Per quanto ci si possa ritenere nomadi o zingari o minimalisti nei rapporti con gli altri o nei sentimenti, sarà capitato più o meno a tutti, in determinati momenti della vita, di ritrovarsi accanto una di quelle persone con cui si sente di avere in comune più di qualcosa. Una di quelle persone che quando ti accade qualcosa ti viene subito in mente lei o lui, non altri, e non potrebbe essere altrimenti, mentre pensi “questa gliela devo proprio raccontare, prima che poi me ne dimentico…”. Quelle persone che magari conoscono più di altre i nostri gusti ed i nostri guai, che sanno esattamente i libri ed i centimetri di polvere che hai accumulato sul comodino, che sanno che ti commuovi quando guardi vecchie foto nell’album di famiglia o rileggi vecchie lettere, che conoscono sempre a memoria la playlist del tuo i-pod anche se la aggiorni talmente di frequente che nemmeno tu ricordi cosa hai ascoltato di recente. Qualcuno che frequenta tutti i giorni la tua testa, che conosce qualche tuo piccolo segreto, qualche follia, qualche desiderio nel cassetto e persino qualche peccatuccio veniale, confessato qua e là, tra un sospiro ed una risata. Qualcuno che conosci da sempre ma anche da mai, con cui passeggi a braccetto, con cui sali e scendi le scale con lo stesso fiatone“…e chi arriva ultimo paga pegno!”, qualcuno che non si stupisce se ancora alla tua età ti diverti a fare aeroplanini di carta da lanciare nel vuoto per poi seguirli volteggiare con lo sguardo assorto per interminabili minuti. Qualcuno che ama l’odore dell’erba appena tagliata o del tabacco dolciastro da pipa, qualcuno che sa leggere il naso rosso e gli occhi lucidi senza scambiarlo per raffreddore, qualcuno che risolve i tuoi rebus prima ancora di aver pensato tu stesso ad una soluzione, qualcuno che digerisce tranquillamente i tuoi “angolini di introspezione” (meglio conosciuti come silenzi prolungati), senza puntarti addosso quello sguardo di stucchevole indulgenza di chi pensa che sei in “quei giorni” e quindi inevitabilmente in balìa di una ingestibile tempesta ormonale.

Si può star bene più o meno con tutti, certo, più o meno!…sentire di provare un bell’affiatamento, con molti. Ma c’è un plusvalore solo con qualcuno in particolare, che rende quel legame singolare. Non c’è un solo termine per definirlo, credo sia un insieme di componenti e di incastri che si fanno sentire e ti fanno vivere una sorta di “comunione di sensi” e che ti trasmette quella piacevole sensazione di comprensione, di voglia di attingere alla fonte dell’altro, di scoprirsi per scoprire, tra lo stupito e il commosso, di avere le stesse identiche ossa.

Perché quando io dormo… tu dormi quando io parlo… tu parli quando io rido… tu ridi quando io piango… tu piangi quando io dormo… tu dormi quando io parlo… tu parli quando io rido… tu ridi quando io piango… tu ridi.