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Emerge improvvisamente…schegge di ricordo o forse immagine onirica, una strana proiezione della mente, tra reale ed immaginario, tra desiderio e sopito spasmo… Arriva all’improvviso, mentre gli occhi restano persi nel vuoto, apparentemente fissi nello spazio esterno, sorpresi invece nell’inseguire tracciati interiori, contorti e serpentini. Arriva come una pioggia battente in un pomeriggio di sole, come una vecchia canzone in una radio locale. Colpisce al corpo e al sangue, che ribolle come sotto un influsso magico e mistico, e ti rende vittima del suo calore che ti ammanta e ti amplifica i sensi. Il suo bacio, profondo, assetato, chiara metafora di penetrazione, di fusione, di intreccio di fluidi e sapori complementari… Il suo sapore è richiamo, è appagamento della sete spasmodica, ed è desiderio incolmabile al contempo. Tremano le ginocchia e sudano i palmi, nonostante non sia il primo bacio, nonostante non sia il suo primo bacio. La danza delle piccole fiamme scattanti che si intreccia nelle bocche provoca effetti imprevebili, imbarazzanti, eccessivi. Pervade ogni dove, ogni periferia di ogni estremità non conosce più il freddo, ti senti un’ombra, un corpo di colore, una musica, un massimo dolore e un massimo piacere che si fa materia onnipotente che vaga invisibile tra l’indifferenza, satura di vita, e di struggente consapevolezza. La sua carezza…
Camminare allo stesso ritmo, nel tepore delle mani nude, al di sopra di tutti, al di fuori di tutto, già dentro l’un l’altra. E un colpo d’occhi che dura un secondo alimenta quello spirito, dà rinnovata forza al rituale, consolida le trasformazioni corporee. I corpi pronti, vivi. Questione di minuti, che non vengono percepiti che come successione di spregevoli istanti che scandiscono la distanza, mischiati e sfregati, consumati e ansanti eppure così puliti e così vicini…
Pochi istanti arditi.



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