Ci sono sensazioni che vanno assolutamente fermate a caldo, che non possono aspettare nemmeno un minuto, che chiedono di esser raccontate e rese vive anche a parole, ché dentro non ci possono stare, non le so contenere, per quanto son belle e voluminose e variopinte.

E poi le trasferisco qui, perchè mi piace guardarle anche sotto la lente d’ingrandimento, attraverso questa dimensione scritta, dopo esser state vissute, sino a poche ore prima, in modo assolutamente tridimensionale.

Accade così, a volte, che ci si ritrovi a raccontarsi la vita, seduti al tavolo di un bar, senza nemmeno sapere perchè, senza nemmeno pensare che…
E nel farlo, ti lasci accarezzare da due occhioni dolci, che ricordano tanto quelli di un cerbiatto, da sorrisi lievi, da sguardi e parole delicate come piume, ma profonde come il cielo nelle notti d’estate.

E lasci che tutto scorra così, naturalmente, che il torrente confluisca e raggiunga il mare, lentamente, che lambisca gli argini della tua terra smossa, assecondando quel vento di confidenze reciproche, alcune dure da masticare, ma che infine si sciolgono piano, diluite e mescolate allo zucchero nel cappuccino.

I minuti scorrono ingrati e li senti sfiorarti il gomito mentre butti l’occhio all’orologio e l’unica cosa che vorresti veramente, è poter rimettere indietro le lancette e restare lì, a dondolare su quelle sponde sino ad allora solo immaginate, eppure già così assurdamente familiari.

Grazie Laura.