Il giardino segreto è indispensabile.

Non potrei rinunciare alla mia zona di inviolabilità, non vorrei per nulla al mondo.

C’è un libro meraviglioso, “Le braci” di Sandor Marai, nel quale la protagonista femminile per dedizione e amore assoluti tiene un diario (il taccuino giallo) in cui riporre i suoi intimi pensieri, cui il marito ha libero accesso. Anzi, è propriamente voluto: lei desidera condividere tutta la sua intimità e, forse così, impedirsi di “distrarsi” da lui. L’epilogo è tragico, è impressionante che il taccuino venga bruciato, alla fine. Quel velluto giallo che diventa cenere. Senza che abbia svelato tutti i segreti che gli erano stati amorevolmente confidati e che esso conteneva.
Perché ormai non ce n’era più bisogno. E quando si tratterà di custodire un “vero segreto” il taccuino non verrà più compilato…

C’è sempre una parte di noi che resta e deve restare intoccabile.
Credo molto nel rispetto dello spazio personale.
La discrezione è fondamentale. Non mi piacerebbe che si entrasse da elefante in tutti gli angoli della mia vita. Ci vuole delicatezza, una carezza potrebbe essere troppo ed una corsa a perdifiato poco…ci vuole misura, ricerca, dedizione…

E noi, quanto vogliamo noi entrare nel giardino segreto dell’altro? non sempre, perché spesso entrare significa offrire qualcosa che fino a quel momento non abbiamo voluto…o non potevamo offrire.