanno di sguardo bieco e ostile…spesso spariamo parole a raffica, con o senza silenziatore, tanto non fa male…

Mediare…ho imparato a farlo, in certe situazioni, più per dovere che per sentire, il mio istinto è però sanguigno, volitivo, combattivo.
Ho preso le distanze da alcune persone senza alcun rimpianto, ben sapendo che quando prendo una decisione o affronto uno stacco è sempre perchè lo sento fino in fondo.
Ho lasciato perdere uomini che mi avevano preso il cuore.
E’ la mia parte selvaggia, lo e’ davvero. E’ la mia parte vitale che fa fatica a nascondersi quando capita di doverlo fare per necessità.

Titoli di coda: "Apologize" - Timbaland

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A volte si ha solo bisogno di una prospettiva diversa, per guardare le cose dal verso giusto.

E allora ho pensato che quando tutto gira al contrario, magari mettersi a testa in giù aiuta….

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La percezione degli altri…quella che gli altri hanno di noi, quella che noi abbiamo di noi…data, spesso e volentieri, dai pochi lati che mostriamo, nella vita reale come in quella virtuale.
Quasi sempre sbagliata.
Quasi sempre travisata.
Quasi mai centrata.
Pensavo proprio all’immagine che riflettiamo, seppur parzialmente (ecco perchè molto spesso ritengo sia distorta, una cosa poco riuscita), al di fuori e qua dentro.

Personalmente, tendo a dar pochi elementi di me, forse per un eccesso di riservatezza, non so…e forse così contribuisco ad un immagine “chiusa” (?), che in realtà non mi appartiene affatto.

La percezione che dò è una piccolissima parte di me…che può però essere recepita invece come totalità…per chi si ferma al titolo e non legge l’articolo.
Ma sono consapevole che è in parte colpa mia…non perchè non sia trasparente…ma perchè, in quel dato momento, tendo a far prevalere un solo aspetto…che può essere l’aspetto solare e allegro, piuttosto che quello malinconico e lunare.

E la “parte” sovrasta il “tutto”…tutto quello che è oltre.

E così le persone rimangono un po’ spiazzate a volte…come se l’essere dolci o allegri non si possa fondere con altri tratti caratteriali, come l’essere incoscienti, o testardi, o passionali…

…o al contempo crepuscolari…(sempre in tema di luci ed ombre).

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…vorrei potessi amare le mie ombre, non solo le mie luci…

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La mia testa tra le tue mani. E’ un bel posto in cui abbandonarsi, riposare, pensare, addormentarsi… Sembrano fatte per essere unite le tue mani ed il mio viso, per restare così…immobili e senza pensieri per un attimo.

Son successe tante cose, troppe…ed ora si accumulano tutte lì, tra le pareti della mia testa e premono e sbattono, quasi volessero uscire…

Il calore si è trasferito dalle tue mani al mio viso e resto lì immobile ad accoglierlo, ascoltando i pensieri sciogliersi sino a disperdersi. Non ce la faccio a trattenerli, li ho lasciati lì così a lungo…compressi tra la pelle e le ossa della fronte, li ho tenuti lì, tra le ciglia tutto il tempo.

Tienimi ancora un po’ così, per placare ogni mia paura, e quando sentirò un brivido, mi bacerai lievemente, senza dire nulla, sussurrando respiri e dei tuoi respiri io mi nutrirò.
E poi verrà il giorno, mi stringerò alle tue spalle fino alla nuova notte, quando ancora mi insegnerai com’è vivere con te e senza di te…allora mi dirai perché ora non sei qui, con me.
Eppure se mi volto, io ti vedo.