Arriva puntuale come il sole che nasce e tramonta, come il susseguirsi delle stagioni…e questo inizio d’autunno più che mai pallido, gli è particolarmente favorevole e congeniale. Charles Baudelaire lo definiva con una sola parola spleen, a ricordarci come, quel vortice di emozioni contrastanti tra il malinconico e l’ansioso, sia possibile quasi toccarlo, attribuendogli un nome, quasi un nome proprio…

In italiano non esiste una sola parola per definire lo spleen, si deve ricorrere ad una frase, ad un insieme di parole per evocare quel senso di…turbamento (?), fragilità emotiva (?)…e mancherebbe sempre qualcosa, perchè nelle traduzioni si perde sempre qualcosa…

E’ con lo spleen che viene a galla ogni sorta di malinconia, nessuna esclusa, comprese quelle che tengo sigillate sottovuoto.

Le prime giornate nuvolose dell’anno mettono in circolazione ricordi, sensazioni, odori antichi e familiari…odore di quaderni, di carta ed inchiostro, di legna bruciata, di terra umida e smossa.

E come uno schiaffo in pieno viso ti avverte che solo tra molti mesi sentirai ancora sulla pelle la libertà di stare sempre mezza scalza e mezza nuda, le prime scarpe chiuse le vivo un po’ come un rito luttuoso…

Per la strada meno sorrisi, alla radio musica revival, nelle vetrine dei negozi lo scuro dei cappotti e le imbottiture morbide e gonfie delle giacche a vento…e dentro di me, quell’ansia grigia ed una vaga malinconia che però non è dolce, la voglia di non parlare e non scrivere…ma farlo ugualmente, perchè quella è La Cura.