
Capita a volte di ritrovarsi in bocca parole conosciute, note, dette e ridette, usate, abusate, ma da tempo estranee.
E te le ritrovi inaspettatamente lì, appiattite lungo la linea del palato, sulla soglia della bocca che saltan fuori in un balzo e nemmeno ti danno il tempo di capire come e perchè.
Per una come me che è abituata a guardare le parole non solo come parole, a sentirne il peso specifico, fa uno strano effetto ripronunciarle…è come ritrovarsi in casa uno sconosciuto cui però spalanchi la porta sorridendo.
E fissi lo straniero con aria interrogativa e lui sorride di rimando e non puoi fare a meno di ricambiare…e più lo guardi più ti sembra che quei tratti rivelino sagome conosciute, ma ancora piuttosto sfocate.
Non è nè nero, nè bianco ancora.
Solo sfumature proibite.
E resti lì con questo straniero che fa tutto il giro delle tue stanze, che non te l’aspettavi, non lo sapevi, non potevi saperlo o forse l’hai solo immaginato di farfugliare in “moccese”…scusa ma ti chiamo amore.


22 comments
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19 Giugno 2009 a 6:28 pm
arthur
Mannaggia… scusa ma, inizio con le mie solite esternazioni… mannaggia…
La cosa che mi stupisce sempre, leggendoti, è questo tuo essere in un certo senso, come dire, diretta (?), hai la capacità di scegliere le parole e poi di scriverle, in modo che una volta lette, sembrano scivolare addosso come una carezza, (a chi le legge… ), come un alito di vento che attraversa e che, mentre lo fa, lascia una traccia, indelebile.
In questo “scusa ma… “ le parole, sembra di sentirle come una melodia, dove ritmo, armonia, timbro, si compenetrano fino a fondersi e a formare un tutto unico, una successione di suoni che trovano un senso compiuto in quel finale “scusa ma ti chiamo amore… “
Che meraviglia!
19 Giugno 2009 a 6:36 pm
api
un curioso straniero, elle.
gironzola per casa, una sfumatura in ogni stanza, la causa? quella porta aperta dal sorriso..
e siccome mi ritengo contro i “respingimenti” ..trovo che dovresti ospitarlo, si, a lungo, con la tua solita grazia.
api.
19 Giugno 2009 a 11:43 pm
spaziocorrente
Tre parole mi colpiscono come un improvviso abbaglio di luce:
“Solo sfumature proibite”.
E chiudo gli occhi per proteggerli, perdendo l’attimo per capire se è stata realtà o solamente desiderio.
Resta forte quel richiamo finale di parole che non ti sono estranee.
20 Giugno 2009 a 12:21 pm
Elle
@Arthur: se hai sentito quella melodia lì che descrivi, a parte che mi fai arrossire…ma ti dico che sono io a doverti dire “che meraviglia!” Grazie…
@api: bella lettura anche la tua, sì. L’ospitalità non la nego mai e spero sempre che dall’altra parte ci sia qualcuno che mi usi la stessa cortesia, che ricambi “la solita grazia” e che si prenda cura di certe parole…
@spazio: eh sì, un improvviso abbaglio di luce. E non potevi non coglierla tu questa sfumatura, che poi solo sfumatura non è, anzi, ha tutti i connotati di una pennellata a tinte forti, sgargianti. Grazie per aver sottolineato proprio questo passaggio, ché il post l’ho scritto talmente di getto che non sapevo se sarei riuscita a dare l’impatto “visivo” giusto. E forse sì…
20 Giugno 2009 a 6:00 pm
pani
uhm…ad una prima lettura questo straniero che gira per le stanze sembra quasi l’ispettore delle tasse.
Le parole non sono sempre uguali, cambiano nel tempo, anche se le abbiamo usate, dette e ridette. Le parole sono musica, suoni, e come tutte le melodie, sono poche quelle che sanno offrire nel tempo le stesse o nuove emozioni.
20 Giugno 2009 a 11:45 pm
romaguido
Ma no, che ispettore delle tasse! Sorride e viene accolto con un sorriso; se gira per le stanze è solo per essere meno straniero, solo perchè quegli ambienti gli sono in fondo familiari e lui vuole riempirsene gli occhi per renderne più nitido il ricordo.
21 Giugno 2009 a 9:51 am
splendidiquarantenni
Quando arriva l’ispettore delle tasse consiglio di spostarsi tre metri sopra il cielo.
C’è un piccolo moccia dentro ad ognuno di noi, che ci fa tornare piccoli, dei mocciosi, appunto.
22 Giugno 2009 a 6:34 am
Elle
Sono ancora troppo assonnata per disquisire sull’ispettore delle tasse (Pan, ma come t’è venuta questa?!? che poesia…) però vi prometto che appena posso ci torno e vi sistemo!
Adesso ho un elettorato attivo che mi aspetta e quando torno voglio leggervi cresciuti, non “mocciosi”, ok?
22 Giugno 2009 a 1:11 pm
Peppermind
Mi è invece sembrato un giallo con sorpresa finale…
Non me l’aspettavo da te!
Rido e anche un po’ piango, tipo Totò in quella scena indimenticabile dove intepreta il soldato appena tornato dal fropnte russo.
Perché alla fine le parole son così… stanno al fronte, e quando tornano son cambiate.
Pensa che da quando c’è la lega mi tocca dire che ho un’erezione (no, non ce l’ho per la lega, se DEVO dirlo, dico così e non nel modo scurrile che mi paiceva tanto… ormai rapito, tenuto al fronte, e tornato troppo cambiato, per colpa della Lega).
E così ha fatto Moccia: ha spedito quella frase al fronte, essa ha combattuto per lui, ha vinto, e ora torna a casa e sta male peggio di un reduce del vitnam.
22 Giugno 2009 a 2:06 pm
sancla
è proprio in testi come questo che si capisce (si sente) quanto tu tenga al peso delle parole, cara Elle.
23 Giugno 2009 a 10:48 am
paolozardi
Che buffo… per alcuni mesi, su un’altra piattaforma, usavo come avatar proprio la foto che hai messo in cima. Credo dica molto, sul desiderio di silenzio, sulla voglia di dire e non dire, sui confini labili tra quello che è, quello che potrebbe essere, quello che si pensa e quello che si dice.
E per il resto, bel post!
23 Giugno 2009 a 1:17 pm
Elle
Dunque, ricapitolando, dove eravamo?
Ah sì, all’ispettore delle tasse (Pan, te possino!!!) che tutto sommato in questa veste qui, mi sta pure simpatico.
@Rosamaria: “…rendere più nitido il ricordo” eh sì, il riflesso di quelle cose sbiadite che riscopri nel tempo e che ti riportano…(segue)
@SQ: (segue)…ti riportano tre metri sopra il cielo, Moccia docet!
Conservare la capacità di tornare piccoli mocciosi, è un prezioso salvavita…
@Pepper: l’hai letto col grandangolo questo post e mi piace la tua interpretazione, la citazione del film di Totò e soprattutto quel riso misto al pianto, come certe parole che combinate tra loro suonano come ossimoro e che invece sono solo l’altra faccia della medaglia, di una stessa realtà.
@Sancla: grazie cara, le parole possono essere leggere o pesanti e siamo noi che le rendiamo così a seconda di come le sentiamo suonare dentro di noi, nei vari momenti.
@Paolo: che bella questa cosa dell’immagine che abbiamo usato tutti e due! In effetti parla da sè e descrive esattamente quel confine sottile tra desiderio, realtà, sogno e immaginazione, tra pensiero e parola.
23 Giugno 2009 a 2:12 pm
Peppermind
Infatti, io penso sempre all’esempio di Searle per chiarire il concetto di “forza illocutiva” di una proposizione (sì, qui metterei uno dei miei barbosi link, ma che chiulo che non si può):
“Quella è la porta!”
Che in sé è una tautologia, lo vedo da me che è la porta, ma se pucci la frase nell’intenzione (mi vuoi cacciare), ecco che cambia significato:
“Vattene!”
OK, OK, me ne vado… (scavalco la finestra però)
24 Giugno 2009 a 3:38 pm
morenafanti
oggi Moccia mi perseguita. ha iniziato stamani arrivandomi fino a casa dentro una mail in cui annuncia il suo nuovo libro dal titolo quantomai originale “Scusa ma ti voglio sposare” (lo so, non ci si crede) e poi lo ritrovo qui.
sarà un incubo?
bel post e belle parole.
bello anche il post precedente.
25 Giugno 2009 a 10:00 am
Elle
Noooooo non ci posso credere! I sequel non mi sono mai piaciuti in genere, ma questo “Scusa ma ti voglio sposare” è terribile.
E poi cosa dobbiamo aspettarci per il futuro…”Scusa ma facciamo un figlio” poi “scusa se ne facciamo un altro” e poi “scusa ma ci separiamo” e poi magari “scusa ma torniamo insieme”.
E allora, scusa (Moccia) ma un po’ di fantasia, no eh?
25 Giugno 2009 a 3:33 pm
splendidiquarantenni
C’è sempre il libro di cucina “scusa se ti chiamo alloro”
25 Giugno 2009 a 4:51 pm
specchio
Una bella riflessione sul colpo di batticuore che arriva misteriosamente a
)
farci cambiare idea su noi stessi prima di tutto e forse anche un po’ sulle meraviglie della vita che all’improvviso cambia le nostre prospettive……
ma dopo che succede?
25 Giugno 2009 a 9:52 pm
Elle
@SQ: davvero??? ma sìììì…a questo punto non mi stupisce un libro di cucina con quel titolo. L’arte della culinaria non è nelle mie corde, quindi non frequentando volentieri l’ambiente (la cucina) a me particolarmente ostile, ci credo senza approfondire. Insomma dici che Moccia è arrivato persino tra i fornelli? beh, se sono riuscita a dirlo io “scusa ma…”, può dirlo anche lui, in tutte le salse.
@Specchio: un tempo (e neanche tanto lontano) anch’io mi ponevo spesso la domanda “ma dopo che succede”?, non potevo proprio farne a meno, era esattamente il primo pensiero, subito successivo al batticuore incessante. Ho imparato che non sempre serve chiederselo, ché ciò che deve essere, sarà. Ché la vita dà e toglie a piacimento e laddove la si lasci fare, senza rincorrere troppo domande e risposte, provvede da sè. Ed ecco infatti come tutto ciò “serve a farci cambiare idea su noi stessi prima di tutto”…touchè!
26 Giugno 2009 a 11:44 am
Peppermind
Mi vien voglia di scrivere “Scusa se ti chiamo livore”, la storia di uno, no?, che si innodia di una, no?, cioé, un giorno la vede e scocca la scintilla, ma dell’odio, no?, e da lì in poi riversa su di essa, anzi, di ella, ma non Elle, tutto il suo livore.
26 Giugno 2009 a 12:08 pm
Elle
Buona idea Pepper, e perchè no?
Sarebbe di certo una bella risposta a Moccia, l’altra faccia della medaglia infatti dicevamo, no?
Certe parole sono troppo inflazionate, livore invece no, è usato poco, in compenso se ne trova di più in circolazione di quanto non vi sia amore…
26 Giugno 2009 a 2:17 pm
Peppermind
Come giustamente mi stavi trasmettendo telepaticamente, un sano livore ben indirizzato invece sarebbe d’uopo… aggiungo: livore well directed it’s too low.
Livore Well Directed… potrei inventare un nuovo corso di quelli da rubare i soldi, tanto è in inglese, fa fiquo, ci vanno tutti.
26 Giugno 2009 a 10:20 pm
Elle
Pepper, se promuovi un corso con quel titolo lì, fai il pieno di iscrizioni secondo me.
Più suonano english ed inneggiano al wellness e più sono fighi e raccolgono consensi!
L’effimero unito all’incomprensibile, con una punta di inutilità, conquista sempre