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Avvolta nella penombra della stanza Mara non si era ancora decisa a scendere dal letto, le sembrava impossibile oggi poter mettere i piedi a terra e così resta, con la mano puntellata sul fianco per non far cadere la tazzina in equilibrio precario. Quanto tempo era passato? Forse ore o forse solo pochi minuti dilatati le impedivano di alzarsi da quel letto disfatto. Quando può le piace gustare la colazione a letto, fare tutto lentamente, e per questo sceglie sempre cibi da consumare tiepidi o freddi, che con la loro leggerezza la invitino a goderne con calma, rilassatezza e concentrazione. Sotto quelle vesti, poco adatte ai primi accenni di un’incerta primavera, impazza un’incontrollabile fibrillazione. Ogni movimento mascellare, ogni frammento di sapore, odore, fluidi e consistenze che le carezzano voluttuosamente il palato, implicano un’evocazione, un sussulto interiore, un lascito della sera che è stata, che ha lasciato il posto al sole nascente del primo mattino.

Erano bastate quelle poche righe di mail contenute in una bustina gialla apparsa improvvisamente sul monitor del suo pc ieri, per riportarla indietro di anni, per dar seguito ad un’emozione mai veramente sopita in lei, per dar voce alla sua ossessione, al suo respiro che improvvisamente diventa affanno. “Non ho nulla per convincerti…non ho nulla da perdonarti. Ma torno a cercarti perchè in questa convinzione io credo. Ti bacio…”

Poche parole che aveva riletto all’infinito e ripetuto dentro di sè come un mantra l’avevano improvvisamente trascinata dentro ad un dejà-vu, al suo dejà-vu, una sorta di messaggio subliminale che ogni notte da tempo era il suo puntuale e fedele compagno. Un legame quello con Luca mai veramente iniziato e forse per questo mai veramente concluso. Un sentimento circolare. Un cerchio…una figura perfetta in cui non si distingue l’inizio dalla fine, proprio perchè nel cerchio non c’è inizio e non c’è fine…perfetto, unico, irripetibile e…infinito.

Mara porta un altro boccone alle labbra che si schiudono con una lentezza che non pregiudica l’impeccabilità del gesto, tale da non far versare una sola goccia nè una sola briciola. Inspira. Il boccone perfetto, un intreccio sublime di contrasti e raccordi gustativi, un connubio empirico dei sensi. Espira masticando, a lungo. Con gli occhi chiusi. Un odore di appagamento e di coccole, caldo e sontuoso, ma anche semplice e sincero. E con il suo sapore in bocca, prende un foglio ed inizia a scrivere.

“Vita mia, dopo lungo silenzio ora sento il bisogno di fermare le parole, quelle che feriscono la bocca più dei baci mancati e tagliano gli occhi più delle lacrime versate, ed ora che le vedo qui, adagiate sul lenzuolo bianco di questo foglio, questo bisogno è ancora più forte.
E’ il rumore dei ricordi…e me ne accorgo così, nei silenzi in casa, nel vuoto del mio ufficio, nella solitudine di una qualsiasi affollata piazza. Mi manchi perché non sei qui, mi manchi perché ti sento dentro, troppo dentro, e non riesco… e non posso…raggiungerti.
Quel tuo: “Vieni qui” aveva qualcosa dentro. Una potenza, un’energia che ho incontrato poche volte in vita mia. Mi sono sentita letteralmente trascinata accanto a te, con la testa poggiata sulla tua spalla. Lì immobile, accoccolata, ad aspettare che le tue braccia cingessero il mio corpo. Potresti non mancarmi? Mi manchi. E da quando me ne sono resa conto è anche peggio. Meglio trattenere nel cuore che continuare a tentare…e allora mi chiedo: perché mi manca il fatto di non poterti sentire? Eppure tant’è, mi manca. Mi manchi. Mi manchi nei momenti felici, quando so per certo che la felicità che provo è merito tuo. Mi manchi nei momenti tristi, quando so che basterebbe un tuo sguardo, una tua parola, per risolvere tutto. Mi manchi la mattina quando mi alzo e scelgo come vestirmi. E poi mi manchi, terribilmente, la sera. E la mattina. Io tutta sola in questa grande stanza. Io nuda dentro il mio letto…mi guardo e mi chiedo: che ci faccio qui da sola? Che ci faccio qui senza nemmeno la sua voce? Mi manchi di una mancanza strana… una mancanza che non è vuoto e non è nemmeno assenza. Non è vuoto perché mi hai lasciato troppo dentro e non credo che riuscirò mai più a sentirmi vuota in vita mia. E’ una mancanza che non è assenza. Perché sei dentro, così tanto dentro che a volte non so dove finisco io e inizi tu. No, la mancanza che ho di te non dipende dal fatto che non ci sei. Mi manchi per tutto quello che doveva ancora venire, per tutte le cose che dovevamo ancora vivere insieme. Come se la promessa delle cose che ci potevano essere mi avesse creato un desiderio struggente di te, di noi. Come se sapessi che non ho ancora finito di viverti.”

(Music: Gotan Project - Vuelvo Al Sur)