Once upon a time I was falling in loveBut now I’m only falling apart
There’s nothing I can do
A total eclipse of the heart
Once upon a time there was light in my life
But now there’s only love in the dark
Nothing I can say
A total eclipse of the heart (Total Eclipse of the heart - Bonnie Tyler)
Chiudere il cuore verso qualcuno che ha acceso il nostro essere, è sempre doloroso e difficile.
Anche io mi sono incamminata in questi ultimi anni verso la ”terra di nessuno”, la terra del non ricordo ed ho tentato di fare il mio percorso, quasi disperatamente.
E la disperazione è quella che si sente quando ci si trova nel sentiero obbligato di dover andare avanti per forza, quando invece si ha una voglia pazza di poter cambiare qualcosa.
Riprendere il momento perfetto che per nostra (?) ignoranza o semplice distrazione abbiamo lasciato sfuggire.
Questa è la spinta delle emozioni che ci travolgono, come un torrente in piena e non ci lasciano aria nè spazio per respirare davvero.
Ma non è la realtà.
La realtà spesso la si scopre più tardi, molto più tardi, quando si riacquista, almeno per un momento, uno sguardo diverso.
E caso mai, abituati alla solitudine e alla profonda mancanza che ci avvolge, si comincia a pensare che si sta bene, molto bene, anche così…con un’eclissi di cuore.
Questo è sempre l’inizio di una nuova strada…abbiamo perso con fatica la pelle e stiamo diventando nuove, ancora una volta, davvero.

41 comments
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Aprile 24, 2008 a 10:20 am
donnaemadre
Cara Elle, la vita è un ciclo… hai ragione tu, ogni tanto cambiamo pelle, e diventiamo nuovi.
*** Ma sempre noi, con un nuovo amore da dare ***
Aprile 24, 2008 a 2:42 pm
Elle
Diemme cara, i tuoi commenti arrivano sempre per primi…mi piacciono queste tue corse in picchiata sui miei post.
Una corsa all’impazzata, quasi in volata a cogliere sempre il “cuore” di ciò che provo ad esprimere…
Aprile 24, 2008 a 2:57 pm
donnaemadre
Sennò gli amici che ci stanno a fare? Eppure se non fossi mia amica, per te stessa comunque ti leggerei…
Posso dedicarti questa poesia di Camillo Sbarbaro, anche se è dedicata al padre, possiamo sempre adattarla per te, non ti pare?
A mio padre
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
Camillo Sbarbaro
Aprile 24, 2008 a 3:03 pm
Elle
Molto bella, grazie cara!
Faccio fatica a leggerla in un contesto che non sia quello del “padre”, riadattarla su di me?…mi sembrerebbe quasi di sciuparla…
Ma il pensiero è bellissimo e “se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei” mi ha commosso.
Aprile 24, 2008 a 5:38 pm
arthur
Mancavo io per caso?
La terra di nessuno, la terra del non ricordo…mi piace questa descrizione, mi sembra di capire, di quel limbo in cui ci si adagia, nel momento in cui non si trova un motivo valido per cambiare, per trovare altrove ciò che si è perso. E la disperazione per questo sentiero obbligato, ci riporta comunque, prima o poi, a intravedere qualcosa di diverso, magari in quello che c’è già.
E nel diverso, non so se si diventa nuovi o piuttosto si cambia pelle, ma sempre sulla pelle vecchia.
E non so neanche se il nuovo amore da dare sia diverso da quello che si era dato.
Io so che, quando l’inizio di una nuova strada incomincia a far capolino, quelli che eravamo, lo siamo ancora, con le stesse emozioni, magari con qualche certezza ritrovata, ma fondamentalmente uguali.
E’ quel “noi” che nasce, è come se risorgesse da una lunga apatia, che si contrappone solo perchè più fresco, bisognoso di energia che stimoli la voglia di ricominciare.
E allora da quell’eclisse, ritorna a spuntar fuori il sole.
Aprile 24, 2008 a 10:08 pm
panirlipe
Hai abbandonato il B/N? Cominci a rivedere a colori?
“La realtà spesso la si scopre più tardi, molto più tardi, quando si riacquista, almeno per un momento, uno sguardo diverso.”
Bisognerebbe guardare sempre con uno sguardo diverso, non solo quando è tardi. In questo modo si evita qualche errore di troppo. Peccato che sia un esercizio difficile, molto difficile.
Aprile 25, 2008 a 5:47 am
donnaemadre
Se si guardasse sempre con uno sguardo diverso, alla fine sarebbe sempre lo stesso sguardo.
Bisogna conoscere la malattia, per sapere cos’è la salute. Conoscere il rigore dell’inverno, per non dare per scontata l’estate.
Probabilmente è vero che nella vita ci sono pochi giorni importanti, e tutto il resto è zavorra.
*** Ma senza quella zavorra non sapremmo riconoscere quei giorni importanti ***
Aprile 25, 2008 a 12:08 pm
panirlipe
uhm…non sono molto d’accordo. Si tratta di sensibilità. C’è chi è in grado di sapere e apprezzare la salute anche se non si è mai ammalato. E chi è capace di conoscere la malattia stando bene.
Lo sguardo non è mai lo stesso, dipende dal momento, dalla situazione. Io aspiro ad essere capace di togliermi gli occhi, metterli sulla mano e guardarmi come se fosse un altro a farlo.
Poi, sì, capisco cosa vuol dire DM. Se tutti i giorni, se tutta la vita fosse sempre uguale, piatta com un’aola…sarebbe solo zavorra.
Aprile 25, 2008 a 12:23 pm
Elle
Carissimi miei fedeli lettori ed amici, ho letto con interesse ed attenzione i vostri commenti, mi sono presa un po’ di tempo prima di rispondere, ci ho pensato un po’ su prima…proprio perchè ognuno di voi con la vostra personale visione delle cose, più o meno lontana o più o meno vicina alla mia, contribuisce sempre e comunque ad aprire in me nuovi orizzonti ed ho cercato di assimilare il più possibile…
La realtà è fatta di tanti sbagli, di desideri non esauditi, di desideri emotivi che ci scombussolano l’anima. Vivo in questa “tempesta emotiva” più o meno da sempre, ora senza sapere nemmeno io cosa mi aspetto dallo stato dinamico delle sensazioni.
Nell’insicurezza traspare tutta la mia fragilità, quella che ci (mi) ha fatto prendere degli abbagli tremendi, ma anche quelli in qualche modo sono serviti…non senza lasciare traccie e ferite profonde.
L’eclissi di cuore però è anche feconda. Macera, trita, uccide, crea e trasforma un’anima, ridandogli l’innocenza persa. Il dolore è costruttivo. Ridà noi stessi a noi stessi. Ostacolarla sarebbe un errore, perchè ogni dolore non risolto, ma accantonato, ritorna forte più di prima.
@Arthur: …sì, mancavi…
@Pan: il bianco e nero resta il mio preferito se parliamo di fotografia, ma nella vita mi piace vedere a colori…
@Diemme: le zavorre…spesso ne sento tutto il peso, altre volte penso che anche quelle servono a dare un senso, a tenerci con i piedi per terra.
Aprile 25, 2008 a 6:24 pm
4ever4me
mia adorata Elle, leggo questo tuo post intravedendo una nuova consapevolezza nelle parole, qualcosa che mai prima di adesso ti avevo sentito pronunciare, non con serenità perlomeno…
magari è solo la mia prospettiva nell’interpretarle così, magari la tua realtà è totalmente diversa da quella che per un attimo ho intravisto io, ma se così fosse, se la serenità (seppur temporanea) fosse entrata per qualche istante dentro te, tienila ben stretta a te e fa che certi ricordi trovino il loro posto tranquillo, custoditi dove non posson più far male…
il tuo fuoco, comunque, non smetterà mai di ardere.
perchè sei viva…4ever…
p.s.-è riapparso Ze’…un’emozione guarda…ti bacio, tesoro, a presto!
Aprile 26, 2008 a 8:27 am
Elle
Cherie, la consapevolezza è frutto del suo tempo…ma non è ancora serenità, quello è un approdo difficile per me, lo sai.
Tuttavia c’è uno sguardo diverso, a tratti più distaccato, con meno pathos, questo sì…
Come faccio a guardare? sei ancora blindata…
Aprile 26, 2008 a 11:31 am
4ever4me
è già qualcosa questo, i traguardi si raggiungono piano piano, step by step…
sono ancora blindata, si, mio malgrado…adesso entra solo chi dico io (qualche vecchio amico non ha il piacere senza il mio permesso ;)…a buon intenditore…a te le mie porte le spalanco volentieri, ma sai che devi avere un account lì :(((…). altrimenti ci continuiamo a sentire qua
ti abbraccio forte!
Aprile 26, 2008 a 12:02 pm
nunzy conti
A maggior ragione mi ripeto…
LE TUE PAROLE SONO CAREZZE AL CUORE
Volevo dedicarti una poesia di ALDA MERINI
a cui sono particolarmente legata
Io Non ho Bisogno di Denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
NUNZY,UN VIANDANTE DEL CASO
Aprile 26, 2008 a 1:27 pm
Elle
Grazie Nunzy…è una poesia molto cara anche a me…una delle prime che ho voluto mettere qui, all’epoca dell’apertura di questo mio blog…
http://2elle.wordpress.com/2007/08/27/46/
Aprile 26, 2008 a 3:11 pm
Fak
Ciao, veramente bello il tuo blog, sul serio, ma soprattutto sublimi le tue immagini..bye
Aprile 26, 2008 a 6:26 pm
Elle
Grazie Fak, alle immagini ci tengo, presto molta cura nello sceglierle, devono rappresentare in qualche modo ciò che dico e ciò che sento…non mi accontento della prima cosa che trovo, le immagini che scelgo devono “comunicare”, al pari della parola scritta.
Aprile 29, 2008 a 9:36 am
DG
Cara Elle,
cerco e ricerco le parole più semplici per commentare un concentrato di sentimenti ed emozioni che come al tuo solito riesci a rendere dallo stato gassoso a quello liquido. Inevitabile aprire il tuo blog e respirare un po’ le tue parole. Quindi levo la mascherina e cerco di abbozzare un qualcosa che possa quanto meno essere sensato.
Tra eclissi di cuore e terra di nessuno io ti dico solo una cosa: la vita è una sola. La strada è una sola. I percorsi però spesso diversi. E se è vero che la vita è una lunga strada è anche vero che questa strada è come una maratona dove non è il più veloce che vince ma il più resistente. Colui che tiene il ritmo per più tempo. Colui che resiste alle asperità del terreno su cui corre. E quando corriamo in compagnia accade spesso che non viene tenuto il nostro passo. Tocca girare la testa e cercare chi sta dietro. Rallentiamo, battiamo il passo per non raffreddarci. Sistemiamo lo zaino che abbiamo raccolto per strada: motivo di gioia e di responsabilità. Continuiamo il nostro percorso cercando il motivo per cui continuare. Ma in solitudine a volte perché non c’è cosa peggiore che partire in due e trovarsi spesso soli. E’ in questi casi che le soste di ristoro le affrontiamo da soli e ci facciamo problemi se fermarci per bere. Come se stessimo barando nella vita prendendo ciò che non abbiamo diritto di concederci.
In questo percorso ci affatichiamo e sentiamo dolore. Sono i crampi della vita. Quelle cose che ci accadono e che ci demotivano. Le aspettazioni differite che sovente ci levano la gioia di percorrere una strada. A volte quella scelta, a volte quella imposta. E tu allopra, zaino in spalla, puoi solo decidere se continuare a percorrere una strada da sola oppure fermarti un momento e cedere al riposo. Inginocchiarti e stendere la cartina della vita, tirare fuori la bussola delle giustificazioni e cercare un nuovo orientamento. Il percorso è arduo, la strada spesso sconnessa e puoi solo fare affidamento sulle tue capacità motorie per poter affrontare nuove esperienze e cambiare questo percorso.
Non c’è eclissi di cuore che possa impedire una pausa di ristoro. Un nuovo carico di motivazioni, un po’ di acqua fresca che possa alleviare la fatica. E se è una “terra di nessuno” il tuo percorso fa che che diventi la tua terra conquistando ogni metro e deponendo i dubbi e le false speranze. Lo zaino c’è. E’ il tuo. Tu lo sostieni. E’ uno zaino gioioso. Il tuo carico di responsabilità e soddisfazioni. E sei felice di averlo con te. Li dentro trovi ogni obiettivo e ogni incoraggiamento. Come sprone alla corsa hai la voglia di giungere al termine del percorso con la soddisfazione di esserci riuscita da sola anche se durante il percorso qualcuno ha fatto qualche chilometro in tua compagnia. Anche se durante questi chilometri ti ha sorretto per un braccio e in alcuni casi ti ha caricato sulle spalle.
Spesso la realtà non è quella che viviamo. Non è il percorso che stiamo calcando. E ce ne accorgiamo quando è il fiato che viene a mancare. Quando corriamo con la testa altrove e non siamo attenti ai passi ma trasciniamo le gambe e ci illudiamo che il paesaggio che ci circonda sia ciò che appartiene alla nostra vita. E spesso siamo solo vittime di un miraggio dovuto a ciò che è imposto dalle situazioni dove dobbiamo vedere per forza le cose in un dato modo.
Io mi sono fermato. Ho steso la cartina, ho usato la bussola, ho cambiato le scarpe, ho bevuto, ho preso lo zaino, ho percorso con altri un po’ di strada e ho ripreso a correre.
Quindi ti dico CORRI.. Corri Elle….corri..
Aprile 29, 2008 a 11:17 am
donnaemadre
Grazie DG, per questa bella metafora: penso che sia inevitabile per tutti noi rispecchiarcisi, e capire un po’ di più del senso della nostra vita. Solo che, come hai detto tu, la vita è una maratona, non una corsa. E io non ho più nessuna voglia di correre.
*** Di camminare godendomi il paesaggio, sì ***
Aprile 29, 2008 a 11:50 am
Elle
@DG: corro, certo che corro…ci sono momenti in cui penso di non aver fatto altro in 35 anni di vita.
L’immobilismo, quello di pensiero soprattutto, non mi piace, non mi appartiene, è tutto un divenire…e penso che, nonostante a volte si fatichi a stare al passo con certi ritmi di vita, comunque valga la pena provarci.
La metafora del maratoneta mi si addice molto, io stessa mi rivedo in questa figura, non sono una dai grandi scatti in velocità…la mia vera forza, la si scopre in allungo…per chi ha la pazienza di starmi dietro…
Non sono ancora arrivata alla mia fermata, forse la tappa non è ancora raggiunta, devo correre ancora un po’…tuttavia so che posso contare su una cartina da consultare, bussola per orizzontarmii, scarpe, acqua e zaino…il mio prezioso zaino gioioso.
Aprile 29, 2008 a 12:45 pm
arthur
Uno zaino pieno zeppo di…
La cosa strana e che, tutte le volte che svuotavo il mio zaino, dopo neanche un attimo, lo ritrovavo ancora pieno, praticamente senza fondo…pensate sia grave?
E’ vero DG, hai fatto una bella metafora, che poi se ci fermiano a pensare per un attimo, forse metafora non lo è poi tanto.
Aprile 29, 2008 a 11:23 pm
Fabioletterario
Concordo sul fatto che la vita sia un ciclo. Speriamo che, per tutti, i cicli della vita sianno allora sempre positivi,,,
Aprile 30, 2008 a 5:36 am
donnaemadre
Positivi per l’esperienza e la crescita che comportano. Ma il dolore, ahimé, fa parte della vita, e temo che, più o meno gestibile, faccia parte di ogni ciclo…
Aprile 30, 2008 a 8:03 am
panirlipe
in fin dei conti la vita è sempre una tragedia, piccola o grande. E tutti siamo eroi.
Aprile 30, 2008 a 9:39 am
donnaemadre
A Pan, pensavo che fossi un po’ cambiato!!! Ma che tragedia, ma che eroi!
La vita è bella, e la maggior parte dell’umanità è costituita da una manica di vigliacchi!
Aprile 30, 2008 a 9:51 am
panirlipe
certo, la vita è bella. Io con “tragedia” intendevo dire che la vita è una rappresentazione, uno spettacolo. Può essere bella, appassionante, triste, avere mille sfacettature ma vale sempre la pena che sia vissuta.
Comunque, io preferisco gli antieroi
Aprile 30, 2008 a 9:56 am
donnaemadre
E chi sono gli antieroi?
Aprile 30, 2008 a 10:08 am
Elle
Gli antieroi sono quelli che restano defilati, quelli che difficilmente ottengono un primo piano o le luci della ribalta, quelli che sembrano personaggi secondari, ma che invece sono fondamentali…(ho interpretato bene Pan?)
La vita come palcoscenico, come rappresentazione…conosco una persona che la pensa così…chissà se oggi ha cambiato idea, però!
Personalmente non approvo tanto questo concetto, penso che non ci siano eroi o antieroi, ma solo anime “imperfette” incastrate in un corpo, persone che compiono un cammino terreno incrociando, più o meno casualmente, il proprio sentiero con quello altrui.
Troppo zen?
Aprile 30, 2008 a 10:22 am
donnaemadre
Quello non sono antieroi, sono “gli eroi di ogni giorno”: le mamme che saltano i pasti per dar da mangiare i figli, i padri che con le scarpe logore fanno ore e ore di straordinario, fino a farsi bruciare gli occhi per farli studiare, i ragazzi che a scuola, in questo mondo in disfacimento, riescono ad andare controcorrente, quelli che si mettono istintivamente dalla parte del più debole, quelli che rinunciano a una promozione per far spazio a un collega, quelli che… insomma, ci siamo capiti.
E stavolta anche con te, cara Elle, devo dissentire: siamo anime perfette con a disposizione un corpo forse imperfetto, ma che ci serve anche per essere vicini all’altro, per abbracciarlo, dargli calore…. come faremmo a fare una carezza senza il corpo?
E come faremmo, senza il corpo, a cantare, a dipingere, persino a cucinare la pietanza prelibata ai nostri cari…
*** Ho l’impressione che ci consideriamo tutti troppo poco… ***
Aprile 30, 2008 a 10:32 am
panirlipe
si elle, hai interpretato bene. E questi antieroi sono gli stessi di cui parla DM
Aprile 30, 2008 a 10:32 am
Elle
Non so cara Diemme se poi siamo così lontane come pensiero…”gli eroi di ogni giorno” come li chiami tu, sono antieroi se li guardi con gli occhi del “protagonista”…dipende tutto dallo sguardo con cui si vedono le cose.
Per come la vedo io la perfezione non è di questo mondo ed è per questo che non riesco a considerare, nè la mia nè quella altrui, un’anima perfetta in un corpo imperfetto.
Che poi ci si possa e si debba lavorare per migliorarsi per aspirare alla perfezione (qualora la si creda raggiungibile) questo è un altro discorso.
E non nego affatto l’importanza del corpo, come hai giustamente osservato tu, non potremmo esprimere ed esprimerci senza l’ausilio del corpo…
Aprile 30, 2008 a 3:42 pm
fabioletterario
Vero per il dolore, ma se non soffrissimo, non impararemmo mai… No?
Maggio 1, 2008 a 9:56 am
Elle
Occorre saper accettare il dolore, accoglierlo senza scacciarlo, non per crogiolarcisi ma per conoscerlo, affrontarlo, elaborarlo e quindi superarlo…quando è possibile.
Il dolore insegna, sì…tutto ciò che fa soffrire, in fin dei conti, poi, fortifica.
Maggio 1, 2008 a 3:22 pm
donnaemadre
Non ne sono sicura, cara Elle. A me il dolore lascia addosso tanta paura… e la coscienza forse di essere forte, ma non più forte di prima. Forse più corazzata. Più schermata. Più arroccata.
*** Ma siamo sicuri che tutto questo sia un bene? ***
Maggio 2, 2008 a 8:55 am
Elle
No, non ne sono affatto sicura, di certezze ne ho proprio poche in questo momento…
Tuttavia riconosco che il dolore è una componente della vita e come tale non la disconosco, anzi, ho imparato ad accoglierla anzichè scacciarla.
Sulle corazze e le armature che il dolore genera poi, di conseguenza…è vero. Ma ci si può liberare anche di quelle, piano, piano…
Maggio 2, 2008 a 10:31 am
Elle
DG ha ampliato il suo commento a questo mio post nel suo blog.
Corri.
Da leggere, come tutto il suo blog.
Maggio 2, 2008 a 10:32 am
DG
@fabioletterario; donnaemadre; Elle
Rispolvero un vecchio post e ve lo riporto. Sulla sofferenza sparai certe cretinate che facevano luce. Però alla fine era quello che penso al riguardo (datemi tempo)
Maggio 2, 2008 a 11:13 am
donnaemadre
DG, ho letto il tuo post (e ho visto che mi hai messo tra i link… grazie grazie grazie!), ma il server mi blocca le risposte: appena posso, mi collego da casa.
Volevo scrivere questo, anche se è qualcosa che sicuramente tutti conoscete:
“Ogni giorno nella Savana, quando sorge il sole, una gazzella sa che per non venir mangiata dovrà correre più veloce del leone. Ogni giorno nella Savana, quando sorge il sole, un leone sa che per mangiare dovrà correre più veloce della gazzella. Quando sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, comincia a correre!”
Appena ci riesco lo riporto anche da te!
Maggio 2, 2008 a 1:13 pm
Elle
@Diemme: non credo sia un problema del server che ti blocca le risposte…
Sai, io sono mesi che cerco inutilmente di inserire sul blog di DG miei commenti ma non ci riesco, ho provato a registrarmi diverse volte, ma niente da fare e nè lui nè io siamo riusciti a capire perchè
Penso che non sia un problema solo nostro, quello di DG un bel blog ma purtroppo, pochissimo commentato, temo proprio a causa di questi problemi tecnici, ed è un vero peccato!
Maggio 2, 2008 a 2:20 pm
donnaemadre
Potrebbe sempre spostarsi sulla nostra piattaforma! Come ho detto ad Arthur, noi sappiamo i nostri di problemi, ma non mi risulta che gli altri siano immuni, anzi! E poi, la persona che mi ha fatto il blog è uno che l’ambiente lo conosce assai e quindi, se ha scelto questa piattaforma, evidentemente qualche garanzia in più delle altre la dà.
Ma a proposito, tu ancora con il post in sospeso perché non riesci a inserire l’immagine? Non è che per caso è un .bmp?
Maggio 2, 2008 a 3:20 pm
Elle
Ma DG è già su wordpress!
Oneloveonelife è nato come blog, per poi diventare sito, per poi ridiventare blog, solo la url è rimasta da sito (DG, correggimi se sbaglio) e tutto su wordpress.
Io il mio blog l’ho realizzato da sola e all’inizio mi sembrava un po’ complicata la piattaforma di wordpress, ma devo dire che poi è solo questione di prenderci mano, è tutto molto intuitivo, contrariamente ad altre realtà e, malfunzionamenti degli ultimi tempi a parte, mi sembra una tra le più affidabili.
La questione della foto poi l’ho risolta, non è una bmp è jpg, solo che quel giorno non ne voleva sapere, ho riprovato il giorno successivo e sono riuscita ad inserirla. Ma ora è lo scritto che non mi soddisfa, ci vorrei lavorare ancora un po’ prima di pubblicarlo, anche se le cose troppo meditate poi finisco per scartarle, non mi piace pensarli troppo i miei post, magari lo lascio così com’è…o forse no, non lo so…insomma…ufff, ok lo lascio.
Maggio 3, 2008 a 1:49 pm
mario
Che tempesta ormonale e di sentimenti. Decisamente bello.
Nel tuo caso come consimili è un pò come essere stati calati o essersi calati in una camera buia. Gli occhi faticano a vedere in quella oscurità,ma adagio adagio qualcosa si scorge e la buona volontà a poco a poco ricostruisce ciò che l’oscurità a tutti i costi vuole nascondere. E’ molto impegnativo ma può fare scoprire nuovi orizzonti,mai pensati,ignorati. Una nuova percezione,sensibilità.
Per quanto riguarda la poesia,beh devo proprio dirlo:quando questi maschietti diventano PADRI,le relative pulzelle si stracciano l’anima. :))))))