
Piccoli gesti quotidiani, appuntamenti fissi, lenti rituali, ripetizioni cadenzate di pensieri, luoghi e movimenti, consuetudini scandite da incontri sempre diversi eppure sempre uguali.
Da quanto tempo ormai stava lì davanti allo specchio a viaggiarsi dentro…?
Un passo indietro allontanando un po’ il viso da quella superficie lucida che la riflette, mentre entra ed esce dai suoi occhi a piacimento, sfocando l’immagine in una nuvoletta di vapore, quella che fa uscire dalla bocca e si va a condensare in un alone opaco sullo specchio. Allunga una mano e ci disegna sopra col dito, poi con la manica cancella e ricomincia il gioco.
Una passata di rimmel sulle ciglia, poi un tratto deciso di matita nera sul bordo esterno della palpebra superiore ed un altro a disegnare quello inferiore, sfumando il tutto verso la tempia, ancora rimmel sul suo sguardo, infine un pesante strato di rossetto rosso ciliegia sulle labbra.
Ora si osserva senza troppe domande ed i suoi occhi bistrati di nero la guardano di rimando, suoni ovattati la raggiungono nella toilette: è la vita attorno che sembra quasi accelerare in una centrifuga impazzita, o forse è solo il rumore della lavatrice dell’inquilina del piano di sopra in sottofondo…
Avvicina di nuovo il viso allo specchio, spostando la testa da un lato, due colpi secchi di spazzola a domare la chioma impertinente, poi li raccoglie e li tira indietro con le mani, inutile insistere, con spazzola e pettine non è mai andata troppo d’accordo.
Un ultimo sguardo obliquo a tutto quel trucco nero attorno agli occhi e quella bocca dal colore troppo acceso, vistoso, inopportuno, pesante, quasi volgare, ma tutto sommato nell’insieme le piaceva o comunque era quella l’immagine che si imponeva.
E quell’immagine era lì, a ricordarle che lei era di una di quelle che saltano da un letto all’altro, quelle che intrattengono “gli ospiti”, quelle grandi troie di cui si sfamano certi uomini. Ma a ben guardare, spesso quel tipo di etichetta tocca anche a tutte quelle che vivono la propria sessualità senza porsi alcun freno con un partner fisso e che invece, “in nome dell’amore”, si ritrovano ad incarnare un’altra immagine, ruoli imposti da qualche sconosciuta morale.
Continua a guardarsi e pensa che, malgrado tutto, non rinuncerebbe mai ad essere donna e femmina, ma che per alcuni brevi istanti le piacerebbe anche poter essere un uomo, per potersi osservare, per leggersi ed interpretarsi con gli occhi di un uomo, il sogno erotico e proibito incarnato nella donna discinta e disinibita che era per loro.
Uomini che quando poi se la ritrovano davvero tra le mani “la grande troia”, la annusano appena, restando paralizzati dal timore di non saperla gestire, o comunque si perdono, in quell’oblio di sensi abilmente venduto come panacea a tutti i mali.
Violare le regole l’aveva sempre resa fiera e perchè no, persino un filino vanitosa, ma a volte, le piacerebbe anche poter rileggere in quegli occhi una trasparente freschezza, vorrebbe poter mostrare ancora lo slancio del fiume in piena, la loro densità come di resina vischiosa, il colore vivo della terra smossa e umida del sottobosco, che qualcuno era riuscito persino a toccare.
Scuri, profondi, mobili e lucidi, i meandri dell’iride, le loro ombre ed i loro perchè, il peso delle loro buie e sconfinate profondità.
Un’altra passata di rimmel…ripensando a quella volta in cui, uscendo dal supermercato, aveva pagato una zingara perchè non le leggesse il futuro…


20 comments
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2 Marzo 2009 a 10:04 am
Fabioletterario
Tanto di cappello, tanto per cambiare, davanti alla tua prosa mozzafiato che mi fa sentire piccolo piccolo!
Fabio
2 Marzo 2009 a 12:42 pm
Elle
Fabio, maddaiiiii “piccolo, piccolo…” addirittura!
Comunque ti ringrazio per l’attenzione e la “cura” con cui sempre mi leggi.
2 Marzo 2009 a 3:31 pm
morenafanti
Un bel ritratto. tinte forti e decise. parole adatte. da conservare per storie future
2 Marzo 2009 a 5:09 pm
romaguido
Per una strana assonanza, il tuo post mi evoca quei troian horse che espugnano città ormai deserte, avanzando, come bulldozer, su cadaveri di entità che non hanno mai visto la luce.
L’immagine è spettrale: la squallida scena di uno sterminio che non ha vittime.
2 Marzo 2009 a 8:14 pm
Elle
@Morena: “da conservare per storie future” hai centrato il mio “punto debole”
…in effetti il finale aperto (che finale non è) è un mio vizio/vezzo stilistico.
@Ro.Ma: che bella questa cosa di commentare per immagini!…molto suggestiva quella che hai proposto.
infatti in questo caso, ma forse anche più in generale, ciò che è, spesso non è come appare…
Comprendo e condivido l’assonanza con i troian horses
3 Marzo 2009 a 12:46 pm
arthur
Al di là del fatto che questo brano è molto bello (beh, ormai è scontato con Elle… ), mi sembra che tu abbia toccato un tasto delicatissimo, che spesso si scontra con mentalità contrapposte ma ognuna vicina all’altra: la consapevolezza che all’uomo è concesso tutto e invece alla donna… ben poco, se il tema è la sessualità.
E su questo l’argomento maschio, maschilista e retrogrado, ci sta tutto.
Beh, forse i tempi sono un po’ cambiati, ma è anche vero che se una moglie, una compagna si atteggia nell’intimo a “Troia”, cioè ad esprimere liberamente tutta la sua sessualità, quindi a volere lei, a ricercare piacere, perché ne ha voglia, perché sullo stesso piano e non un gradino più in basso dell’uomo, allora il rischio è di essere fraintesa, di essere giudicata senza pietà, a meno che non sia l’uomo a chiedere e allora tutto è concesso.
Dipende forse dal fatto che le “troie” l’uomo vuole andare a cercarle, per poi magari, come dici tu, “restare paralizzati dal timore di non saperle gestire… “ forse perché l’immagine che lui ha di quelle donne, lo solleva da un lato dal sentirsi giudice, legato ad una certa morale e dall’altro svincolato dal bisogno di essere in prima persona protagonista, visto che lui il più delle volte si lascia fare.
Ho un amico che più o meno ragiona così, lui va in quei locali piene di donnine nude con i separé all’occasione da utilizzare, e la moglie non può neanche andare al cinema da sola…
Comunque, concordo con Morena, ” parole adatte. da conservare per storie future… “
3 Marzo 2009 a 1:24 pm
romaguido
Per molti uomini l’universo femminile risulta ancora nettamente suddiviso in madri/sorelle/figlie, gli “angeli del focolare”, con obbligo di fantasia, efficenza ed esperienza nella conduzione domestica, comprensione, accoglienza, sottomissione totale al “padrone di casa”, da una parte, e le altre donne, “vestali” dell’alcova, in tutte le diverse sfaccettature e implicazioni, dall’altra.
A tal proposito, mi viene in mente una vecchia scenetta con Nadia Cassini e Lando Buzzanca: il “maschio”, dopo aver maltrattato la moglie, rea di avergli preparato per cena una semplice frittata, esce, sbattendo la porta, per recarsi dall’amante (Nadia Cassini), che, in abiti succinti e aspetto smagliante, gli offre, imboccandolo, la “frittatina-ina-ina, buona buona”, quella che gli prepara tutte le sere e che lui mostra di gradire enormemente…
3 Marzo 2009 a 3:19 pm
Giovanna Amoroso
Un bel ritratto del complicato “universo” uomo-donna…
A bientot, ma chèrie Elle…
Giovanna
3 Marzo 2009 a 8:00 pm
Elle
Questo post è tutto costruito attorno ad un’immagine, un’immagine che si impone attraverso le parole che ho scelto per rappresentarla.
Parole che tuttavia raccontano non solo un’immagine ma anche sensazioni, quelle di questa donna che si guarda allo specchio, che sa di dare un’immagine ed un messaggio preciso di sè, ma sa anche che ciò che volutamente appare, non sempre è ciò che è.
Ed attraverso quel viaggio dentro e fuori dai suoi occhi, lei prova a condurre chi la legge e la guarda anche verso un’immagine meno evidente, oltre l’immagine della “grande troia”, che sa non appartenere solo a chi vive in modo troppo “disinvolto” la propria sessualità.
Quel desiderio di volersi guardare almeno per una volta con gli occhi di un uomo, infondo non è altro che il suo desiderio di verficare, con un altro modo di sentire, quanto di quella “grande toria” c’è o non c’è davvero in lei, quella parte che taluni vedono e considerano “sbagliata” e che lei fa riemergere e scomparire in quel gioco quasi infantile, di disegnare con il dito sulla nuvoletta di vapore lasciato dal suo repiro sullo specchio.
Ciò che evidenzi tu Arthur, ripreso in parte anche da Rosamaria in effetti è nel cuore di questo post.
Dovrebbe essere lecito supporre che, ai giorni nostri, qualsiasi discorso sulla sfera sessuale sfondi una porta aperta. Eppure non è affatto così. Ancor oggi c’è sempre chi è pronto a giudicare e incasellare il comportamento altrui, sopratutto quando si vanno a toccare certi argomenti che non sono tabù, ma veramente e quanto non lo sono?
Accade nella vita di tutti i giorni…molti, troppi uomini (ma anche donne), continuano a giudicare la moralità di una donna a partire dai suoi comportamenti sessuali (e non).
@Giovanna: complicato universo sì, dici bene!
bonne soirée…
Al più presto passo (e mi fermo) da te, è una promessa
4 Marzo 2009 a 4:08 pm
Irish Coffee
sai, anche esiste chi trova questi piccoli gesti quotidiani dei banali gesti
penso che ogni gesto, anche il più banale, sia da considerare come la considerazione che ogniuno ha nei propri confronti
anche solo il gesto di passarsi un tratto di rimmel è sinonimo di farsi del bene, considerare l’aspetto della nostra persona
la considerazione arriva sempre da dentro, il piacersi perchè ci si sente bene con se stessi
il gesto per piacere agli altri è diverso, in questo caso il rimmel può diventare una maschera…
4 Marzo 2009 a 9:14 pm
sancla
forse l’atteggiamento retrogrado del maschio (di certi maschi) che sottolinea arthur, nasce dalla paura di essere giudicati con gli stessi metri che loro hanno adottato sulle donne o forse (ancora peggio) con il metro dei desideri femminili che potrebbero non riuscire a colmare…
Bel testo, Elle, davvero bello e coinvolgente.
4 Marzo 2009 a 10:35 pm
pani
tutto questo da un filo di rimmel? Complimenti, pare un quadro, già bello incorniciato.
5 Marzo 2009 a 11:01 am
Elle
@Irish: sì ci sono gesti e rituali quotidiani che sono una vera e propria “coccola” personale, un modo per rallentare e prendersi cura di sè.
Qui il rimmel è in parte “coccola” ed in parte è anche “maschera”, piacersi e piacere infondo, sono pur sempre le due facce di una stessa medaglia…
@Sancla: il metro di cui parli sicuramente non è univoco. Non per niente questa donna ad un certo punto esprime il desiderio di potersi guardare con gli occhi di un uomo, per verificare con altri occhi qualcosa che in lei è molto chiaro, ma che non è evidente per tutti allo stesso modo.
@Pan: grazie, sai com’è…le vie del rimmel sono infinite…
5 Marzo 2009 a 11:33 am
arthur
bello, bello… le vie del rimmel sono infinite… e se ti dicessi che questa cosa mi porta alla mente tante altre cose e, quasi quasi, ci faccio un post…
*** devo darti il copyright? Mannagg… di una mannaggissima, mi sa che ’sta volta mi rovino! ***
5 Marzo 2009 a 11:38 am
Elle
Fai pure Arthur, copyright permettendo
anche perchè così dicendo istighi pesantemente la mia curiosità di sapere cosa siano quelle “tante altre cose” che ti sono ritornate in mente, partendo da un filo di rimmel, per arrivare, dove?
Perciò ti dico tranquillamente…rovinatiiiiiiiiiiiii!!!
5 Marzo 2009 a 12:56 pm
Irish Coffee
dici? forse si…
le due facce della medaglia, il vero e il falso
dipende da come uno si espone, o vuole farsi interpretare
anche se alla fine, dopo il rimmel, torna quell’acqua e sapone
cosa che tutti conosciamo, e di cui tutti sentiamo il bisogno…
5 Marzo 2009 a 1:02 pm
Elle
No Irish, non intendevo il vero ed il falso, pensavo piuttosto che per piacere bisogna prima piacersi, associandolo al discorso che facevi tu circa i gesti per prendersi cura di sè.
E mentre tu eri qui, stavo giusto commentando le tue frittelle di mele…e vista l’ora, bon appetit
5 Marzo 2009 a 6:39 pm
Giovanna Amoroso
Cara Elle, ti ho aggiunta fra i miei COMPAGNI DI BLOG!
Buona serata
Giovanna
6 Marzo 2009 a 2:55 pm
spaziocorrente
Non so perchè ma questo “Rimmel” mi porta in un tendone di un circo, dove sulla pista di sabbia un clown guarda la gente.
E’ una sua scelta essere lì, ed il più delle volte riesce anche a ridersi addosso. Ma in altre, dietro a quel pesante trucco si nasconde la sua voglia di essere diverso, forse spettatore seduto su quei scomodi sedili a guardare in sù, il trapezzista che volteggia leggero nell’aria.
Ma sa bene che il suo compito è essere lì, far ridere chi non vuol sapere niente di lui, ma solo godere di quello che appare dimenticandosi per un momento dei suoi dolori.
Ognuno fa la sua parte: che ognuno ci metta la sua verità.
Buona giornata Elle
6 Marzo 2009 a 8:24 pm
Elle
Caro Spaziocorrente ma sai che mi piace davvero tanto questa tua interpretazione di Rimmel?
L’accostamento che fai con il circo mi ha riportato alla mente il Grand Guignol, che non è un circo bensì un teatro parigino e che viene ricordato soprattutto per gli spettacoli dal gusto piuttosto violento o comunque dal “forte” impatto.
In questi spettacoli non mancavano le incursioni a sfondo sessuale con varianti più o meno spinte e che venivano per questo considerate immorali, oscene, con personaggi sfrontati e spudorati, totalmente concentrati nel lanciare quel tipo di provocazione, con conseguente reazione spesso scandalizzata.
E’ proprio vero: che ognuno ci metta la sua verità!
Talvolta capita anche che, convinti di essere assolutamente “a modo”, si finisca per essere invece interiormente deteriorati e consumati oltre che fintamente timorati.
Merci bien et bonne soirée.