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Il gesto d’amore per antonomasia è lo sguardo, ma non quello fugace.
Lo sguardo, a volte, fa paura, costringe a fermarsi, a rivelarsi.
Lo sguardo denuda, scava in profondità.
Ci si innamora degli sguardi, quelli teneri, quelli rubati, languidi, lenti, quelli che frugano fino all’anima, quelli che trasmettono brividi al cuore…
Ed è così che immobile e ammutolita, incollata alla finestra del mio cuore, rimango in attesa…silenzio dentro me…lo sguardo rivolto al cielo notturno che è immutabile, raffrontato alle nostre vite…proiezioni di un desiderio d’amore. Proiezioni di noi.
Chissà quante volte abbiamo creduto di risultare invisibili allo sguardo delle persone, abbiamo desiderato essere notate da loro, avremmo voluto un loro cenno. E invece nulla.
Che meraviglia scoprire invece, quasi per caso, di aver conquistato un piccolo spazio nella loro mente, nella loro memoria. A volte basta una parola. Se solo parlassimo di più…se solo sfruttassimo l’attimo che stiamo vivendo per dire a chi ci sta a cuore “non sei invisibile!”
Mi sento fortunata, ho incontrato persone che, distanti chilometri e chilometri, sono riuscite ad abbracciarmi quando ne avevo più bisogno. A farmi sorridere con la loro ironia, senza nemmeno rendersene conto.
Ed è per tutti quegli sguardi invisibili che oggi scrivo e sorrido.
Lento scivola il ricordotra spirali di fumo addensatoe schegge di silenzio attutito.
Cespuglio di rosa caninache cresce e si avvolge,si avvita e si torce sei.E mentre mastico e sputo sentimenti,mi sgombri la mente e te ne vai…Resta solo l’attrito che lasciquando passi tra le pieghedi un giorno qualunque.[Elle - 23.VII.2008]
E’ notte e la radio è accesa. Entro improvvisamente in risonanza con le parole di una canzone: “ma l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”.
Ho avuto come l’intuizione improvvisa del tempo che scorre e mi sono sentita molto avanti nella mia linea della vita. Sul mio palmo la linea è lunga e profonda ed io riesco a visualizzarmi ben oltre la metà, come una barra di windows che sta per caricare la pagina. Nulla a che fare con i soliti bilanci di una vita, o con la frenesia di iniziare o finire qualcosa…no.
Sono insolitamente immobile e attorno a me la vita gira su se stessa come un ciclone, mentre io sono esattamente nell’occhio, calma piatta.
Mi guardo intorno: alcuni sperimentano nuove vite, nuove case, nuove esistenze, altri si “prendono le misure” perchè non sono abituati a condividere intere giornate insieme…persone che raccontano di amori finiti mai dimenticati, di amori iniziati ma mai decollati ed io col ricordo del mio amore che è stato sospeso improvvisamente e che ha girato per mesi come la piuma di Forrest Gump…chissà dove si poserà quel mio amore… E mi risuona in testa una sua frase sussurrata con toni bassi ” …tu sei come il glicine che s’arrampica sui muri bianchi d’estate…” e incredibilmente succedeva che qualcosa che avevamo pensato nello stesso momento, poi lo scriveva. Una sorta di telepatia insondabile…
E il tempo che passa mi riporta persone che credevo di aver perso, sentimenti che credevo svaniti e pensieri di coraggio che non ho mai avuto.
Ho sempre ottenuto ciò che volevo quando lo desideravo davvero? E’ come se qualcosa più grande e forte di me mi guidasse, anche quando succedono cose strane.
E questo senso del tempo, strano, cristallizzato a volte in ricordi che si materializzano, in sogni che ti fanno un riassunto della tua vita, mi sta indicando qualcosa che al momento non capisco.
Quindi, ho questa sensazione agrodolce di aver poco tempo… Forse ho poco tempo ancora per esitare, o forse, semplicemente, inevitabilmente, ho già fatto il mio tempo.
Forse la mia maturità emotiva mi sta dicendo “vivi” e mi sta dicendo che non è più tempo di sentirsi immortali.
Ma il tempo invece che accrescere la mia razionalità l’ha frantumata e caricato la mia paura di abbandonarmi.
Il tempo che passa non perdona le mie esitazioni e mi dice “tu vivi esattamente come vuoi”.
E poi, infido, mi dice che a quindici anni non potevo scegliere, ma ora sì.
E lo dice a me, sapendo che sono sempre quella là…quella dei quindici anni.
Oggi spengo una candelina. Cera bianca, lunga e sottile in cima ad un bel cumuletto di spumosa panna e frutti di bosco rossi, viola e blu.
Spengo l’interruttore nella stanza ormai chiusa di un anno di blog appena trascorso.
Spente le luci, il buio è totale, solo ombre di sogni, desideri, pensieri si che strusciano come gatti sulle curve sinuose di una musica lontana, note e voci prive di corpo…ma piene di vita.
Ho iniziato questo viaggio esattamente un anno fa seguendo solo la voglia di dar voce al mio bisogno di scrivere…scrivere per rendere le cose reali e fermarne insieme, la luce migliore.
Perchè a volte scrivere è più ancora che piangere. Perchè a volte si fanno troppi discorsi sui perchè e sui percome, ma ciò che conta veramente è che non si spezzi il “fil rouge” dell’anima…poi, per quanto feriti, saremo ancora salvi.
Vorrei brindare a quelle Voci che si diffondono come fumi in questa luce rarefatta, ai Volti che si susseguono, alle Anime che mi raggiungono, a tutti Voi che mi leggete e siete parte di me. Ed ora, conclusi i brindisi, che cali la tenda della notte anche su questo anniversario…
Uno tenta per anni di essere una persona cosiddetta normale e poi, così dal nulla, tutto d’un tratto, arriva una folata di vento caldo e porta con sè una serie di verità che no…non avevi mai richiesto, che no…non hai mai avuto il bisogno di sapere.
Succede così, senza avvertimenti, senza presagi, senza un perché.
E allora inizi ad essere quello che davvero sei, a dar spazio e voce alla tua luce interiore. E precipiti definitivamente nel baratro del “non puoi e non vuoi tornare indietro”. Accade che, nel tempo, ci si nasconda dietro castelli di ipocrisia piuttosto che chiedersi come si possa riuscuire a vedere la magia di chi ci sta accanto. Perchè non riusciamo a smettere di aver paura di chi è più sensibile, più profondo? Perchè io stessa non riesco a vivere libera da quei lacci che ho annodato e stretto forte fino a soffocare?
Accettare l’appiattimento delle emozioni? No, mai! Non sobbalzare ogni sera senza una voce per riempirsi di silenzi ed assenze che parlano più forte del baccano della gente? Non mi interessa di star male ancora per la voglia di qualcosa che non è facile da vedere, da toccare, per cui bisogna aspettare…
E quando il pensiero vola via agli spasmi del cuore, mi accarezzo la pancia per sentire lì, il calore di quello che sono sempre stata e che ancora sarò.
Ho svuotato tutto di me. Negli occhi ho due buchi neri che risucchiano tutto ciò che fissano e mi riportano alla consistenza della vita…l’Amore.
Perchè è vero: d’amore non si muore, ma si può morire per mancanza d’amore.
Mi avvicino e lo guardo.
- Che hai?
- Stà zitto! (gli dico). Io ascolto attentamente i discorsi che mi fai. Voi uomini (e lo dico con voce bassa e letale), voi uomini dite che non vi importa, ma poi alla prima occasione parte il commento…ridete se noi abbiamo il complesso del tempo che passa, ma voi…voi ritenete che tutto sia concesso…io col tempo ho un rapporto privilegiato. Lo temo e lo rispetto.
- Oh ecco perché sei diventata così fredda. Credevo, a dire il vero, che fosse perchè avevi in mente qualcun altro…invece no. Forse sono solo un elemento di decoro, per te…
- Vedi…il passaggio del tempo è una questione di coscienza. Una questione non tanto oggettiva, quanto interna. Una questione che il tempo muta in certezza anche se poi, accade spesso, che ci si lasci incantare da ciò che l’immagine rimanda tralasciando il suo contenuto…
- Credo che tu sia troppo innamorata di te, per esserlo di me. E credo che niente di quello che ti potrei dire ti consolerà mai…sei troppo complicata!
- ……









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