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Ognuno di noi ha delle potenzialità, non sempre legate all’intelletto, alla razionalità o a “qualità superiori”, che ci portano ad essere legati cerebralmente a delle persone piuttosto che ad altre…e non credo dipenda tanto da noi, quanto dalla persona con la quale ci rapportiamo: ci sono persone che stimolano la parte migliore di noi, altre che ne sanno tirar fuori quella peggiore, c’è una molla che scatta dentro…oppure non c’è e questo ci pone nella condizione d’essere presenze mediocri, spesso poco coinvolgenti nella misura in cui si è poco coinvolti, o magari solo più distratti, con la percezione nitida di vivere nulla che si percepisca come fuori dalla norma, che è  (per esperienza) quanto di più avvilente si possa vivere.
Il surrogato di qualcosa che non c’è…che come fase transitoria può anche andar bene, fin quando non diventi regola e non più l’eccezione: per quanto sbagliato o deleterio, un rapporto che ti rigenera portando una folata di aria come da tempo non respirava il cuore e nuova linfa per la mente, il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, i pro e i contro, credetemi, passano in secondo o terzo piano ancora prima d’essersene resi conto.

Al momento non voglio pianificare né razionalizzare piuttosto che mettere paletti o porre dei limiti al libero ed incondizionato sentire: non si può sempre far confluire ogni percezione dell’emozione verso quelle sponde di saggia consapevolezza e, per questo, vivere fino ad ammazzarsi di realtà.

E’ qualcosa che ho fatto e che non mi sento addosso, è un vestito troppo stretto, inadeguato.

Siamo persone diverse, inspiegabilmente attratti da quel fuoco che ci ha scorticato ogni centimetro di pelle, proprio perché null’altro dopo quella devastazione ci ha più reso vivi.

Il punto non è dare un nome a tutto questo, ma comprendere, presto o tardi, tutto questo fin dove può condurre…fin dove ci si può spingere per un istinto, per una mancanza, per qualcuno che diventa ciò che osservi allo specchio: Te. Fino a prendere il posto del tuo cuore, fino a batterti in testa, a diventare tutt’uno con te, come quell’anello che non sfili mai dal dito…un motivo che conosci a memoria, un prolungamento di te, una seconda testa, un altro cuore ancora, che manovra il tuo corpo dall’interno e a suo piacimento.

Nelle mani del dio Sentire…o di qualunque cosa esso sia.