rimmell2

Piccoli gesti quotidiani, appuntamenti fissi, lenti rituali, ripetizioni cadenzate di pensieri, luoghi e movimenti, consuetudini scandite da incontri sempre diversi eppure sempre uguali.
Da quanto tempo ormai stava lì davanti allo specchio a viaggiarsi dentro…?
Un passo indietro allontanando un po’ il viso da quella superficie lucida che la riflette, mentre entra ed esce dai suoi occhi a piacimento, sfocando l’immagine in una nuvoletta di vapore, quella che fa uscire dalla bocca e si va a condensare in un alone opaco sullo specchio. Allunga una mano e ci disegna sopra col dito, poi con la manica cancella e ricomincia il gioco.
Una passata di rimmel sulle ciglia, poi un tratto deciso di matita nera sul bordo esterno della palpebra superiore ed un altro a disegnare quello inferiore, sfumando il tutto verso la tempia, ancora rimmel sul suo sguardo, infine un pesante strato di rossetto rosso ciliegia sulle labbra.
Ora si osserva senza troppe domande ed i suoi occhi bistrati di nero la guardano di rimando, suoni ovattati la raggiungono nella toilette: è la vita attorno che sembra quasi accelerare in una centrifuga impazzita, o forse è solo il rumore della lavatrice dell’inquilina del piano di sopra in sottofondo…
Avvicina di nuovo il viso allo specchio, spostando la testa da un lato, due colpi secchi di spazzola a domare la chioma impertinente, poi li raccoglie e li tira indietro con le mani, inutile insistere, con spazzola e pettine non è mai andata troppo d’accordo.
Un ultimo sguardo obliquo a tutto quel trucco nero attorno agli occhi e quella bocca dal colore troppo acceso, vistoso, inopportuno, pesante, quasi volgare, ma tutto sommato nell’insieme le piaceva o comunque era quella l’immagine che si imponeva.
E quell’immagine era lì, a ricordarle che lei era di una di quelle che saltano da un letto all’altro, quelle che intrattengono “gli ospiti”, quelle grandi troie di cui si sfamano certi uomini. Ma a ben guardare, spesso quel tipo di etichetta tocca anche a tutte quelle che vivono la propria sessualità senza porsi alcun freno con un partner fisso e che invece, “in nome dell’amore”, si ritrovano ad incarnare un’altra immagine, ruoli imposti da qualche sconosciuta morale.
Continua a guardarsi e pensa che, malgrado tutto, non rinuncerebbe mai ad essere donna e femmina, ma che per alcuni brevi istanti le piacerebbe anche poter essere un uomo, per potersi osservare, per leggersi ed interpretarsi con gli occhi di un uomo, il sogno erotico e proibito incarnato nella donna discinta e disinibita che era per loro.
Uomini che quando poi se la ritrovano davvero tra le mani “la grande troia”, la annusano appena, restando paralizzati dal timore di non saperla gestire, o comunque si perdono, in quell’oblio di sensi abilmente venduto come panacea a tutti i mali.
Violare le regole l’aveva sempre resa fiera e perchè no, persino un filino vanitosa, ma a volte, le piacerebbe anche poter rileggere in quegli occhi una trasparente freschezza, vorrebbe poter mostrare ancora lo slancio del fiume in piena, la loro densità come di resina vischiosa, il colore vivo della terra smossa e umida del sottobosco, che qualcuno era riuscito persino a toccare.
Scuri, profondi, mobili e lucidi, i meandri dell’iride, le loro ombre ed i loro perchè, il peso delle loro buie e sconfinate profondità.
Un’altra passata di rimmel…ripensando a quella volta in cui, uscendo dal supermercato, aveva pagato una zingara perchè non le leggesse il futuro…