Prima di scendere ho anche avuto quell’attimo di esitazione, quello talmente abusato in milioni di pellicole cinematografiche da assomigliare a un luogo comune.
Ed in quella frazione di secondo che dura un’eternità, ho pensato che avrei potuto urlare forte per farmi vedere, o raggiungerti alle spalle in silenzio, o abbracciarti da dietro, cose così…
Ora scrivo senza curarmi della forma di quei pensieri, infondo la verità è sempre banale ed anche la mia lo è, quindi che importa se assomiglia a tante altre…
E poi non avrei voluto salutarti così.
In piedi.
Immobile, rigida.
Come quando si ferma di colpo l’autobus…capolinea, duro e assassino.
Di mattina.
Col sole allo zenit, col respiro fuori controllo da riportare a ritmo naturale.
E mi muore in gola così, senza riuscire a dirti nulla.
Nemmeno uno stupido: “anch’io”.
Lo faccio ora…

“Quando due persone salgono ognuna dalla propria profonda valle e si incontrano in cima a una grande montagna, non ha importanza quale sia il nome della montagna o da dove vengano quelle persone. Quando siamo in cima abbiamo la sensazione di trovarci sul tetto del mondo”.
(Jostein Gaarder – C’è nessuno)