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Guardare il mare è come vedere qualcuno che si ama in una luce azzurra. Separarsi dal mare è come separarsi da una persona cara, a volte è persino doloroso…  Dovrei andare, ma il mare mi trattiene.

Il mare è la nostalgia. Il mare è il canto del cielo ed il nostro immenso rifugio quando siamo stanchi della terra…

Il mare è il nostro riflesso, siamo puri e trasparenti noi…

Il mare ha i nostri occhi e ci guarda come vorremmo noi guardare noi stessi. Il mare ci spoglia dalla solitudine e ci veste con sogni inafferrabili.

Il suo vento è dolce carezza, le sue schiume sono i pensieri lontani e i desideri irraggiungibili.

Quando tira ponente nel cuore.

 

Nel lungo scambio di fitti pensieri, cure e parole intime, siamo così giunti al solstizio d’estate…ed è proprio nelle notti d’estate, quando il cielo è terso e stellato, quando ti sembra di poter toccare la luna con le dita tanto è nitida e perfetta la sua forma, che implacabile e indifferente a ogni cosa, persino a sé stesso, il ricordo torna…

Non è quel genere di ricordo che si alimenta delle sue stesse immagini e degli sforzi caparbi per fargli scavalcare le onde…il suo è un corso silenzioso e perenne, cieco.

Perchè non e’ con gli occhi che succede veramente.
Con gli occhi metti a fuoco, contorni nitidi, forme, colori, dimensioni, dettagli.
Le pupille si dilatano ma è una conseguenza, eppure, sembra siano gli occhi la causa.
E invece non è con gli occhi che succede.
E’ la pelle che si increspa in tanti brividi a ondate.
E’ il respiro che si mozza e si spezza, e poi monta in affanno e per nasconderlo lo trattieni…
E’ la salivazione azzerata che deglutire è già uno sforzo e lo stomaco si chiude.
Ed è come una corrente, un guizzo di elettricità che serpeggia, sale e scende fin dove sai, fin dove senti ma senza dirlo…
Non è con gli occhi che freme il desiderio, sono solo le finestre da cui si affacciano le fiamme quando l’incendio è ormai divampato.

(Photo: “Trafitta dalla luce” by Fémininité – The world of Elle)

Ho sentito dire: se asserisci di non essere innamorato, allora ne sei certo, non lo sei.
Se asserisci di non sapere se sei innamorato, è meglio, poichè forse lo sei.

Se dici: penso di essermi innamorato di te. Non è una certezza e, per contro, se hai certezze subentra la noia, quell’abitudine che in un certo senso dà l’avere certezze.  Però c’è qualcosa che non ti lascia andare, a nessun costo. E il gioco continua.

Allora è vero che forse ci sono persone che non sono capaci di amare, o amano a loro modo, forse in modo distorto. Cosa sono?…forse esperimenti, prove personali?

Modi atipici di amare…forse ci sono persone che non si riconoscono l’un l’altro e per questo decidono di buttarsi in una sorta di amore pazzo, un amore malato…un tunnel.

Non riesco a capire la diversità di certi tipi di amore, vado indietro nelle pagine della vita e vedo solo una confusione totale, su quello che dovrebbe essere l’amore.

E’ passione o è amore? Una cosa esclude l’altra? O è un amore lupo travestito da agnello? O il contrario? Poi rileggo delle vecchie lettere, e lì l’amore è decantato, urlato, con una passione quasi grezza alle volte. Trascinante, rassicurante, tra due braccia forti, ma anche traditrici. 

Nei rapporti sentimentali via via nel tempo, mi sono abituata ad usare una certa essenzialità.
A vederli come una partita aperta: ad ogni gesto, gesto risponde, altrimenti, è impossibile giocare.
Il requisito basilare per cui se una persona nutre per te un sentimento, te lo dimostra chiaramente in qualche modo, non è una sciocchezza superficiale, ma costituisce le fondamenta del rapporto.
Io ti cerco - tu ci sei.
Io ci sono - tu mi cerchi.

Ci sono miliardi di sfumature, di viariabili, di fattori esterni ed interni, che possono condurre una persona a non accettare il nostro amore e a rimanerne lontano (o ad allontanarsi), ma io credo allora che sia giusto prendere semplicemente atto di certe difficoltà, ammetterlo prima di tutto con se stessi, senza voler a tutti i costi anche trovare una giustificazione.
Giustificazione che aiuta a travalicare i confini di quel che dovrebbe essere, per trasportarci nella terra arida della “amore ad ogni costo”.

Ed il fatto di non voler entrare nel labirinto delle spiegazioni di certi comportamenti non vuole affatto dire neppure negarsi all’amore.
Io posso amare fortemente, ma rendermi anche conto che l’altra persona non ricambia il mio sentimento alla mia stessa maniera.
E quindi, spinta da un’obiettività schiacciante, posso decidere di mettere i remi in barca e vivere nel mio silenzio e come mia personale scelta, questo vuoto che mi viene imposto.

Il voler camuffare la realtà a se stessi con il possibilismo, porta a scivolare a poco a poco in una disilusione cocente che ucciderà per sempre la speranza e la capacità di vivere un amore con fiducia.
Credo che non si possa e non si debba mai ”risparmiare sul cuore” perchè ad usufruire di certi “sconti” emozionali, poi si rischia veramente di compromettere per sempre il benessere di ogni Amore.

 

Afferrami, non lasciarmi andare, trattienimi nel pensiero, saprò nascondermi dietro la sua ombra. Poter trattenere il fiato prima di parlare, aver le parole, quelle giuste, per poterti raccontare qualcosa di me, che poi non somigli a te…
Stringi tra i denti quei miei pensieri o lisci li lasci scorrere via? Quelli di ieri speri non risalgano mai più in gola per non dover più dire quel che pensi, a me, che (non) so capire te.
Respiri tra i denti lenta con quel cullare dolce di malinconia per non dover sentire mai più dalle labbra che ti hanno saputo dire di più, tutto ciò che non so spiegare mai
Stringi forte al petto quell’attimo che c’è…e se ti porti dietro il mondo, porta dietro pure me, perché non ho molto tempo e non mi resta che…te.

 

“Quando la verità ci tocca, ci tocca sempre anche nel corpo” Dorothy Allison.

Leggo e rileggo questa frase e penso allo stretto rapporto che c’è tra verità e corpo. Forse allora è per questo che una donna non ha bisogno di spogliarsi per essere nuda. Quando ci si espone senza pudore o difesa, anche solo sotto forma di pensiero, si mostra ben più che la pelle e la carne e a nessuno, o forse solo a pochi, è dato penetrare davvero oltre la pelle e la nudità.

Nei miei momenti di intimità, mi piace indossare una camicia maschile sulla pelle, far scivolare le braccia dentro le maniche troppo lunghe, rovesciare i polsini, scorrere ad uno ad uno i piccoli bottoni, allacciandone casualmente, qua e là, qualcuno.

Ed ecco allora che la camicia maschile è la “mia verità”, qualcosa che mi tocca e da cui mi faccio toccare con entusiasmo, senza espormi eppure così esposta, in splendori e miserie…

Non c’è provocazione e neppure esibizionismo, semplicemente in quella stoffa mi riconosco, sono io, senza pretese. Ed il pensiero ricorrente in quei momenti è: “ma esiste un uomo abbastanza intelligente da amarti per quello che sei?”… O forse esistono solo donne troppo sincere, che lasciano intravedere le proprie fragilità, i propri limiti pur avendo solo da perdere?

Indossare la camicia maschile forse è un modo per essere la Donna che sono. Col mio orgoglio, il mio gusto per il bello imperfetto, la mia commozione per un niente, la sfrontata timidezza e persino le mie fragilità, i silenzi, l’incostanza, gli insopportabili, improvvisi, malumori.
Ora ascolto.
Con indosso la camicia non mi sento soffocare, non devo giustificare, non devo contare i centimetri della gonna che indosso o dosare il volume della mia risata.

La camicia è come un amante silenzioso…sa essere discreto in attesa che io sia pronta ad aprirmi.
E lo sto facendo. Lentamente, molto lentamente, mi sto impegnando e spero di riuscire.

Sto affrontando per la prima volta una vera intimità…quella con me stessa.
Posso essere totalmente, completamente me. Fuori e dentro la camicia.

(Sonundtrak: “These boots are made for walking” – Nancy Sinatra)