
Ci sono sensazioni che vanno assolutamente fermate a caldo, che non possono aspettare nemmeno un minuto, che chiedono di esser raccontate e rese vive anche a parole, ché dentro non ci possono stare, non le so contenere, per quanto son belle e voluminose e variopinte.
E poi le trasferisco qui, perchè mi piace guardarle anche sotto la lente d’ingrandimento, attraverso questa dimensione scritta, dopo esser state vissute, sino a poche ore prima, in modo assolutamente tridimensionale.
Accade così, a volte, che ci si ritrovi a raccontarsi la vita, seduti al tavolo di un bar, senza nemmeno sapere perchè, senza nemmeno pensare che…
E nel farlo, ti lasci accarezzare da due occhioni dolci, che ricordano tanto quelli di un cerbiatto, da sorrisi lievi, da sguardi e parole delicate come piume, ma profonde come il cielo nelle notti d’estate.
E lasci che tutto scorra così, naturalmente, che il torrente confluisca e raggiunga il mare, lentamente, che lambisca gli argini della tua terra smossa, assecondando quel vento di confidenze reciproche, alcune dure da masticare, ma che infine si sciolgono piano, diluite e mescolate allo zucchero nel cappuccino.
I minuti scorrono ingrati e li senti sfiorarti il gomito mentre butti l’occhio all’orologio e l’unica cosa che vorresti veramente, è poter rimettere indietro le lancette e restare lì, a dondolare su quelle sponde sino ad allora solo immaginate, eppure già così assurdamente familiari.
Grazie Laura.


17 comments
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7 Agosto 2009 a 8:08 pm
Laura
Elle… Non ho parole per quello che hai scritto… Anzi le troverò…
Sono commossa. Tanto, tanto. Questa pagina la terrò sempre con me.
Grazie a te per tutto questo. Grazie.
8 Agosto 2009 a 12:12 pm
splendidiquarantenni
“e quando le incontri non dici ciao o piacere. Dici..finalmente.”
8 Agosto 2009 a 8:52 pm
api
…un bell’incontro, elle e laura. trasmetti l’emozione rimasta sulla punta di matite date in prestito alla compagna di giochi, avendone in cambio una piuma. finalmente…come dice splendido.
9 Agosto 2009 a 10:39 pm
Claudio dei Norma
Riconoscersi al primo incontro.
Saranno stati anche ingrati i minuti ma il vostro tempo interno è durato tutte le ore passate a leggere la vita l’una dell’altra.
Che momenti, Elle.
9 Agosto 2009 a 11:20 pm
romaguido
…e quei due cappuccini della foto non potevano essere più azzeccati.
10 Agosto 2009 a 12:52 pm
Peppermind
Quanto tempo che non mi capita…
10 Agosto 2009 a 3:53 pm
Laura
…E poi posso dirvi (ma lo sapete già!) che Elle è davvero speciale e che la stessa profondità e sensibilità che uno legge nelle cose che scrive le ritrova esattamente tutte concentrate nella sua persona?!
ps. Petite è splendida… Ho conosciuto anche lei!
10 Agosto 2009 a 4:49 pm
sancla
E sono incontri che durano molto di più del momento condiviso l’una di fronte all’altra (come ci hai appena dimostrato)
25 Agosto 2009 a 10:55 am
Antonio
bellissimo post
5 Ottobre 2009 a 12:41 pm
Paolo Zardi
In questi giorni mi sto appassionando alla “memoria” da un punto di vista, diciamo così, scientifico – io sono un cultore dei ricordi, e mi è venuta la curiosità di capire come funziona la testa che li contiene.
Ci sono tre cose, che mi hanno colpito.
La prima è che tutto ciò che ci accade viene elaborato da una parte piuttosto antica del cervello, un’area posta nella parte posteriore del cervello, nel tronco encefalico, la cui struttura è condivisa persino con i rettili (è il motivo per il quale quest’area prende il nome un po’ sinistro di cervello rettiliano). Da qui, arriva il comando di scrittura nei lobi temporali di ciò che ci è accaduto: se questa operazione non avviene entro dieci secondi, ciò che ci è successo sparirà per sempre.
La seconda è che esiste un tipo di lesione al cervello che provoca l’acromatopsia, cioè l’incapacità di distinguere i colori: si vede in bianco e nero. Non solo: si ricorda in bianco e nero. I ricordi, cioè, sono elaborati nelle stesse sedi usate per vedere. Ricordare è vedere.
La terza è che esiste, sempre nel cervello rettiliano, un’area di lavoro, simile alla RAM di un computer, che permette di lavorare sui ricordi – come quando, ad esempio, pensiamo ad un film che abbiamo visto. Non è possibile caricare in quest’area più di sette ricordi; un numero superiore richiede lo “scaricamento” di uno di quelli già caricati, la lettura nei lobi temporali, e il caricamento nell’area di lavoro del nuovo ricordo. Lo scaricamento – e questo è l’aspetto che entusiasma il mio desiderio di “scrivente” – comporta la riscrittura del ricordo.
**
Tutto questo, lo so, può essere noioso. Ma se ci pensi, questo post parla anche di questo….
5 Ottobre 2009 a 8:05 pm
Elle
Interessante e tutt’altro che noioso, Paolo.
E sì che questo post parla anche di questo, lo dichiaro proprio nelle prime righe… “Ci sono sensazioni che vanno assolutamente fermate a caldo, che non possono aspettare nemmeno un minuto, che chiedono di esser raccontate e rese vive anche a parole…”
Allora non sapevo che fosse colpa/merito di un retaggio atavico da memoria di rettile, ma quel bisogno di “scaricarsi” attraverso la scrittura lo sento, lo conosco.
5 Ottobre 2009 a 9:22 pm
api
questa ‘atavicità’ di rettile ci appartiene, niente affatto noioso, anzi!
trovo necessario oltre che liberatorio trovare le radici di ciò che si è, quest’umanità implosa e che deve, al contrario, venir fuori, ad alta forte voce.
come quando si scrive o si legge.
scusate, passavo di quà ed allora…ho scritto!
api
6 Ottobre 2009 a 12:08 pm
Elle
@api: la prossima volta scusati se passi di qua e non scrivi, non viceversa!
Hai tanto, troppo da dire e da dare… Grazie.
6 Ottobre 2009 a 8:29 pm
Paolo Zardi
@api: chissà cosa pensano i rettili di noi!
@Elle: il post parla anche di questo, certo.
Ho una passione molto letteraria per i ricordi – Proust, ma soprattutto Roth e ancora di più Nabokov. Ma ricordare è un modo per ricostruire – letteralmente – il proprio passato. Perciò scrivere dei propri ricordi è un’attività che recupera, per distruggere, ciò che è stato; per sostituirlo con un passato più adeguato al nostro presente. Marquez diceva che “La storia non è ciò che è stato, ma ciò che ricordiamo”. Ricordare è un atto creativo. Ricordare è una perpetua, e inconscia, attività di falsificazione. Ma io, in tutto, questo, non riesco a trovare nulla di sbagliato!
7 Ottobre 2009 a 10:13 am
Claudio dei Norma
>Paolo:
scusa se mi permetto:
revisionismo a parte?
7 Ottobre 2009 a 10:22 am
Elle
@Paolo: nemmeno io riesco a trovare niente di sbagliato nel ricordare, nel ricostruire, recuperando ciò che è ancora vivo e utile e lasciando indietro (distruggere no, non ci riesco) ciò che non serve più.
E’ un’attività creativa, liberatoria, costruttiva.
Cosa diversa sarebbe crogiolarsi nel ricordo, quel guardare ossessivamente indietro accarezzando foto ormai sbiadite, con l’intento di recuperarne i colori.
Risulterebbero falsati.
In questo post ho voluto fissare un momento, renderlo eterno affidandolo alla memoria. E’ anche per questo che si scrive…
7 Ottobre 2009 a 7:45 pm
Paolo Zardi
@Claudio: c’è molto di sbagliato, nel modificare la memoria storica. Una cosa è ricostruire il proprio passato, anche se si corre il rischio di modificarlo, un’altra è modificare il passato di una nazione, o di un popolo. Orwell diceva che chi possiede il passato, possiede anche il futuro. Perciò, proprio per la labilità dei ricordi, per la loro caratteristica di riscriviblità (gli slogan ripetuti servono a cancellare le tracce del mondo reale), è necessario scrivere, scrivere e scrivere – cioè lasciare tracce indelebili di ciò che sta accadendo. Non voglio entrare in questioni politiche (non qui: in generale sì), ma ci sono interviste a Tremonti, a Minzolini, (ma anche a D’Alema e a Veltroni), che smentiscono in modo categorico quanto dicono ora – quanto dicono non solo sul presente, ma anche sul loro passato!
Scendendo ad un livello personale, mi è capitato, da poco, di trovare un vecchio commento di un blogger che mi pareva simpatico; glielo ho fatto notare, e lui mi ha dichiarato che non solo non ricordava di averlo mai scritto, ma anche non gli pareva mai di aver pensato una cosa del genere. La memoria del web ci obbligherà a riconsiderare la caducità dei ricordi – hai mai visto il film “Strange days”? Nel futuro, esisteva una macchinetta per registrare e rivivere episodi della vita della gente; ad un certo punto, però, diventa chiaro che il motivo per il quale i ricordi normalmente si cancellano è per permetterci di vivere… Ma mi sto allargando: magari ci torno sopra a stomaco pieno, nei prossimi giorni… Ciao, Claudio, e ciao Elle che ci sta gentilmente ospitando!