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photo by Elle & photofunia
Non sono mai stata brava a disegnare, ma nemmeno poi così negata.
Ricordo che sin da bambina faticavo sempre un po’ con matite, pennarelli o acquerelli in mano prima di dar vita ad un disegno.
Non che non mi piacesse, ma era proprio il realizzare un’immagine, andarla a catturare dalla realtà o dalla fantasia per poi trasferirla graficamente rappresentandola su carta, che talvolta mi metteva in difficoltà.
Al contrario, se dovevo fare la stessa cosa usando le parole, allora cambiava tutto ed era presto fatto e con gran piacere, disegnare con le parole mi veniva più facile ed immediato, laddove la parola scorre, io scivolavo liberamente via con lei.
Se poi parliamo di disegnarsi addirittura, di farsi l’autoritratto o di farsi ritrarre o fotografare, è ancora peggio.
Mi prende una sorta di sindrome da “ritratto di Dorian Gray” in cui il ritratto diventa non solo rappresentazione ed identificazione del corpo e della sua bellezza ma addirittura dell’anima.
Ecco, forse dev’esser stata questa lettura affrontata in “tenera età” ad aver condizionato pesantemente la mia propensione ed il mio controverso rapporto con le immagini, che da un lato apprezzo ed amo molto, dall’altro rifuggo, restandone sempre un po’ a distanza di sicurezza.
Eppure corpo ed anima sono onde del medesimo mare e pur avendo sempre pensato che non mi desse piacere confondermi in quelle acque, un giorno, improvvisamente, accade che un raggio di luce filtri ad illuminare un foglio bianco, disegnando da solo una striscia obliqua su quel piano candido.
Ed è lì che inizio ad accarezzare l’idea di farmi trasferire su carta, di farmi delimitare da un segno, di provare a placare in qualche modo, il desiderio di rendere visivamente reale l’anima, anche solo in un suo dettaglio, per sentire come e quanto sia piacevole seguirla e “costruirla” ad ogni passo, nello studio delle forme, nella scelta dei materiali, sino alla collocazione finale, a viversi completamente quel pezzo di nascita nuova.
Ed è così forse che ritrovo allentati nel tempo quei freni iniziali, tant’è che ora troverei persino stimolante ed eccitante l’idea di farmi riempire da occhi che guardano ed interpretano forme, colori, tratti, movenze, trasferendo con un semplice tocco di mano, la visione in un’altra visione, come in un tratto di matita che scorra sul foglio bianco a lungo, piacevolmente, senza mai staccarne la punta.
Quel che è materia che si fa così distante da ciò che non è…girata, capovolta, ribaltata, senza più indugio, senza remore.
E in un attimo consumato in punta di matita, quella luce non è più la stessa luce ed io, non sono più la stessa forma.
“L’unico modo per sbarazzarsi di una tentazione è cedere ad essa.”
(Lord Henry Wotton, “Il ritratto di Dorian Gray”)


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