Provo a scattare, o meglio, a ripescare nell’album della vita un’istantanea di un momento clou, di un attimo perfetto.
Sfocata o nitida…cosa ritrae quell’immagine? quale istante voglio fermare perchè non fugga via?

Era fine agosto…saranno state le due del mattino. Decidiamo di andare a farci una spaghettata. Il locale, come tutti quelli lungo mare, di solito restano aperti sempre fino a tarda notte. Siamo forse tre macchine…io sono con un’amica. La strada è leggermente in salita. La collina davanti a noi nasconde una luna enorme, gialla ed incredibilmente rotonda…

Arriviamo, la luce dell’insegna in fondo alla strada preannuncia che il locale è aperto. Entriamo, l’aria è calda e goliardica…
Max si siede a capo tavola e dopo qualche minuto mette in scena il suo miglior Robert de Niro in Taxi Driver… è uguale, mi fa morire con quello sguardo e quel tono di voce impostato…
Ema è silenzioso come al solito. Ride con un sorriso obliquo…adesso si mangia, arrivano gli spaghetti…

Alla parete alle nostre spalle c’è un vecchio pianoforte a coda. Ema ci si siede davanti.
Comincia a suonare…d’un tratto il rumore tace, le voci nel locale si affievoliscono…
I suoi capelli neri si muovono seguendo il ritmo delle sue mani sui tasti…comincia a cantare…
Mi sono sempre chiesta come facesse a cantare con la sigaretta in bocca…
L’aria è maliconica, come lui…non riesco a non guardarlo…non riesco a non farmelo entrare sotto la pelle.
Resto seduta ad ascoltare, mentre la notte muore…
All’orizzonte il sole cresce, un’alba…