Mi metto alla guida, subito gli occhi si accendono ed un sorriso si dipinge sul volto.
Il primo sorriso è per l’atteso contatto visivo col mare che di li a poco vedrò e mi scalderà il cuore, poi ne arriva subito un secondo e questo è per il percorso che mi preparo ad affrontare.
Curve, asfalto, alberi, salite alternate a discese…che è anche un provocante desiderio per chi ama far girare il volante tra le mani, senza eccessi, senza forzature, disegnando il percorso nella sua esattezza.
E’ come uno sguardo tra due amanti che si conoscono da tempo, uno sguardo complice, immediato, elettrico…lei che scorre sinuosa sotto di te, facendo accarezzare le sue curve e poi il contatto. Che non sembra nemmeno tra due elementi inanimati, perchè sono vivi, caldi…asfalto e ruote…e il contatto è davvero unico.
Un amore ripetuto decine e decine di volte, che potrei fare anche ad occhi chiusi…per raggiungere mare, sole, amore, luoghi, persone…
E poi c’è un secondo contatto ed è quello del percorso che segna il ritorno…meno emozionale, meno curve, meno particolari su cui soffermarsi…e mia figlia che dorme nel seggiolino. Addormentata dal cullare del veicolo, la sua mano destra sul capo che dà e riceve calore ed attutisce anche qualche sobbalzo…
Un momento semplice, ma intenso come solo i momenti semplici sanno essere. Meno emozioni per le curve, ma un amore verso chi, nella sua semplicità, riempie il cuore con uno sguardo.



20 comments
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13 Settembre 2008 a 7:41 pm
sancla
scusa l’ovvietà, ma qui in sottofondo sento Battisti che canta: si, viaggiare…
13 Settembre 2008 a 8:25 pm
Elle
Ah Sancla…nessuna ovvietà, figurati…”quel gran genio del mio amico…” Battisti mi piace…
Anche se io ci sento di più “Where the streets have no name” U2…ma solo perchè il potente suono della chitarra elettrica dell’intro si intona di più con l’anima rock (del momento)…
14 Settembre 2008 a 12:01 am
pani
meno male che non tutte le mamme intristiscono i figli con canzoni da baby dance
Bel momento…sono attimi che rendono piacevoli le giornate e anche i ricordi.
14 Settembre 2008 a 12:56 am
piemme
THE EDGE IMMENSO!!!
Il tuo post mi riporta alla mente i tornanti, le esse, i gomiti della mia costiera, la roccia bianca e aspra da un lato e il mare blu dall’altro in un andirivieni di colori e emozioni visive, condite da marce scalate, picchiate di freni e botte d’acceleratore con la lancetta del contagiri che tiene il ritmo nel cruscotto come un tamburello e il ritorno di sterzo tra mai che prima stringono e poi rilasciano carezze… come una bruna e bella danzatrice di taranta… (guarda ‘sto video).
http://it.youtube.com/watch?v=0uJijsgNWYc
Grazie L.
14 Settembre 2008 a 10:53 am
Elle
@Pan: per quanto riguarda la musica diciamo che a Petite non ho fatto mancare mai niente…spaziamo tranquillamente da “Il coccodrillo come fa” fino al pop rock contemporaneo, passando per il jazz ed il blues
Il momento in cui sono alla guida è uno dei più rilassanti in assoluto.
Con gli opportuni distinguo, ovviamente. Un conto è guidare con o senza meta nel tempo libero, cosa diversa è invece la guida quotidiana per raggiungere il posto di lavoro o usare l’auto per spostamenti abituali ed obbligati…insomma, per dirla in parole tue…tutta un’altra musica
@Piemme: Quella strada che tu hai così ben fotografato con le tue parole, quella della tua costiera, la conosco perchè l’ho fatta, ahimè una volta sola…però non guidavo io. Ed è stato bello perchè, anche se ho dovuto rinunciare al brivido di farmi scorrere sotto le mani il volante, in quei tornanti a strapiombo sul mare, ho potuto godere infinitamente di più del panorama mozzafiato che si snodava tra roccia bianca, asfalto nero e mare blu.
Ed anche la scelta del video è azzeccatissima…guidare una MG come quella sì che trasmette belle vibrazioni…
E come sottofondo musicale, ripensandoci…non ci stava male neanche questa…sono certa che la riconosci
“Caselli d’autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada [...] “
14 Settembre 2008 a 2:42 pm
piemme
e che fai, ti perdi il meglio!
“…non mi è concesso più di delegarti i miei casini
mi butto dentro vada come vada
siamo come il sole a mezzogiorno
senza più nessuna ombra intorno…”
Ora vado, sta per iniziare Napoli-Fiorentina e la vedrò in tv.
I padroni di quest’italietta così hanno deciso, il mio abbonamento “curva B secondo anello” si è tramutato in una tessera di DELINQUENTE.
Ma come? Il rapinato, scippato sono io!!!
15 Settembre 2008 a 12:15 pm
arthur
Sai quale è stata la mia impressione leggendo “l’andata e il ritorno” di questo tuo viaggio?
Era come essere su una tavola di surf, dapprima nuotando per andare a prendere le onde più alte e poi, una volta presa l’onda, lasciarsi trascinare mantenendo l’equilibrio, saltare, volare un tutt’uno con il mare, fino poi a ritrovarsi quasi a riva e, felici ed eccitati, ricominciare daccapo.
Beh, poi mi vengono in mente i tornanti dei Monti Peloritani, che scendendo mi fanno intravedere il mare della mia bella Messina, o di una qualsiasi strada che poi porta al mare e quando lo vedo, è come se il cuore mi si aprisse a nuovi orizzonti, è come se la mia natura fosse finalmente arrivata a casa sua e da lontano mi sembra di sentire anche l’odore di salsedine, e già pregusto le passeggiate con lo sguardo perso nell’impossibile.
*** Mannagg…
15 Settembre 2008 a 12:43 pm
barbie
molto bella la tua descrizione di questa andata e ritorno, piccoli elementi, forti, intensi, essenziali, ma fortissimamente efficaci.
15 Settembre 2008 a 2:19 pm
Fabioletterario
No words. Poesia pura e liquida!
Invidia pura!!!
15 Settembre 2008 a 3:18 pm
Elle
@Arthur: bello il paragone con il surf…tra l’altro è una di quelle cose che mi sarebbe sempre piaciuto imparare ma ahimè…gli sport che richiedono equilibrio sembrano non essere per me (vedi anche lo sci…sono una frana!)
Ed il cammino che porta al mare è sempre un’emozione diversa…
@Barbie: benvenuta e grazie per le tue parole, appena posso ricambierò la visita…
@Fabio: …il solito esagerato!!! ma tu, ti rileggi mai? non hai niente da invidiare a nessuno, credimi
15 Settembre 2008 a 6:24 pm
arthur
Il cammino che porta al mare, è un cammino verso l’ignoto, verso qualcosa che ti sembra di toccare, ma che invece più ti avvicini e più lo vedi lontano.
Alcuni anni fa in Kenia, guardando l’orizzonte sembrava che quel mare non finisse mai, e più cercavo e più mi sembrava di andare avanti, senza fine, impossibile da toccare.
E forse è questo che mi affascina del mare, sapere che c’è, ma allo stesso tempo non riuscire a toccarlo tutto, a sentirlo, perché ogni onda è una nuova carezza, perché ogni metro guadagnato, è un piccolo tragitto in un mare che non finisce mai.
Ed anche se lo guardi dalla battigia, c’è un onda uguale all’altra?
No, ogni piega, ogni rigagnolo di schiuma, persino ogni gorgoglio che si infrange, non è uguale all’altro. E continua per ore e ore, giorni, mesi, anni, secoli, ma non è uguale all’altra.
Il cammino che porta al mare… è sempre un’emozione diversa, mai l’una uguale all’altra.
15 Settembre 2008 a 7:13 pm
riccardo
A me, cara Elle, il tuo post ricorda l’autunno; non dico il “Il mare d’inverno” perchè forse il riferimento è troppo scontato (esecuzione di Enrico Ruggeri a parte), ma qualcosa di simile.
Ottimo The Edge, col suo grandinare note… però mai casuali.
Bella questa sensazione, direi senz’altro di grande calore che comunica il viaggiare con una figlia (o un figlio): quel senso d’amore e di serenità che è forse un anticipo di Paradiso… in terra.
Vorrei scrivere anche altro, ma francamente mi sembrerebbe di infrangere l’armonia e la serenità che il tuo post emana.
Del resto, di fronte a ciò che è ben detto, l’aggiungere parole rischia di creare… frastuono, laddove invece c’è appunto armonia.
E’ però un segno dei tempi in cui viviamo (o forse dovrei dire dei tempi in cui ci TRASCINIAMO), quello di assordarci con cose davvero inessenziali.
Be’, non ce l’ho fatta, a smettere di parlare/scrivere!
Ciao.
15 Settembre 2008 a 8:21 pm
Elle
Caro Arthur, il tuo commento stavolta l’ho sentito come un’onda che mi arriva addosso, carica di energia, di sale, di schiuma, di iodio, di vento…
Non voglio aggiungere altre parole mie alle tue perchè sarebbero le stesse e allora mi affido ad un autore d’eccezione, Alessandro Baricco – Oceano Mare:
“Il mare cancella, di notte. La marea nasconde.
E’ come se non fosse mai passato nessuno.
E’ come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera.
E’ tempo. Tempo che passa.”
Bonne soirée…
@Riccardo: il tuo commento mi lusinga ed inorgoglisce ma, ti prego, non definire, (seppur bonariamente) “frastuono” le parole che tu o chiunque altro vorrà aggiungere alle mie.
Nessuna magia o armonia verrà mai spezzata, perchè il mio blog, e non solo il mio ma tutti i blog in verità, vivono di questo, di parole.
Che poi a ben guardadre sono ben di più, perchè contengono emozioni, stati d’animo, pezzi di vita…che io ho la fortuna di condividere con i miei lettori e/o commentatori.
Non priviamoci mai della parola, scritta, parlata, letta…mai! Quella, secondo me, è la vera armonia da proteggere, da rispettare e da non infrangere. Quindi Riccardo, ben venga il tuo “non ce l’ho fatta a smettere di parlare/scrivere”
Buona serata e…grazie per le tue “parole”…
16 Settembre 2008 a 12:13 pm
arthur
Alessandro Baricco… che belle parole.
Ma come fai a trovarle, mannagg…
16 Settembre 2008 a 12:29 pm
Elle
@Arthur: La risposta alla tua domanda è semplice: è un libro che mi segue da sempre ed ho consumato le pagine a furia di sottolinearle e sfogliarle…
Avrai certamente notato che Baricco ed il suo Oceanomare sono piuttosto ricorrenti in questo blog…il primo post che ho scritto ispirato a questo libro risale ormai quasi ad un anno fa…Open…
16 Settembre 2008 a 9:34 pm
Irish Coffee
odio, decisamente odio l’autostrada, così dritta, così perfetta, così larga, senza calore
amo guidare, amo le curve, le corse lente su strade che hanno qualcosa a destra e sinistra da ricordare nel tempo, ricordo di un percorso…
un percorso verso qualcosa e qualcuno che può solo dar piacere e felicità
un percorso a volte di vita, ed è il ritorno il momento che non si vorrebbe mai provare, chissà perchè di quei ritorno non ricordo nulla
forse c’era nebbia, forse la vista era nella nebbia
non so..
toccante, riflessiva
17 Settembre 2008 a 12:50 am
sarimagiha
Splendido il tuo viaggio e rassicurante l’immagine di un’autostrada tutta a tua disposizione. Magari fosse sempre così lo sguardo verso la meta! Sgombro da Tir, auto che ti sorpassano come scheggie impazzite, file interminabili e quant’altro. Tuttavia dai l’impressione che anche in mezzo al traffico tu non perda il piacere della guida, la gioia di rivedere il mare, la magia di avere accanto tua figlia che dorme tranquilla. Mi sentirei sicura anch’io.
17 Settembre 2008 a 9:37 am
Elle
@Irish: andare, tornare…due aspetti dello stesso viaggio, lo stesso percorso eppure così carichi di emozioni diverse…
Non mi stupisce che tu non abbia ricordo del ritorno, in genere siamo portati a trattenere ciò che è più piacevole, lasciando sfumare nella nebbia del tempo, ciò che invece piace un po’ meno…
@Sarima: benvenuta carissima, finalmente ti leggo anche tra queste mie pagine!!!
Il percorso che descrivo in realtà non è quello di un’autostrada, anch’io come IrishCoffee preferisco le strade secondarie, meno trafficate, più scomode forse, con più curve, più salite e discese, meno immediate…ma fortemente gratificanti per gli occhi (il panorama) e per la guida (per chi ama sentire il volante scivolare tra le mani… )
17 Settembre 2008 a 4:38 pm
Alex
Quante strade anche nella mia vita e quanti ricordi, quante curve, quanti momenti e ricordi.
Ovviamente nelle mie strade manca il mare, anzi no! mi viene in mente una strada del Portogallo che facevo tornando dal lavoro da Marinha grande verso l’albergo. Una strada tutta curve e dolci saliscendi in una pineta, fino, a che girata l’unica curva di fronte mi appariva l’oceano con il paesino di case bianche sulla spiaggia. Mi sentivo in vacanza anche se lavoravo come un matto.
ma forse la strada che porto maggiormente nel cuore è quella tra i castagni che da Trana porta a Giaveno. , Ci pensavo mentre ero a lavorare in Marocco ed immaginavo i riti antichi, raccogliere le castagne, fare le caldarroste nel giorno di Ognissanti mentre io ero mesi e mesi lontano da quei momenti.
Un po’ di nostalgia da sapore a molte cose.
17 Settembre 2008 a 10:19 pm
Elle
@Alex: è bello leggere che le nostre strade, i nostri percorsi, seppur distanti, si incrociano qui, tra queste righe che in qualche modo ci accomunano un po’ tutti, uniti nel ricordo, nel pensiero…
E durante la salita si pensa già al momento della discesa…