E’ notte e la radio è accesa. Entro improvvisamente in risonanza con le parole di una canzone: ma l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”.

Ho avuto come l’intuizione improvvisa del tempo che scorre e mi sono sentita molto avanti nella mia linea della vita. Sul mio palmo la linea è lunga e profonda ed io riesco a visualizzarmi ben oltre la metà, come una barra di windows che sta per caricare la pagina. Nulla a che fare con i soliti bilanci di una vita, o con la frenesia di iniziare o finire qualcosa…no.
Sono insolitamente immobile e attorno a me la vita gira su se stessa come un ciclone, mentre io sono esattamente nell’occhio, calma piatta.
Mi guardo intorno: alcuni sperimentano nuove vite, nuove case, nuove esistenze, altri si “prendono le misure” perchè non sono abituati a condividere intere giornate insieme…persone che raccontano di amori finiti mai dimenticati, di amori iniziati ma mai decollati ed io col ricordo del mio amore che è stato sospeso improvvisamente e che ha girato per mesi come la piuma di Forrest Gump…c
hissà dove si poserà quel mio amore… E mi risuona in testa una sua frase sussurrata con toni bassi ” …tu sei come il glicine che s’arrampica sui muri bianchi d’estate…” e incredibilmente succedeva che qualcosa che avevamo pensato nello stesso momento, poi lo scriveva. Una sorta di telepatia insondabile…

Guardo sempre dalla mia finestra, ascolto sempre dal mio cellulare, leggo sempre dal mio monitor.
E il tempo che passa mi riporta persone che credevo di aver perso, sentimenti che credevo svaniti e pensieri di coraggio che non ho mai avuto.
Ho sempre ottenuto ciò che volevo quando lo desideravo davvero? E’ come se qualcosa più grande e forte di me mi guidasse, anche quando succedono cose strane.

E questo senso del tempo, strano, cristallizzato a volte in ricordi che si materializzano, in sogni che ti fanno un riassunto della tua vita, mi sta indicando qualcosa che al momento non capisco.
Quindi, ho questa sensazione agrodolce di aver poco tempo…
 
Forse ho poco tempo ancora per esitare, o forse, semplicemente, inevitabilmente, ho già fatto il mio tempo.
Forse la mia maturità emotiva mi sta dicendo “vivi” e mi sta dicendo che non è più tempo di sentirsi immortali.
Ma il tempo invece che accrescere la mia razionalità l’ha frantumata e caricato la mia paura di abbandonarmi.
Il tempo che passa non perdona le mie esitazioni e mi dice “tu vivi esattamente come vuoi”.

E poi, infido, mi dice che a quindici anni non potevo scegliere, ma ora sì.
E lo dice a me, sapendo che sono sempre quella là…quella dei quindici anni.