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(Foto: ©Fratelli Alinari-Firenze-Trombetta,Bambina con bambola, 1920 ca. Archivi Alinari-donazione Trombetta, Firenze)

E’ un po’ che tengo questo post nel cassetto, senza decidermi mai veramente a pubblicarlo. Sono giorni che lo giro e lo rigiro tra le dita come una sigaretta, lo apro e lo chiudo, lo modifico, lo taglio, lo allungo come un elastico, lo tormento in attesa della versione definitiva. Ed il fatto che sia pubblicato qui ora non significa mica che sia finito, che sia compiuto, in verità ero solo stanca di ritrovarmelo tra le bozze, a ricordarmi che c’è…come quei vestiti che non metto più ma che non mi decido a buttar via…se ne stanno lì, riposti in un angolo dell’armadio ed ogni tanto li sfioro e li stiro con le dita, a sistemare qualche piega che si è formata nel tempo. Ecco anche di questo mio gesto banale mia mamma direbbe, (anzi no, lo dice proprio!), che sono naif…Me lo sento ripetere da lei da sempre, nelle più svariate occasioni, nelle situazioni più diverse…eppure la frase che esce è sempre la stessa… “sei così naif”. E mi costringe e chiedermi che cosa voglia mai significare per lei questo benedetto naif: all’occorrenza può voler dire disordinata, incasinata, sbadata, incosciente…ma anche eccentrica, simpatica, tenera…e chissà cos’altro. Quando torno dal supermercato con le buste della spesa e mia figlia appena varcata la soglia di casa mi si arrampica addosso ed io incurante delle cose fragili butto tutto a terra per prendere lei…ecco che sono naif. Se mi vede che giro per casa con il mio solito maglione pesante e le gambe nude quando fuori c’è il gelo…sono naif, se faccio tre o quattro cose contemporaneamente, come poi spesso capita, sono altrettanto naif. Non gliel’ho mai chiesto direttamente cosa significasse per lei questo aggettivo, ma ho sempre cercato di interpretarlo dentro di me, perchè a volte suona come un complimento, altre volte come il peggiore degli insulti, basta associarlo ad un sopracciglio che le si alza di quel millimetro in più o ad una inflessione della voce un po’ più acuta ed ecco che diventa tutt’altro. Un tempo c’era una bambina, con il nasino in aria che preferiva stare sola piuttosto che dire quello che non pensava. C’era una bambina che non voleva piacere a nessuno. Autonoma come un monaco e arrabbiata come un ex galeotto. Si faceva la sua vita a modo suo. Giocava da sola e se qualcuno la trovava bella mentre giocava poteva avvicinarsi e giocarle accanto ma non sia mai che lei cambiasse gioco per piacere a qualcuno. La cerco da sempre dentro quell’aggettivo che mi segue da una vita e non ne vedo traccia se non nelle foto imbronciate che mi guardano dall’interno di vecchi album di famiglia. Mi chiedo se da bambini non siamo la parte più vera di noi stessi, che poi si corrompe quando la vita ti gioca pessimi tiri. 
O forse è solo il mio bisogno d’approvazione, il mio non voler dispiacere a nessuno, il non dar fastidio, il non suscitare biasimo che sto cercando di guardare in faccia e che invece, mi rimbalza contro.

(Titoli di coda: Cranberries - Ode To My Family)