You are currently browsing the monthly archive for Maggio 2008.
Nel mio modesto peregrinare in rete mi è capitato, sovente, di leggiucchiare qua e là articoli e commenti di altri blog, intanto per vedere gli argomenti trattati ma ciò che ha catturato maggiormente la mia attenzione è lo stile, che per me forse è più importante degli argomenti, a volte.
Ora, sugli argomenti non ho nulla da dire, nel senso che siamo in democrazia e tutti scrivono quel che più gli aggrada.
Tuttavia mi stupisco sempre del *modo*, in cui viene proposto lo scritto.
Credo che si possa parlare di tutto…sciocchezze, massimi sistemi, volgarità, attualità, restando comunque nel rispetto delle regole del bon ton stilistico.
Non c’è niente di peggio per uno scrittore, (ma anche per un misero lettore, eh…) del vedere come manchi una certa grazia lessicale qua e là nelle discussioni.
Non è la stessa cosa raccontare, che so io, di una serataccia brava con autentica perizia letteraria e stile (inteso nel senso di ’forma italiana’), e raccontarne ricorrendo ad un linguaggio triviale e raccapricciante o, peggio ancora, banalotto, al punto da suscitare un somatico quanto comprensibile sbadiglio in chi legge.
Mi chiedo perchè non si usi una certa cortesia nei confronti della lingua italiana, non tanto delle persone o degli argomenti, quanto proprio nel “sorvegliare” il linguaggio.
Ora, lungi da me il voler fare una polemica sullo stile, nè lode o propaganda allo sfoggio di paroloni ricercati, mi riferisco piuttosto alla “ricerca della parola” che non è solo un bel parlare, ma molto di più…è uno scavare a fondo del concetto, ancor più viscerale, è un modo per trovare il sè.
E allora ecco che si può ricoprire di insulti anche usando un certo aplomb.
O si può parlare di malesseri fisiologici anche con una certa perizia.
Si può, insomma, dimostrare che il linguaggio è veramente, veramente il più alto parametro di civiltà.
Al punto tale che, se ben usato, può far sembrare civile anche un qualsiasi argomento triviale e incivile.
Servitevene bene, quindi, che la parola colpisce meglio di qualunque spada.
(Foto by Fémininité - In my heart - The world of Elle)
Esso attiene al Cuore, al Cuore di ciascuno di noi.
Io vivo di emozioni, di sensazioni, di “momenti”, di “scosse”, di “riposi”, di quei respiri appunto che ad alcuni fanno sorridere ma di cui forse nemmeno loro sono consapevoli, eppure ne hanno bisogno come l’aria…per andare avanti…per continuare a vivere.
Taluni hanno il coraggio di ammetterlo, anche solo nel silenzio interiore, altri lo gridano tra le righe, magari senza volerlo, senza nemmeno rendersene conto.
I respiri del Cuore sono i battiti per una persona, non quelli fisiologici, ma quelli talvolta aritmici, talaltra a percussione irrefrenabile, talvolta ancora ritmati in simbiosi ad una melodia serena e rilassante come il mare quando è liscio come l’olio.
Ci si aggrappa ad essi proprio nei momenti in cui più mancano, nei quali il Cuore sente l’astinenza di quelle coccole, di quelle carezze che si ricordano per sempre, perchè il Cuore non dimentica.
Lo ripeto: per me ciò che conta nella vita è amare e sentirsi amati.
E distinguo dall’ “essere amati”, perchè possiamo essere amati ma non percepirlo nè tanto meno ricambiarlo, mentre la completezza della donazione reciproca dell’amore è essere consapevoli nel donarlo e nel riceverlo, sentendolo pervadere in ogni più piccolo angolo del nostro Cuore.
Parole melense?
Romanticismo d’altri tempi?
Chi prova queste sensazioni, chi “respira” quei momenti…non deride, nè può farne a meno. E’ come una droga, e il pensiero va sempre lì…alla fonte di quei “respiri”.
(Soundtrack: Fragile – Sting)
Lettere d’amore…ormai queste “sconosciute”, eppure una lettera d’amore riesce sempre a scaldare il cuore e a donare un’emozione anche quando questa è ormai assopita, ogni qualvolta si apre quel cofanetto e si riassapora un ricordo lontano, magari ancora vivo ed intenso.
Una mail, un sms…non credo possano rievocare tali emozioni…ricordo un’ultima lettera d’amore in cui riaffiora nella mente una sua ultima frase…
Chi di voi custodisce ancora queste “sconosciute” e riesce ancora a parlare d’amore o di emozioni attraverso una lettera?
Credo che la lettera d’amore sia stata una delle prime cose che ho scritto…quelle con l’uso della carta e dell’inchiostro per intenderci e non digitando su una tastiera.
Adesso tutto è più veloce, più immediato, più rintracciabile…ma anche tremendamente freddo e sterile a volte…penso a quelle abbreviazioni da sms o da chat che spesso si usano…la K al posto della C oppure tvb al posto di ti voglio bene. Gli sms e affini sono asettici, asfittici, afasici…la morte del romanticismo.
No! per me le parole sono importanti tanto quelle pronunciate che quelle scritte…che siano d’amore o di qualsiasi altro sentimento…le parole io le scelgo, le assaporo, mi piace sceglierne e ascoltarne il suono…il suono di una S prolungata e sibilata…mmmmh che poesia! La parola è un corteggiamento lento e come tale va vissuta.
Le lettere sono ancora le mie preferite, le puoi conservare, odorare, hanno la traccia indelebile di chi le ha scritte, sono uniche e personali, sono un’impronta digitale.
da: Diari di dame di corte dell’antico Giappone, Einaudi, Torino 1946.
Il principe Sochi no Miya a Izumi Shikibu: Che stai facendo in questo momento? Contempli la luna? Stai forse pensando con me alla luna sull’orlo del monte o stai rimpiangendo nella memoria la notte dolcissima e breve, il canto del gallo che troppo presto ci sveglia?
Izumi Shikibu al principe Sochi no Miya: In quella notte la stessa luna splendeva; così pensando guardavo. Ma non è pago il mio cuore; non si contentano gli occhi di contemplare la luna.
Al momento non voglio pianificare né razionalizzare piuttosto che mettere paletti o porre dei limiti al libero ed incondizionato sentire: non si può sempre far confluire ogni percezione dell’emozione verso quelle sponde di saggia consapevolezza e, per questo, vivere fino ad ammazzarsi di realtà.
E’ qualcosa che ho fatto e che non mi sento addosso, è un vestito troppo stretto, inadeguato.
Siamo persone diverse, inspiegabilmente attratti da quel fuoco che ci ha scorticato ogni centimetro di pelle, proprio perché null’altro dopo quella devastazione ci ha più reso vivi.
Il punto non è dare un nome a tutto questo, ma comprendere, presto o tardi, tutto questo fin dove può condurre…fin dove ci si può spingere per un istinto, per una mancanza, per qualcuno che diventa ciò che osservi allo specchio: Te. Fino a prendere il posto del tuo cuore, fino a batterti in testa, a diventare tutt’uno con te, come quell’anello che non sfili mai dal dito…un motivo che conosci a memoria, un prolungamento di te, una seconda testa, un altro cuore ancora, che manovra il tuo corpo dall’interno e a suo piacimento.
Nelle mani del dio Sentire…o di qualunque cosa esso sia.
Emerge improvvisamente…schegge di ricordo o forse immagine onirica, una strana proiezione della mente, tra reale ed immaginario, tra desiderio e sopito spasmo… Arriva all’improvviso, mentre gli occhi restano persi nel vuoto, apparentemente fissi nello spazio esterno, sorpresi invece nell’inseguire tracciati interiori, contorti e serpentini. Arriva come una pioggia battente in un pomeriggio di sole, come una vecchia canzone in una radio locale. Colpisce al corpo e al sangue, che ribolle come sotto un influsso magico e mistico, e ti rende vittima del suo calore che ti ammanta e ti amplifica i sensi. Il suo bacio, profondo, assetato, chiara metafora di penetrazione, di fusione, di intreccio di fluidi e sapori complementari… Il suo sapore è richiamo, è appagamento della sete spasmodica, ed è desiderio incolmabile al contempo. Tremano le ginocchia e sudano i palmi, nonostante non sia il primo bacio, nonostante non sia il suo primo bacio. La danza delle piccole fiamme scattanti che si intreccia nelle bocche provoca effetti imprevebili, imbarazzanti, eccessivi. Pervade ogni dove, ogni periferia di ogni estremità non conosce più il freddo, ti senti un’ombra, un corpo di colore, una musica, un massimo dolore e un massimo piacere che si fa materia onnipotente che vaga invisibile tra l’indifferenza, satura di vita, e di struggente consapevolezza. La sua carezza…
Camminare allo stesso ritmo, nel tepore delle mani nude, al di sopra di tutti, al di fuori di tutto, già dentro l’un l’altra. E un colpo d’occhi che dura un secondo alimenta quello spirito, dà rinnovata forza al rituale, consolida le trasformazioni corporee. I corpi pronti, vivi. Questione di minuti, che non vengono percepiti che come successione di spregevoli istanti che scandiscono la distanza, mischiati e sfregati, consumati e ansanti eppure così puliti e così vicini…
Pochi istanti arditi.







Tracce del vostro passaggio, un pensiero, un commento, un'opinione...