Spesso ci si sforza di rendere originale ed eccezionale il sentimento più banale del mondo, l’amore. Quando invece funziona per tutti allo stesso modo. Due persone si attraggono, si incontrano, si conoscono e si scelgono per percorrere un pezzettino della loro vita insieme (o tutta…chissà…)
Cambiano i tempi, i modi, le parole, i gesti, le mode. Ma l’essenza é molto simile per tutti. E’ in effetti il più grande clichè della storia, venduto ai profani come un pezzo d’arte rarissimo. Dall’esterno una coppia di innamorati sembrerà la solita coppia più o meno mielosa. Più o meno affiatata. Più o meno unita. Poco cambia. I protagonisti vivranno il “loro” momento con la piena consapevolezza di essere il risultato dell’amore più originale che esista. Ecco la forza della semplicità. Ed è solo questione di punti di vista.
Mi sembra di notare un comune denominatore a certe tematiche e certe riflessioni, piccoli e grandi dilemmi comuni alla maggior parte di noi, con le dovute sfumature, certamente, ma ognuno infine vive gli stessi dubbi sulla propia esistenza, su certe esperienze.
Quindi ciò che ci accomuna forse è proprio questo “tendere a…” nel quale tutti ci rivediamo.Sarò la solita “inguaribile romantica” ma a volte penso davvero che l’unica cosa che conta nella vita sia l’amore che puoi dare a chi te lo chiede o anche a chi non te lo chiede affatto, che siano i figli o i nonni o la prima persona che incontri per strada.
Ed è pienezza e gioia impareggiabile.


25 comments
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Aprile 8, 2008 a 3:19 pm
donnaemadre
E’ proprio vero, i post più belli sono i più difficili da commentare: hai già detto tutto tu….
Aprile 8, 2008 a 3:28 pm
DG
“L’amore è come il caffè: all’ inizio bollente e amarognolo. Alla fine tiepido e dolce”
L’amore è semplicemente la capacità di saper dare ciò che vogliamo ricevere con naturalezza e senza sforzo.
Aprile 8, 2008 a 6:56 pm
arthur
Amore, si che è il sentimento più banale del mondo…ma è così difficile donarlo.
Tanti anni fa, ricordo che parlando con due amici molto intimi dicevo, riferendomi alla mia donna di allora, che facevo, facevo, facevo e, mi colpì la risposta del mio amico a tutta questa serie di facevo, facevo: nel momento in cui si dice che dai, vuol dire che non hai dato un bel niente. (…
Questa cosa, mi ha talmente scosso e fatto riflettere che, a distanza di anni, la ricordo ancora.
L’amore, che sia visto da dentro o da fuori, sarà il sentimento più semplice del mondo, nelle sue tematiche che, come una grande ruota, ritornano sempre allo stesso punto di partenza, ma ripeto, come è difficile donarlo.
Soprattutto, è difficile donarlo semplicemente per “donarlo”, senza compromessi o contropartite di sorta, con un po’ di dedizione e un pizzico di disponibilità e quel mettersi da parte che a volte diventa irrinunciabile.
Ma poi, quale amore? Per la persona che ti sta accanto, ed è una cosa, per i figli, ed è un’altra cosa, per i nonni, ed è un’altra cosa ancora, per la persona che incontri per strada, ancora, ancora un’altra cosa…
Senz’altro hai colto nel segno, le tue parole sono state nel leggerle, come una stella cometa, forse rischio di uscire dai (tuoi) binari, anzi senz’altro, ma ora mi domando quanto amore sono riuscito veramente a dare e… la risposta, non so perchè, diventa solo affermazione…
Quanto sono stato amato!
Aprile 8, 2008 a 8:03 pm
donnaemadre
Cos’è l’amore, ci ha chiesto Arthur. E io ho cercato dentro di me una risposta.
*** http://donnaemadre.wordpress.com/2007/11/30/cos%e2%80%99e-l%e2%80%99amore/ ***
Aprile 9, 2008 a 10:54 am
Elle
Sapevo già mentre scrivevo questo post ieri che sarei andata a toccare un argomento vasto e delicato e ringrazio quanti sinora hanno voluto seguirmi in questo mio maldestro tentativo.
Dare forma ai sentimenti non è mai facile, spiegarli a parole men che meno, ma ciò che mi premeva sottolineare non era tanto il cercare di dare una definizione al sentimento dell’amore…sono convinta che se intervistassi cento persone, ne verrebbero fuori cento versioni e visioni diverse.
Eppure tutti un po’ ci somigliamo quando scopriamo quella semplicità insita nell’amore. Semplicità intesa non come banalità, non come “cosa facile”, bensì semplicità come verità, come trasparenza, come esclusività di sentimento.
E tu Arthur non sei andato per niente fuori dai miei binari…parli di amore da donare…non puoi nemmeno immaginare quanto tu sia “dentro” a certi binari.
Proprio ieri parlando di questo post (e prima ancora di aver letto il tuo commento), mi sono ritrovata a confidare al mio interlocutore che quando sono nella condizione di non poter dare sto male, perchè so di non poter ricevere.
Perchè l’amore che ricevi non è altro che l’amore che dai…e ciò che dai è ciò che ricevi.
Aprile 9, 2008 a 12:03 pm
arthur
Forse questa volta non sono stato sufficientemente chiaro.
Non sono d’accordo, cara Elle, che l’amore che ricevi, non è altro che l’amore che dai.
E infatti, quella storiella che ho raccontato all’inizio del mio commento, quella del facevo, facevo, e la rispettiva risposta del mio amico, è sintomatica.
Personalmente non so se sono mai riuscito a dare veramente amore alle persone che mi stavano accanto, anche se sono certo di averci provato, ma di una cosa sono sicuro, di averne ricevuto tanto.
D’altra parte, l’amore si dà anche alle persone che non te lo chiedono, e l’esempio dei missionari, dei medici senza frontiera, di tutta quella gente che si dedica giornalmente per il bene del prossimo, è una riprova.
E quanti genitori provano amore per i propri figli e non sono ricambiati alla stessa maniera?
Io non credo nella nostra capacità di dare, coscienti di farlo e, non credo alla nostra capacità di ricevere, solo perchè abbiamo dato. Diventa tutto un “do ut des”, l’amore stesso si svilisce nella sua capacità di essere semplice e grandioso allo stesso tempo.
Preferisco concedermi il beneficio del dubbio, anche per non ripercorrere la strada della presunzione o, peggio ancora, del compiacimento.
In quel post che Diemme cita, c’è un mio commento che spiega ciò che penso dell’amore e comunque, ripeto, quel “facevo, facevo” di tanti anni fa, non mi appartiene più.
Però sono cosciente di tutto l’amore che ho ricevuto.
Aprile 9, 2008 a 12:10 pm
Elle
L’amore che ricevi è l’amore che dai, ma può essere letto anche al contrario ovvero l’amore che dai è l’amore che ricevi.
E’ una catena, Amore genera Amore, questo è il senso.
Posto che l’amore dovrebbe essere nella sua semplicità e nella sua grandezza anche gratuito e non un do ut des, non vedo dove sia il tuo dubbio Arthur, soprattutto se, come dici, hai la consapevolezza di averne ricevuto tanto.
Aprile 9, 2008 a 12:27 pm
arthur
E’ vero, l’amore genera amore o perlomeno dovrebbe essere così, ma sei davvero convinta che è sempre così?
Quante persone amano e non sono riamate…
Hai letto il post della nostra Diemmuccia? E’ molto interessante.
*** Ciao Gemellina! ***
Aprile 9, 2008 a 12:41 pm
Elle
Convinta che sia sempre così?
No, però ci credo, voglio crederci, altrimenti (…
Ho letto il post di cui parli è molto profondo, di quella profondità di cui lei è capace e mi arriva sempre dritta…dove so io!
Aprile 9, 2008 a 12:57 pm
donnaemadre
Diciamo che Amore genera Amore, ma non necessariamente nella persona che, “in primis”, riceve questo Amore.
Ma qui stiamo parlando di Amore in senso lato, o meglio, in senso sublimato. Le persone che amano (l’umanità), creano un’atmosfera migliore, in cui si è più ben disposti, chi ha ricevuto amore, è generalmente più disponibile nei confronti del prossimo, e chi invece non ne ha ricevuto, non si è sentito amato e protetto, è facilmente più aggressivo.
Chi si sente solo, sente di non poter contare su nessuno, ma sente pure di non dovere niente a nessuno. In questo senso sono d’accordo con Elle, l’amore che si dà al prossimo è amore che ritorna (magari da “altro” prossimo), e l’amore che il prossimo dà a noi, è amore che predispone l’animo al bene, e che quindi poi restituiamo.
Ma, con una chiave di lettura diversa, sono invece d’accordo con Arthur: l’amore che riceviamo non è quello che diamo, e quello che diamo non è quello che riceviamo: anzi, ti dirò, potrebbe addirittura non esserci nessuna relazione…
***
***
Aprile 9, 2008 a 1:21 pm
Elle
Grazie per tutte le precisazioni Diemme, come al solito precisa, non a caso…Treccanina
Nel mio discorso non pensavo all’Amore sublimato, essendo umana, amo da essere umano (con tutti i limiti e le contraddizioni possibili e immaginabili) non da divinità.
La “catena” di cui parlo è proprio quella dinamica che tu meglio descrivi “l’amore che si dà al prossimo è amore che ritorna”, torna anche sotto altre forme e non è lo stesso che abbiamo dato.
Non la vedo come una forma di ricompensa nè come un premio, ma solo come la naturale conseguenza di aver dato amore.
Aprile 9, 2008 a 1:46 pm
panirlipe
no è affatto semplice essere semplici…voglio dire che spesso riteniamo che mille attenzioni valorizzino l’amore che diamo agli altri. E continuiamo a dare, dare, dare credendo di voler più bene all’altro quando in realtà è solo un dare a sè stessi.
Io miro ad essere semplice, in tutto, come stile di vita. Nell’amore è più complicato.
Aprile 9, 2008 a 1:53 pm
Elle
Quello che esprimi tu Panir è un altro concetto ancora…parli della semplicità di gesti, semplicità d’animo, semplicità come modo di porsi e di vivere.
Forse è anche naturale dare per nutrire sè stessi, è il nutrimento dell’anima, quello che ti proviene dal dare.
In amore è più complicato è vero, tutto è più complicato quando ci si mette l’amore di mezzo, eppure tenerlo fuori dalla porta…sarebbe un grave danno.
Aprile 9, 2008 a 2:06 pm
Diemme
Sarebbe un grave danno, è vero, ma forse in certi momenti sarebbe un grave danno anche farlo entrare: per poter amare davvero bisogna prima stare bene con se stessi, altrimenti non è amore, è bisogno, è un piatire dall’altro una carezza, e un mettere un’arma nelle mani di un estraneo per poi dirgli “Non mi uccidere”, o forse più semplicemente mettere un oggetto prezioso in mano a un altro e dirgli: “Per favore, non rubare!”.
E’ brutto aver bisogno d’amore, è brutto averne bisogno in maniera patologica: è insano, è persino ingiusto nei confronti dell’altro, a cui si dà un carico che non è il suo. E allora, è meglio lasciarlo fuori della porta, verificare se il nostro conto in banca è abbastanza “polputo” da poter reggere l’eventuale furto, o indossare il giubetto antiproiettile, o una qualsiasi altra forma di protezione, perché almeno gli organi vitali siano protetti nel caso che quell’arma venga usata per ferirci.
*** Che grande verità hai detto, Pan: non è semplice essere semplici. Soprattutto in amore ***
Aprile 9, 2008 a 2:18 pm
Elle
Come darti torto cara Diemme, tu ora poni l’accento sul *rischio* di amare.
Per amare occorre rischiare, amare è un continuo mettersi in gioco, scardinare certezze per assumerne altre…
Aver “fame d’amore” in alcuni casi limite può essere anche patologico certo, ma voi pensate davvero che quando si ama ci si ponga di fronte a tutti questi interrogativi?
Forse tutte queste analisi tolgono all’amore un po’ di quella semplicità di cui parlo in questo post e personalmente io sono una che, in questi frangenti, ragiona poco e sente molto (forse difetto più che pregio…eppure non mi riesce diversamente).
Aprile 9, 2008 a 2:23 pm
Diemme
No, non ci si pongono tutti questi interrogativi: né quando si ama né, tantomeno, quando si ha fame d’amore.
Aprile 9, 2008 a 2:39 pm
arthur
Sono stato io la causa di tutto questo “pandemonio”?
Comunque, su quest’ ultima cosa, cara Elle, mi trovi d’accordo: per amare, bisogna rischiare.
Come d’altronde mi trovi d’accordo sul sentire, piuttosto che sul pensare.
Qui mi sembra che un po’ tutti, quelli che perlomeno si stanno confrontando sulla parola amore, aldilà delle analisi fatte, vivono sul filo delle emozioni e quindi, vogliamo continuare a viverle?
Quello che più mi piace di questa allegra combriccola, è proprio questo, cioè che gira e rigira, ‘ste benedette emozioni spuntano sempre fuori. Cosa volere di più!
…
Aprile 9, 2008 a 2:46 pm
donnaemadre
Bisogna rischiare, sì, ma non si può stare in guerra tutta la vita. L’amore ci deve dare emozioni sì, ma alla fine ci deve dare anche tranquillità, sicurezza. Non fraintendetemi, non sto parlando in senso “ragionieristico”: sto soltanto dicendo che la cosa più bella della persona amata è che sai (pensi) di poterti fidare, che ti senti protetto/curato, in un porto sicuro, sostenuto, capito.
La voglia di essere uno solo, che poi si concretizza nell’unione fisica, parte prima di tutto dall’anima, dal cuore, dalle viscere. Ed è lì che diventa estasi.
Aprile 9, 2008 a 2:49 pm
Elle
Eh già caro Arthur… quel famoso “tendere a…” di cui parlo nel post altro non è che quel “vivere sul filo delle emozioni” di cui parli tu ora.
Ci accomuna un po’ tutti quell’”emozione”, c’è chi la sente in modo più accentuato, chi meno, chi non la riconosce ma la prova lo stesso, chi sente il bisogno di provarla e la cerca sempre, chi ne viene sorpreso e travolto suo malgrado…
Ci sono cose che più che pensate vanno vissute, meritano di esserlo.
Aprile 9, 2008 a 3:00 pm
arthur
*** DM, intendi quel bisogno di farsi piccoli, piccoli per entrare dentro l’altro? ***
Aprile 9, 2008 a 3:03 pm
donnaemadre
Eh già, proprio lui…
Aprile 9, 2008 a 3:06 pm
Elle
@Diemme il porto sicuro di cui parli tu non è mica opposto all’emozione.
L’uno non esclude l’altra, l’uno non è contrapposto all’altra, si può vivere una grande emozione anche in un porto sicuro.
Vivere sul filo delle emozioni, vivere di pancia, sentire piuttosto che ragionare, rischiare ecc. ecc. non significa vivere sulle nuvole, non vuol dire incoscienza o buttarsi alla cieca, se è passato questo messaggio, no, non volevo dire questo.
Volevo dire che personalmente (poi ognuno è storia a sè) amo l’emozione che mi dà l’affrontare le montagne russe ed anche se so che avrò le vertigini per ore poi, non mi precludo la gioia di salirci.
Fuori dalla metafora: per amore ho rischiato ed ho amato, ho ricevuto amore non so in che misura, se pari, superiore o inferiore a quanto io ne abbia dato, non l’ho mai misurato, e che malgrado le ferite ed i lividi, rifarei lo stesso percorso a ritroso, con la stessa “semplicità”.
Aprile 9, 2008 a 3:16 pm
donnaemadre
Sul fatto delle emozioni siamo perfettamente d’accordo, quello di cui parlavo io era questa sopravvalutata propensione per il rischio: ti ricordi la frase di Stendhal che citò Ema sul suo blog “L’amore è un bellissimo fiore, ma bisogna avere il coraggio di coglierlo sull’orlo di un precipizio.”
Io sono d’accordo, cioè, rettificherei: “bisogna avere il coraggio di coglierlo ANCHE se è sull’orlo di un precipizio”. Fatto sta che uno lo coglie, se lo porta a casa e se lo mette in un bel vaso, non passa la vita sull’orlo del precipizio. E poi, quel bellissimo fiore, potrebbe trovarsi anche in pianura, o sul terrazzino della nostra casa: e se si trova lì, non dobbiamo considerarlo meno prezioso, ma dobbiamo semplicemente considerarci fortunati per l’opportunità ricevuta.
*** Spero di essermi spiegata… io mi sono capita! ***
Aprile 9, 2008 a 3:31 pm
panirlipe
io sottolineavo (purtroppo rapidamente) quanto a volte dietro al troppo amore che si dà ad una persona si nasconda una forma di egoismo, un appagare sè stessi. Il bisogno di dare senso alla propria vita.
L’amore non è sempre disinteressato. Quello semplice sì, lo è.
ecco, mi chiamano e devo scappare…
Aprile 9, 2008 a 7:55 pm
Elle
@Diemme ti sei spiegata, certo. Ricordo quel post di Emaki e sono d’accordo con te, sull’orlo del precipizio non ci si può stare una vita, se quell’orlo del precipizio rappresenta il rischio, l’incertezza, la possibilità.
@Pan, hai ragione, probabilmente nell’altra faccia dell’amore c’è anche egoismo, dopo tutto quando si ama intensamente si vorrebbe tutto dell’altro, impadronirsi persino del pensiero dell’altro, catturarne ogni attenzione, ogni gesto, ogni respiro.
Un forma d’amore possessivo questo, che poi diventa anche asfissiante fino a morire del suo stesso vivere…i risvolti possono essere molteplici, il discorso è davvero infinito…