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C’è molta confusione attorno a questa semplice parola.

Mi sono chiesta cos’è la libertà per me?  Forse è fare e disfare ciò che mi pare, con chi mi pare, ciò che mi piace o non mi piace in una sorta di anarchica confusione? Ognuno ha la sua forma di libertà, che finisce sempre dove inizia quella dell’altro.

Essere liberi, per me è sinonimo semplicemente di stare bene nell’ambito di quel momento, nel piccolo delle mie emozioni, ma sempre e comunque in una zona circoscritta di doveri e sensazioni.

Libertà di fare cosa? non abbiamo già tutto? Eppure siamo qui alla ricerca della libertà, abbiamo persino il polo delle libertà, liberi di qui…liberi di là, eppure ho la sensazione che un tempo, pur disponendo di molto meno, i nostri avi si sentissero forse più liberi di noi.

Mi viene da ridere, a volte in preda allo sconforto…davvero mi viene solo da ridere, perchè è tutto veramente stupidamente relativo a questo mondo.

Ricordo ancora quando, da ragazzina, il mio fidanzatino del tempo un giorno, dando una grandissima dimostrazione di ignoranza riguardo al mio sentire mi ha detto: “vai, ti lascio libera”.
E non aveva capito, che per me, libertà, in quel momento, era proprio stare con lui.

Secondo me si travisa sempre un po’ quando si cerca di tradurre, facendolo diventare inevitabilmente improprio, questo termine.

Per me essere libera forse corrisponde a stare in equilibrio, su tutti gli aspetti della vita, solo che è tutt’altro che semplice. Se dovessi quindi risolvere questa equazione direi che non sono libera, non lo sono mai stata, se mai lo sarò…

Il mio desiderio di libertà è innato, sono nata libera ma con il desiderio di appartenere a qualcuno…atavica memoria che ci portiamo scritta dentro.

La libertà di essere presente, la libertà di essere assente, eppure esserci…con lui che veglia la notte sui miei occhi chiusi e li riapre al mattino svegliandoli con un raggio di voce…

La libertà è solo un modo di viaggiare, non una mèta.

Sei la mia libertà, sei la mia schiavitù, sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro

(Nazim Hikmet)