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Once upon a time I was falling in love
But now I’m only falling apart
There’s nothing I can do
A total eclipse of the heart
Once upon a time there was light in my life
But now there’s only love in the dark
Nothing I can say
A total eclipse of the heart
(Total Eclipse of the heart – Bonnie Tyler)

 

Chiudere il cuore verso qualcuno che ha acceso il nostro essere, è sempre doloroso e difficile.
Anche io mi sono incamminata in questi ultimi anni verso la ”terra di nessuno”, la terra del non ricordo ed ho tentato di fare il mio percorso, quasi disperatamente.
E la disperazione è quella che si sente quando ci si trova nel sentiero obbligato di dover andare avanti per forza, quando invece si ha una voglia pazza di poter cambiare qualcosa.
Riprendere il momento perfetto che per nostra (?) ignoranza o semplice distrazione abbiamo lasciato sfuggire.
Questa è la spinta delle emozioni che ci travolgono, come un torrente in piena e non ci lasciano aria nè spazio per respirare davvero.
Ma non è la realtà.
La realtà spesso la si scopre più tardi, molto più tardi, quando si riacquista, almeno per un momento, uno sguardo diverso.
E caso mai, abituati alla solitudine e alla profonda mancanza che ci avvolge, si comincia a pensare che si sta bene, molto bene, anche così…con un’eclissi di cuore.
Questo è sempre l’inizio di una nuova strada…abbiamo perso con fatica la pelle e stiamo diventando nuove, ancora una volta, davvero.

  

Il giardino segreto è indispensabile.

Non potrei rinunciare alla mia zona di inviolabilità, non vorrei per nulla al mondo.

C’è un libro meraviglioso, “Le braci” di Sandor Marai, nel quale la protagonista femminile per dedizione e amore assoluti tiene un diario (il taccuino giallo) in cui riporre i suoi intimi pensieri, cui il marito ha libero accesso. Anzi, è propriamente voluto: lei desidera condividere tutta la sua intimità e, forse così, impedirsi di “distrarsi” da lui. L’epilogo è tragico, è impressionante che il taccuino venga bruciato, alla fine. Quel velluto giallo che diventa cenere. Senza che abbia svelato tutti i segreti che gli erano stati amorevolmente confidati e che esso conteneva.
Perché ormai non ce n’era più bisogno. E quando si tratterà di custodire un “vero segreto” il taccuino non verrà più compilato…

C’è sempre una parte di noi che resta e deve restare intoccabile.
Credo molto nel rispetto dello spazio personale.
La discrezione è fondamentale. Non mi piacerebbe che si entrasse da elefante in tutti gli angoli della mia vita. Ci vuole delicatezza, una carezza potrebbe essere troppo ed una corsa a perdifiato poco…ci vuole misura, ricerca, dedizione…

E noi, quanto vogliamo noi entrare nel giardino segreto dell’altro? non sempre, perché spesso entrare significa offrire qualcosa che fino a quel momento non abbiamo voluto…o non potevamo offrire.

E il vento continua a soffiare…insistente ed inquieto come me…soffia forte sembra quasi potermi alzare da terra.

Lascio allora che queste valanghe improvvise d’aria mi raggiungano: vorrei aggrapparmi ma non ho appigli, mentre una vocina interna dice “Aggrappati perché non ci si allena a restare lì in bilico”

Una sorta di ”sospensione dell’essere”, una vertigine che diventa assurdamente l’unica cosa che mantiene vivi senza neppure un po’ di fiato per respirarla. 

Aggrappati!

Riflettere, moderare, ponderare…termini che dovrei aggiungere alle altre voci del mio vocabolario personale, con il tempo e con la maturità degli anni a venire, forse…chissà…

Ho voglia di spazi, di idee e cieli dove lo sguardo si perde…altra aria, emozioni…e di quel battito in più che manca al mio cuore.

Ho bisogno di baci nuovi, teneri e concupiscenti, avidi e generosi nel loro offrirsi.

Baci di parole sciolti come miele a riempir silenzi che non fanno più paura. 

Oggi fuori c’è un’aria che non capisco. Non fa freddo. Mi riporta indietro di giorni, mesi, anni. Mi fa sentire “strana”.
A volte capita, per un certo odore nell’aria, per un certo ”non so che…” dentro, per un certo modo che ha il vento di tirare, di sentirsi addosso una sensazione, incollata come sudore che non scivola.
Sembra primavera che inizia (e lo è) o autunno che finisce.
Sarà la luce fioca del sole filtrata dalle nuvole grigie, sarà il cielo che non ha un solo colore, sarà che a ogni passo sembra che mi allontani.
Vorrei che quest’aria finisse, ora, subito. Non mi piace come mi fa sentire.
Mi restituisce sensazioni già provate di smarrimento che non voglio. Mi riporta un senso di solitudine che non provavo da un pò.
Mi sento distante mille miglia e sento che oggi nulla potrà riavvicinarmi, nè una parola nè cento.
Guardo fuori dalla finestra e questa via mi sembra estranea, ma è tutto sempre uguale.

Forse è solo quest’aria e questo vento che non smette di soffiare…e questa canzone che continuo ad ascoltare.

(Video: Back to Black – Amy Winehouse)

 

Spesso ci si sforza di rendere originale ed eccezionale il sentimento più banale del mondo, l’amore. Quando invece funziona per tutti allo stesso modo. Due persone si attraggono, si incontrano, si conoscono e si scelgono per percorrere un pezzettino della loro vita insieme (o tutta…chissà…)

Cambiano i tempi, i modi, le parole, i gesti, le mode. Ma l’essenza é molto simile per tutti. E’ in effetti il più grande clichè della storia, venduto ai profani come un pezzo d’arte rarissimo. Dall’esterno una coppia di innamorati sembrerà la solita coppia più o meno mielosa. Più o meno affiatata. Più o meno unita. Poco cambia. I protagonisti vivranno il “loro” momento con la piena consapevolezza di essere il risultato dell’amore più originale che esista. Ecco la forza della semplicità. Ed è solo questione di punti di vista.

Mi sembra di notare un comune denominatore a certe tematiche e certe riflessioni, piccoli e grandi dilemmi comuni alla maggior parte di noi, con le dovute sfumature, certamente, ma ognuno infine vive gli stessi dubbi sulla propia esistenza, su certe esperienze.
Quindi ciò che ci accomuna forse è proprio questo “tendere a…” nel quale tutti ci rivediamo.

Sarò la solita “inguaribile romantica” ma a volte penso davvero che l’unica cosa che conta nella vita sia l’amore che puoi dare a chi te lo chiede o anche a chi non te lo chiede affatto, che siano i figli o i nonni o la prima persona che incontri per strada.
Ed è pienezza e gioia impareggiabile.

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Accade, sovente, che durante la notte diventi tutto più chiaro, apparente controsenso…e nell’oscurità scompaia invece quel chiarore dove spesso le idee scelgono la notte per trovare il loro luogo.
Le mie, che spesso usavo la notte, e il sonno altrui, per scrivere indisturbata…musica in sottofondo, perché la potenziale fonte di disturbo aiutasse la concentrazione ed evitasse ai pensieri di volare indisturbati, e via per ore, finché gli occhi, verso l’alba, si chiudevano da soli.
Un sogno rivelatore, il soffio lieve sulle palpebre ad ispirare nuovi umori, sono tutti segni che la notte sceglie per indicare il cammino. Netto, preciso, segnato dal via vai di lucciole ad indicar la strada…peccato giunga poi il mattino, a confondere le idee.
La notte non ha misura e ne ha infinite…ed una insonne può sembrare senza fine, se trascorsa in solitudine a desiderare le braccia di Morfeo, ma se le braccia che ci circondano sono quelle può trascorrere in un soffio, in un battito di ciglia.
Giulietta non ode forse l’usignolo, al posto dell’allodola annunciatrice del mattino?

Le notti più lunghe della mia vita le ho trascorse sul mare d’estate, chiacchierate notturne sotto lo sguardo mite delle stelle, dove si sciolgono i dubbi…ed i vestiti, a volte. Nel buio, il rossore si nasconde, la luna “occhio vigile” sfuma lineamenti troppo duri e aggiunge fascino ad altri particolari. La notte dilata i tempi come per magia, rallenta e accelera col ritmo del respiro e del desiderio. A volte troppo corta, come una coperta che lascia i piedi al freddo, altre lunga di timori ed ansie, che nel buio si allargano come la tela di un pittore.
Tenera è la notte come un romanzo di Francis Scott Fitzgerald…un libro strano, di certo molto triste…come a volte la notte lo è. Salda, unisce, rompe gli indugi…si nutre di magia e magia diffonde nell’aria. Attenua i difetti. Muta l’oggetto dei nostri desideri nel desiderio stesso.

(Sonundrack: Patti Smith - Because the night)