Uno tenta per anni di essere una persona cosiddetta normale e poi, così dal nulla, tutto d’un tratto, arriva una folata di vento caldo e porta con sè una serie di verità che no…non avevi mai richiesto, che no…non hai mai avuto il bisogno di sapere.
Succede così, senza avvertimenti, senza presagi, senza un perché.
E allora inizi ad essere quello che davvero sei, a dar spazio e voce alla tua luce interiore. E precipiti definitivamente nel baratro del “non puoi e non vuoi tornare indietro”. Accade che, nel tempo, ci si nasconda dietro castelli di ipocrisia piuttosto che chiedersi come si possa riuscuire a vedere la magia di chi ci sta accanto. Perchè non riusciamo a smettere di aver paura di chi è più sensibile, più profondo? Perchè io stessa non riesco a vivere libera da quei lacci che ho annodato e stretto forte fino a soffocare?
Accettare l’appiattimento delle emozioni? No, mai! Non sobbalzare ogni sera senza una voce per riempirsi di silenzi ed assenze che parlano più forte del baccano della gente? Non mi interessa di star male ancora per la voglia di qualcosa che non è facile da vedere, da toccare, per cui bisogna aspettare…
E quando il pensiero vola via agli spasmi del cuore, mi accarezzo la pancia per sentire lì, il calore di quello che sono sempre stata e che ancora sarò.
Ho svuotato tutto di me. Negli occhi ho due buchi neri che risucchiano tutto ciò che fissano e mi riportano alla consistenza della vita…l’Amore.
Perchè è vero: d’amore non si muore, ma si può morire per mancanza d’amore.



20 comments
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12 Luglio 2008 a 11:46 pm
pani
si tratta di capire cosa s’intende per persona normale. Normali lo siamo tutti fino a quando non prendiamo una decisione che si scosta da quelle che di solito vengono prese. Ecco allora che si diventa “strambi”, particolari, eccentrici. Io ad esempio, mi sento una persona normalissima ma so che per qualcuno “non sono normale”. Per molti sono stato poco normale perché mi sono sposato senza casa, con un unico lavoro…
Ma a parte questo, abbiamo tutti dei lacci, annodati e stretti forte. Perché è vero che ci soffocano ma ci danno anche sicurezza. Sono come il pigiama: senza ci si sente più liberi ma la notte, quando fa più freddo ci riscalda. E così pure con le emozioni. Qualche volta l’appiattimento ci rilassa, ci carica d’altro, ma alla lunga ci svuota.
13 Luglio 2008 a 1:46 am
DG
Succede quando il vuoto è secco, asciutto, di nuovo permeabile. Succede quando dentro c’è chi ha già vinto una guerra tra battaglie perse e battaglie finite alla pari. Succede quando incontriamo qualcuno che come noi ha impugnato la stessa spada e si è riparato con il medesimo scudo anche se in guerre diverse ma per gli stessi ideali. C’è chi vince. C’è chi muore. E c’è chi diserta. Noi siamo disertori. Che non cercano vittoria ma nemmeno vogliono lasciarci la pelle. E allora succede. Succede che si chiede asilo. Si diventa apoliti del sentimento. Dove nessuno più ti riconosce. Dove nessuno più ha un passaporto per te. Dove devi scappare come un clandestino salvo pio trovare rifugio in un paese sconosciuto di cui ignoravi l’esistenza. E allora resta. Rimani un questo paese finché nessuno reclamerà la tua nazionalità. Oppure dimenticato senza rivendicazioni. Per noi malati d’amore, per noi innamorati dell’ideale che è ormai disconosciuto. Per chi non smette di sognare, di fantasticare. Per tutte quelle persone che come noi amano amare l’amore..che sia giunto il momento di dichiarare l’indipendenza sotto un unica bandiera? Che sia giunto il momento di dichiarare guerra contro l’ipocrita presunzione dei razionali? Oppure continuamo la clandestinità dichiarando ogni alias possibile spacciandoci per persone normali. Tanto chi se ne accorgerebbe? Illusione. Speranza. Queste compagne che rimangono attaccate alla nostra vita come le braccia al nostro corpo.. Amo il mio profumo d’arancia in estate e odio chi mi apre gettando via la buccia. Povero illuso..scarti la parte migliore..
13 Luglio 2008 a 10:01 am
donnaemadre
Hai chiamato questo post “Mancanza”, ma forse avresti dovuto chiamarlo “Rinuncia”.
Certo che si può morire per mancanza d’amore, ma non per mancanza d’amore di un uomo o di una donna, per mancanza d’amore per un uomo o per una donna.
Si muore per mancanza d’amore per la vita. Si muore per la rinuncia alla vita, che sta sempre lì a offrirci tutto tutto tutto, ma noi cerchiamo l’isola che non c’è, noi ci rifiutiamo di vivere in attesa di quell’amore ideale che probabilmente non è di questa terra.
E probabilmente non ci servirebbe a niente.
Trentasei anni scarsi, cara Elle, sono pochi per vivere di rimpianti. Hai la vita nelle tue mani, e puoi fare assolutamente tutto.
Mi ricordo una maestra di mia figlia: aveva quarantaquattro anni, e faceva parte della categoria delle persone che non avevano potuto studiare. Lei non si era fermata al diploma, ma alla terza media. A quarant’anni aveva la terza media, un anno e mezzo dopo aveva il diploma e, colpo di fortuna, era uscito il concorso per la scuola: lavorava, e a quarantaquattro anni era in pieno percorso di laurea.
Era una persona con cui era un piacere stare insieme, sprizzava entusiasmo, positività, costruttività da tutti i pori. Ti trasmetteva la voglia di fare, di cambiare. Penso che fosse sola, ma non saprei dirlo.
E per quanto riguarda un compagno… non lo so, stavo per dire che non ci starei con un mangiatore d’anima, in una situazione di disamore, come un fiore che avvizzisce. Stavo per dire, ma non l’ho detto perché non è vero, ci sono stata, e non me ne sarei neanche tirata fuori. Era mio marito, e io sono una all’antica. Mi consideravo “malmaritata”, ma lì sarei rimasta. I letti erano separati, ma lì sarei rimasta, e senza neanche tradirlo. Ma a lui tutto questo non bastava, e allora ha chiesto la separazione, come minaccia, per fare “bu bu”. Sapeva che la separazione è un atto reversibile. Non sapeva che ero io a non essere reversibile.
E così mi sono ritrovata l’inaspettato dono della libertà. Che non ho saputo apprezzare.
E’ dovuta passare tanta acqua sotto i ponti, ma tanta tanta tanta, prima di capire che volevo, dovevo e potevo essere felice. Che dipendeva da me, e dal Padreterno che mi desse la salute, e la possibilità di essere indipendente. Non da un uomo, che decidesse o meno di prendermi in considerazione. Di amarmi come io avrei voluto essere amata.
Non è l’amore che mi manca: io amo tutto il mondo, e mi ritengo ricambiata.
Ho sviluppato una grande capacità di infischiarmene dei giudizi altrui, del famoso “occhio sociale” che pretende che ti immoli sull’altare della linguaccia malefica della portiera, della vicina di casa, della proproprozia.
Non chiuderti in te stessa per la mancanza d’amore. Non ripiegarti sullo stelo come un fiore che appassisce. A trentacinque anni non sei giovane, sei schifosamente giovane: hai la vita completamente nelle tue mani. Completamente.
*** E lancialo quest’urlo! ***
13 Luglio 2008 a 10:11 am
Elle
Carissimi Pan, DG, Diemme…amica mia…
La cosidetta normalità non c’entra, c’entra l’incapacità, il disagio nei confronti della normalità…
Come se “normalità” fosse una parolaccia, una cosa da fuggire come la peste.
Poi che ognuno ne abbia un proprio concetto personale è altrettanto vero…c’è chi viaggia continuamente perchè qui (nella sua normalità) non riesce a trovare il proprio posto, chi è sempre alla ricerca di “emozioni forti”, di qualcosa che ti faccia sentire vivo, schifosamente vivo!
Le mie non sono rinuncie Diemme, non lo sono, quando non proverò più interesse, curiosità, amore per le persone e per le cose…allora sì che sarà rinuncia.
Per ora è solo mancanza.
./. seguirà…
13 Luglio 2008 a 11:55 am
Elle
./. segue
Troppa carne al fuoco per un solo post…forse avrei dovuto dividerlo in due o più parti e non vorrei che leggeste nelle mie parole più amarezza di quanta in realtà non ne traspaia realmente.
Seguendo il sottile filo dei miei pensieri accade spesso che ne venga fuori una tela intrecciata in cui si mescolano tante rilessioni separate che io provo a legare insieme…
Accade quando mi guardo un po’ avanti e un po’ indietro e cerco di focalizzare la giusta luce (che poi ci riesca o meno, questo è un altro discorso…).
La mia paura più grande non sono i rimpianti o le mancanze che più o meno forti, sento.
C’è qualcosa di sottilmente ambiguo e fastidioso in questi pensieri che provo a far uscire da me, qualcosa che talvolta prende persino le sembianze della paura, paura di non riuscire più a “sentire” come io vorrei “sentire”, anche se il mio non è un vuoto interno, ma un vuoto intorno.
C’era un tempo in cui credevo nel “per sempre”, ora non è che non ci creda più…ne ho solo modificato il significato, rendendolo relativo.
Per sempre può veramente durare un minuto, un mese, una frazione di secondo, quando riesci a sentirlo dentro.
E se ci riesci (io ci provo), ogni cosa non può che essere una meravigliosa sorpresa della vita, una straordinaria opera d’arte del destino.
I greci rimandavano tutto al dio e alla sua freccia, Eros o Cupido.
Forse è solo la maledizione di Eros: amare così, troppo, l’idea dell’amore ed essere puniti dal dio con la sua “mancanza”.
13 Luglio 2008 a 1:08 pm
piemme
OTTO ANNI DI RADIO, tre volte alla settimana dalle 23 alle 24, fecero sì che la moglie, infastidita dai messaggi d’amore per la vita, trasmessi a sconosciuti ascoltatori, gli dicesse: dai tutto agli altri e a me non resta niente, questa cosa mi farà morire.
E lui: mia cara sintonizzati, aguzza i sensi perché l’amore è unico, non va cercato, richiesto, preteso, rubato, va solo donato ed è uguale per tutti, così ti sentirai un animale in libertà e nessuno potrà mai ingabbiarti nel “TUO” zoo.
Non potrai mai morire per mancanza d’amore finchè sarai tu a donarlo!
La domenica successiva, con la scusa di una gitarella a Roma, la portò alla Cappella Sistina (prima del restauro) e lei scoppiò a piangere.
Cara Elle, altro che mancanza. Apri i tuoi occhioni e trasmetti… sei solo confusa!
http://it.youtube.com/watch?v=vvAVJTQeFiQ
13 Luglio 2008 a 3:26 pm
Elle
Caro Piemme, quando ho letto il tuo commento ho sgranato gli occhi…ed io che ancora mi stupisco delle tue puntuali, profonde e precise osservazioni…
I miei occhioni quindi non solo sono aperti ma spalancati!
Se c’è una cosa però che non so fare è proprio quella di smettere di trasmettere…magari in modo incomprensibile, distorto, contorto ma non potrei mai smettere.
Non riesco a non affondare mani e cuore in tutto ciò che faccio, in ciò che dico, in ciò che scrivo, persino nelle persone, vicine o lontane che siano…è relativo.
Solo che a volte, ti piacerebbe anche che ciò che trasmetti non venisse perso nell’etere e, trascinato dalle folate di vento caldo, non rimbalzasse qua e là, fin dove si perde lo sguardo…
Difficile star qui a raccontarsi mentre ti senti raccontata…tante cose dovrei spiegare e non tutto si può spiegare…
E a proposito di doni…ascolta: Anne Lennox – The Gift
15 Luglio 2008 a 11:27 am
Fabioletterario
Ed anche per il troppo amore… No?
15 Luglio 2008 a 11:34 am
Elle
Non lo so Fabio, dicono che “il troppo storpia”, quindi potrebbe anche essere che per troppo amore si muoia…
Che poi quando l’amore è “troppo”?
Sicuramente lo è quando soffoca, quando toglie spazio anzichè donarlo, quando anzichè completarti ti disgrega, quando invece che farti sentire vivo ti senti spezzato.
Il “troppo” è difficile da individuare, sottile il confine che lo separa dal giusto o dal poco (soggettivo).
Una mancanza invece la avverti subito, è palpabile, tangibile, ti è addosso ogni momento.
15 Luglio 2008 a 3:31 pm
La guerra nel cuore « Un blog senza nome
[...] 2008 in Amore, Generic, filosofando, pensieri, vita by emaki81 Leggo nel blog di Elle, il post Mancanze, e rimango ferma…ricordi…ricordi di me, anni fa…ricordi di una ragazza…che [...]
15 Luglio 2008 a 3:36 pm
emaki81
Cara Elle,
leggendo il tuo post mi sono scaturiti pensieri e ricordi che avevo accantonato e così ne è venuto fuori un post…ovviamente ti ho citato, con tanto di link…spero di potere…se no fammi sapere che lo tolgo….
Per quanto riguarda i tuoi occhi…bè, io credo che brillino, brillino come stelle…
15 Luglio 2008 a 8:18 pm
Elle
Cara Emaki, grazie per la citazione, non devi togliere nulla.
Certo, ti sei scelta una musa (ispiratrice) un po’ sui generis…ma si sà…al cuor (o al pensiero) non si comanda.
I miei occhi? quei “due buchi neri che risucchiano tutto ciò che fissano e mi riportano alla consistenza della vita”?
Non saranno stelle ma…sì, sanno ancora brillare, soprattutto quando si trovano ad incrociare altri occhi, simili ai miei.
Poi passerò a legegrti con più calma.
15 Luglio 2008 a 8:45 pm
donnaemadre
Cara Elle, una musa deve per forza essere sui generis, sennò che musa è?
E non mi stupisco che i tuoi post servano d’ispirazione, sono sempre così pieni di riflessioni! Anche il post dello specchio era molto intrigante, e Fémininité è una riserva di immagini fantastica.
*** L’emulazione è la più sincera forma di ammirazione ***
16 Luglio 2008 a 8:38 am
emaki81
A me spesso vengono in mente gli argomenti dei post che scrivo guardando le foto di Femininitè….
16 Luglio 2008 a 9:18 am
Elle
@Tremendisia: a te non sfugge mai niente eh?! Tu non sei sui generis…sei dippiù dippiùùùùù
@Emaki: ho cancellato i commenti che ti erano usciti qui per sbaglio, così adesso è tutto a posto.
Per quanto riguarda Fémininité è una fonte di ispirazione notevole, immagini che parlano e che raccontano tanto anche senza parole, lo dico sempre…ed è per questo che è nato quel progetto.
Ma è più di un book fotografico nel quale pescare l’immagine d’effetto, è nato con tutt’altro intento e spero che prima o poi, i commenti crescano ed i “pescaggi” diminuiscano.
17 Luglio 2008 a 9:29 am
emaki81
Grazie…
Il “pescaggio” alla fine non è una forma di commento?
Nel senso che se un’immagine ispira una post, è come se la commentassi, anzi di più, è un modo per leggere nella foto un pezzo di se stessi…
17 Luglio 2008 a 1:24 pm
Elle
@Emaki: il discorso dei “pescaggi” non era riferito a te che comunque hai preso da Fémininité diverse foto da accompagnare ai tuoi testi, citandone sempre la fonte.
Mi riferivo soprattutto ai numerosi visitatori che passano e vanno senza commentare e non dovrebbe essere questo il senso di un blog e men che meno quello di Fémininité.
17 Luglio 2008 a 2:23 pm
emaki81
Capisco…forse bisogna solo cominciare…ci sono molte foto che commenterei volentieri…poi mi viene in mente un post e mi dimentico…
L’egoismo dell’ispirazione prevale…
20 Luglio 2008 a 8:33 am
Alex
Effettivamente tanta carne al fuoco per un solo post ed è difficile districarsi tra tante e differenti sensazioni. Ci vedo un po’ di disillusione, un po’ di amarezza, un po’ di paura, una richiesta di conferme di speranza e così via.
Solitamente si dice che l’amore è donare, sicuramente è vero, ma è solo una parte , l’amore è anche ricevere se non c’è scambio non è amore e trovo che molta gente si adagi nell’essere amata e non riesca ad andare oltre a questa appagante situazione.
poi un giorno ti scopri insoddisfatto, inizi ad interrogarti e ad interrogare l’altra persona che cade dalle nuvole e ti dice “ma io pensavo che andasse tutto bene”
“Certo, per te, non per me” e fai la figura di quello che non si accontenta mai.
Poi, dopo la prima delusione dici, “vabbè, è andata così, non era la persona giusta”, poi quando le persone sbagliate iniziano a diventare tre, quattro, cinque, inizi a chiederti se la persona sbagliata in fondo non sia tu e l’amore sia un accontentarsi uno “stare bene” relativo slalomando tra le difficoltà.
20 Luglio 2008 a 9:08 am
Elle
Ciao Alex, in effetti qui c’è un po’ tutto ciò che ci hai visto “un po’ di disillusione, un po’ di amarezza, un po’ di paura, una richiesta di conferme di speranza e così via.”…
Non permetto alla cosidetta insoddisfazione di fuorviare le mie emozioni o le mie azioni, perchè se così fosse, sarebbero solo colpi di testa ed io non sono proprio tipo da colpi di testa.
Quel pensiero sulle “persone sbagliate” l’ho fatto ed anche quello successivo, ovvero quello di pensare che sono io quella sbagliata.
Interrogarsi è giusto ma colpevolizzarsi oltre misura no, c’è una sottile differenza tra senso di colpa e senso della colpa.
Dei primi sono sempre stata una specialista, ma da quando qualcuno ha cercato di mostrarmi la diversità profonda delle due situazioni, vedo le cose in modo differente, anche se gli slalom non finiscono mai…