In principio è una sensazione di vuoto.
Uno spazio che però non si può riempire, ché se provi a farlo il vuoto si fa più stretto e doloroso e ti attanaglia, sino a soffocarti.

E’ il cuore che martella all’unisono con le tempie. E’ un nodo in gola.
E’ il desiderio insano di voler(ti) assorbire, di poter essere lingua, per leccar via, sciogliere ed ingoiare tutto ciò che di amaro c’è intorno.
E’ fame di respiro leggero e non poterla alleviare, fame di radici bagnate e coperte, non esposte all’aria, al vento che soffia e prosciuga dentro. 

La mascella serrata, stretta, non si dischiude più e riarsa brucia come fiamma viva.
Vigile incoscienza che mi fa chiudere gli occhi per riempirmi ancora.
Socchiudo gli occhi appena e mi accarezzo la pancia, lasciata lì ad essiccare.
Il senso ineluttabile della siccità.