
“Assolutamente necessario conservare la capacità di provare emozioni, per continuare a stupirsi e ad essere impressionati dalle cose. Essenziale restare immuni dalla più terribile delle malattie, l’indifferenza”.
Non sono mie queste parole, ma di Ryszard Kapuscinski. “Lapidarium” è un saggio da tenere sul comodino e sfogliare sempre…
Quel che amo di Kapuscinski è l’apertura mentale (oltre che la profonda cultura). Riesce sempre a guardare il mondo con il grandangolo.
L’indifferenza, la peggior malattia del secolo. Non posso che sottoscrivere. A tutti capita di restare indifferenti davanti a qualcosa che non scuote il nostro essere, qualcosa che rimane così distante da noi, da non provocare nemmeno un battito di ciglia.
Ricordo quella compagnia del mare, quel ragazzo molto più grande di me che si divertiva a dire l’esatto contrario di quel che pensavo, giusto per contraddirmi, per farmi arrabbiare.
Lui era corteggiatissimo, le ragazze del gruppo (me compresa? boh non so…) avrebbero fatto di tutto per infilarsi nella sua vita o nel suo letto (me compresa?…forse).
Il guaio è che era sempre circondato da femmine, belle, brutte, oche o intelligenti.
Le attirava tutte come mosche il miele.
Aveva sempre un sorriso ammaliante per ognuna di noi.
Ci ho persino provato una volta, no, non in quel senso, l’ho invitato io!
Sguardo ammiccante, jeans e maglia aderente…quella più sexy che avevo, incrociata sul davanti e scollata dietro.
Puntavo sui miei pezzi forti, gli occhioni con un sacco di rimmel e la schiena nuda.
Ok ero ridicola!
Avevo all’incirca sedici anni, praticamente priva di gusto, a pensarci adesso.
Lui declinò con tutta la grazia e la compostezza che poteva avere un ragazzo di quell’età, dicendo che aveva già un impegno.
Colpo micidiale per il mio orgoglio, era uscito con tutte tranne che con me.
Poi un giorno il caffè l’abbiamo preso di fronte casa mia, ridendo e ricordando tutte le scenette comiche di allora, poi ad un tratto mi ha confessato che un tempo aveva una brutta cotta per me.
Come, quando, dove?
Io incredula…dice che quando una ragazza gli interessa davvero non riesce a farsi avanti, per questo fingeva indifferenza.
Apperò…bella tattica complimenti, ci ho pianto quasi 3 mesi, amareggiandomi su quanto fossi stupida, racchia, deficiente, tanto da non suscitare l’interesse di uno a cui sembravano piacere tutte. Uomini…fingono indifferenza sperando che sia lei a dichiararsi per prima oppure…già oppure.
Ero orgogliosa allora e lo sono adesso, non sarei mai corsa dietro ad un uomo.
Promessa mantenuta…poi col tempo, ho mentito a me stessa
. Ed è stato l‘inizio della lotta profonda all’indifferenza.

14 comments
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Marzo 27, 2008 a 11:28 am
emaki81
L’indifferenza…l’ho subita anche io.
Certo, per un motto di orgoglio, ogni volta che incontravo una persona a me indifferente diventavo indifferente anche io nei suoi confronti….
Risultato? Mi sono sempre interessata a persone che si interessavano a me…così non ho praticamente mai scelto…
Marzo 27, 2008 a 12:56 pm
Elle
Indifferenza che genera altra indifferenza, sì l’ho vista tante volte, sono quei meccanismi automatici che si mettono in moto a catena e che poi non riesci più a fermare.
Ma si può combattere…ribadisco: “assolutamente necessario conservare la capacità di provare emozioni”.
Marzo 27, 2008 a 1:16 pm
donnaemadre
L’indifferenza… Io sul mio blog ci sono tornata due volte, con il post “Contro l’apatia, contro la gente che lascia che sia” e poi su quello “Le parole che non ti ho detto…”, più pertinente al tema di questo post, visto che parla dell’indifferenza che io ho simulato per anni nei confronti di un uomo per cui avevo preso una bella “scucchia”. Beh, non è facile farsi avanti… è vero quello che ha sottolineato Ema, se non ci si fa avanti si lascia che sia sempre l’altro a scegliere, ma i due di picche sono pesanti, e a volte anche sgradevoli.
Mi hanno riferito di un ragazzo (che conosco, un bel ragazzo), che nella sua vita aveva conosciuto solo l’amore mercenario, perché proprio non ce la faceva a proporsi anzi, quando gli piaceva qualcuna, diventava più spocchioso per “darsi un tono”, e arrivava a trattare molto sgarbatamente la malcapitata di turno.
*** quant’è difficile campa’! ***
Marzo 27, 2008 a 3:04 pm
panirlipe
a parte le indifferenze amorose, quello che dice Ryszard Kapuscinski è drammaticamente vero. Non abbiamo più la capacità di indignarci per l’uso delle parole che fanno alcuni politici. In generale intendo. Qualcuno che s’indigna c’è sempre per fortuna.
Marzo 27, 2008 a 3:27 pm
Elle
Al di là del “folcloristico” episodio personale che ho raccontato in questo post e che può tranquillamente rientrare nella categoria delle indifferenze amorose giovanili, è l’indifferenza intesa come *vuoto emozionale* che mi spaventa più di tutto e dal quale è opportuno fuggire.
Il non sapersi più emozionare, l’evitare di coinvolgere l’anima e il cuore per proteggersi…ecco da questa forma di indifferenza non vorrei mai farmi raggiungere.
Marzo 27, 2008 a 4:27 pm
Fabioletterario
Nel bene e nel male non riesco ad essere indifferente. Forse sono ache troppo passionale, ma sono così e non me ne dispiaccio…
Marzo 27, 2008 a 7:51 pm
arthur
L’indifferenza…male del secolo; forse lo è sempre stato, perchè l’indifferenza colpisce chi, non vuole essere cionvolto delle cose altrui.
E allora, mi viene in mente un episodio di tanti anni fa, ma che potrebbe essere attuale, tanto è frequente nelle nostre città.
Ero in giro per il centro di Milano e, sotto i portici del centralissimo Viale Vittorio Emanuele, scorgo un uomo sdraiato per terra, che sembrava stesse male. Ero dall’altra parte del marciapiede e, la cosa che più mi colpì, fu innanzitutto la gente che gli passava vicino e, che pur guardandolo, non accennava a fermarsi. Ho attraversato, mi sono chinato su di lui, per chiedergli se stesse male o se avesse bisogno di qualcosa e, improvvisamente si formò un capannello di persone, dapprima un po’ in disparte e dopo, sempre più vicine, curiose, interessate.
Ecco, l’indifferenza è paura del coinvolgimento in cose che “non ci appartengono” in cose che non ci toccano da vicino o forse paura delle sofferenze altrui, paura di non sapere cosa fare.
Coinvolgimento che è emozione, vuol dire per una volta mettersi nei panni dell’altro, e se soffre, soffrire di quella sofferenza e cercare il modo migliore per aiutarlo, ma tutto questo implica un’enorme considerazione della persona che ci sta accanto e poi, che perdita di tempo…
Ormai siamo schiavi dei nostri “variopinti” egoismi, e l’altro ci interessa solo se non ci coinvolge troppo personalmente. E’ frequente sentire, “lascia stare”, “di che t’impicci”, è frequente girarsi dall’altra parte per non vedere, tranne poi coinvolgersi in storie contorte di cronaca nera, che la TV spesso ci propina, in tutte le salse, senza trascurare neanche il più piccolo dei particolari.
Ma è una storia di altri, noi siamo solo spettatori, protetti da un mobile di plastica.
Poi c’è l’indifferenza di chi non ascolta, l’indifferenza di chi non gl’importa nulla se tu ci sei oppure no, l’indifferenza se l’altro ha paura, se l’altro ha da mangiare, se l’altro ha una vita da vivere, l’indifferenza se si distrugge la natura, l’indifferenza su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato, l’indifferenza che ti fa diventare vittima e al tempo stesso carnefice, un po’ come Grace, la protagonista di Dogville, nel bellissimo film di Lars von Trier, che usa una pietas oltre ogni limite, per sopportare la vigliacca natura umana che la circonda.
Ho molto paura dell’indifferenza, perchè se mai la dovessi provare, vorrebbe dire che ho smesso di provare emozioni.
Marzo 28, 2008 a 9:35 am
donnaemadre
Però l’indifferenza può essere anche legittima difesa. A volte si soffre troppo, e si arriva a volersi anestetizzare, tagliare il filo che lega alle emozioni per non soffrire ancora. Certo, è una morte cerebrale, ma si può giudicare?
Anche a me è successo un episodio analogo a quello raccontato da Arthur, ma nel mio caso la persona a terra ero io. Ero con mia figlia, io per terra, mia figlia piccola accanto spaventatissima, il tutto su una strada molto frequentata, sia a livello di pedoni che di traffico automobilistico. Non solo non si è fermato nessuno, non solo è stato impressionante vedere la gente che mi girava intorno, ignorando pure la bambina spaventata ma, più sconvolgente di tutto, è stata una ragazza che mi ha scavalcato. Qui non stiamo parlando di indifferenza, ma di essere diventati disumani!
Marzo 28, 2008 a 9:58 am
Elle
@Fabio: neanch’io me ne dispiaccio…nè per te nè per me intendo, siamo forse passionali, ma non conosco altri modi per “sentire” un’emozione.
@Arthur: l’indifferenza che racconti nell’episodio del passante riverso in mezzo alla strada è molto significativo di una società che è sempre meno abituata a prestare attenzione, troppo intenta a consumare tutto velocemente, per potersi fermare a guardare, soprattutto quando quel fermarsi ti costringe poi a guardare in faccia una sofferenza, un dolore, un disagio altrui.
Questo è solo uno dei tanti modi in cui può colpire l’indifferenza, e sono d’accordo con Diemme, in questi casi si rasenta il disumano.
Poi c’è l’indifferenza come mezzo di difesa, tipo quella che racconto nell’episodio adolescenziale che ho vissuto. In quel caso era una specie di maschera da indossare per occultare un interesse, ma a volte è anche normale mostrarsi indifferenti per paura di soffrire.
Al tempo non mi era molto chiaro il concetto…ora con qualche consapevolezza in più acquisita con l’età e l’esperienza posso dire di aver capito che certi scudi se usati a sproposito possono creare più danni che benefici. E qui arriviamo a Diemme…
@Diemme: proteggersi va bene, ma anestetizzarsi al punto tale da non poter/voler sentire, no! Anche se a volte lo si desidera, è un inganno verso sè stessi in cui non si dovrebbe mai incorrere.
Perchè è il vuoto emozionale l’indifferenza peggiore!
Marzo 30, 2008 a 11:11 pm
il naufrago
Bhè, come secondo me giustamente ha detto donnaemadre, alle volte l’indifferenza (che poi è solo quello che vogliamo che gli altri percepiscano, visto che dentro di noi i sentimenti ci sono, eccome se ci sono, altrimenti non dovremmo reprimerli…), è semplicemente un sistema di difesa, che spesso si attiva automaticamente. Altro è il livello di disumana mancanza di consapevolezza di sè e degli altri (come l’episodio citato da donnaemadre con la sua bambina), che è un comportamento patologico. Purtroppo quasi tutto, nella sostra società, ci spinge a fregarcene dei nostri sentimenti (e di quelli degli altri). Per questo è importante decidere di tenere il nostro cervello sempre ben acceso.
Marzo 31, 2008 a 5:54 am
donnaemadre
Ho paura che l’indifferenza non si cura tenendo il cervello acceso… anzi, oggi come oggi il cervello è proprio quello che alimenta l’indifferenza: secondo te perché la gente non si ferma a soccorrere chi sta male? Secondo me per paura delle aggressioni, visto che tante volte un finto malato ha aggredito la persona che si era chinata a soccorrerlo. Purtroppo la vita ti insegna che non si danno passaggi agli autostoppisti (mentre l’idea, di per sé, è decisamente costruttiva, per chi riesce a viaggiare il mondo gratis, e per chi agevola tutto ciò ottenendone in cambio una bella chiacchierata che gli fa compagnia spezzando la noia della guida solitaria), la cronaca quotidiana ci insegna che tutto è pericoloso.
Una volta, da ragazza, io e una mia amica girammo un sacco di case per fare una colletta per il brefotrofio presso il quale facevo volontatiato, e quando l’assesitente sociale lo seppe le si rizzarono i capelli in testa: “figliole, vi rendete conto a che vi siete esposte?”. In realtà, siamo sempre state prudenti e non siamo mai entrate in nessuna casa, però…
Ci disse pure che era reato.
Marzo 31, 2008 a 9:38 am
Elle
Tenere il cervello acceso è un’arma a doppio taglio, se per cervello intendiamo razionalità, quella razionalità che con le emozioni fa fatica ad incastrarsi. Almeno il mio.
E l’indifferenza è nemica dell’emozione, è assenza di emozioni.
Aprile 8, 2008 a 3:23 pm
DG
“L’entusiasmo è un vulcano sulla cui cima non cresce l’erba dell’indifferenza”
Come uomo mi sento chiamato in causa.
Mai riuscito ad essere indifferente di fronte ad una persona che ha attirato la mia attenzione. A dire il vero nemmeno se è una persona che non rientra nelle mie grazie. La galanteria e l’essere cavalleresco è un modo di fare che oggi l’uomo non conosce più. E’ più facile considerare la donna una bistecca. L’unica indifferenza che manifesto è quella a fronte di una presunta superiorità. Le ragazze che si sentono troppo belle ad esempio. A quelle sono indifferente…dopo tutto a me basta una parola!
Maggio 3, 2008 a 3:31 pm
mario
Dejà-vu-Anche questo lo è e non solo al maschile ma in modo stragrande al femminile. Si dovrebbe dire “cresciamo” “porco qui e porco là” ma non è facile,per niente. Troppi condizionamenti,troppi rischi,troppa ignoranza voluta e imposta. Troppa sofferenza,sì,troppa sofferenza,voluta e imposta,si,proprio così,e non fate i buonisti,voi che avete seppellito l’anima sotto al tappetino di casa vostra.