
“Ciao, io sono Elle e lei è Petite, tu come ti chiami?”
“Giacomo…” risponde il bambino mordendo nervosamente il colletto della maglietta che continua a tirarsi giù, a coprire il costume e poi ancora più giù, quasi a sfiorare le ginocchia.
“Quanti anni hai Giacomo?”
Lui accenna con la manina un tre incerto che potrebbe essere anche un quattro.
“Su, giocate un po’ anche con Giacomo”, dico rivolta a Petite e la sua amichetta.
“No, noi giochiamo da sole, lui non è di nessuno!” risponde l’amichetta. Cinque anni e mezzo, due pietre turchesi negli occhi incorniciati da una selva di capelli neri.
Spietati e taglienti come solo i bambini sanno essere, di quella ferocia ingenua che però punge e penetra e fa male lo stesso, forse di più. Barcollo, come Polifemo trafitto dalla lancia di Ulisse, quel “nessuno” rimbomba assordante nelle mie orecchie.
“Non è di nessuno” in realtà significa che quel bambino non fa parte della clientela del campeggio, come noi. No, infatti lui è il figlio di uno dei cuochi del ristorante.
“Ma sua mamma?” chiedo a quelli che san sempre tutto.
“Non c’è. E’ andata via”
“Sì, ma torna…?”
“No. E’ fuggita in Spagna e si era portata appresso anche il bambino. Poi lui, il padre, è andato a riprenderselo perchè lei non si sa mica che vita faceva là e così adesso lo tiene con lui qui. Quando lavora di sera, il bambino dorme in macchina. Eh… quella madre lì… mah!”
Non ho il coraggio di chiedere più niente. Mi hanno già detto troppo e quel che non mi hanno detto, l’ho letto negli occhi sbarrati di Giacomo, che mi guardavano interrogativi a cercare una risposta al mio interesse per lui, perchè gli chiedevo il nome, perchè volevo farlo giocare insieme ad altri bambini, se lui era di nessuno? Forse questo si stava chiedendo Giacomo, tormentandosi la maglietta…
Ed io l’avrei preso in braccio e riempito di baci, l’avrei portato a casa e dopo il bagnetto l’avrei coccolato e addormentato con una favola, ma la favola me la stavo raccontando io, ora, con quei pensieri sconnessi.
In realtà Giacomo resta lì al ristorante, con suo padre che lavora quattro mesi d’estate per guadagnarsi quello che in fabbrica non riuscirebbe a metter via nemmeno in un anno. Quel padre che è andato a riprendersi il figlio in Spagna e che durante le pause dei turni in cucina, mette il costume da bagno e va a rotolarsi sulla sabbia e a nuotare col suo bambino stretto al collo.
Non ho mai visto tanta gioia allo stato brado farsi largo tra le onde del mare, con una forza ed un impeto assimilabile solo a quella dello stesso moto ondoso. E non avevo mai visto l’amore di un padre esprimersi così, disperato e libero. Da far male agli occhi, a guardarlo.


13 comments
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25 Agosto 2009 a 6:29 pm
api
…che sia l’unico modo di esprimere l’amore, cara elle?
o è solo la nostra impotenza, mai indifferente, che ci fà camminare su filo spinato, fra altelenare di dubbio e certezza…e poco equilibrio?
penso a tutti i bimbi che ho avuto, negli abbracci e nel loro percorso. e a quanti ne avrò ancora. ed al mio percorso con loro, di vita.
non sarò mai in grado di stabilire schemi o norme. l’emozione è il pensiero agito, su quella maglietta attorcigliata da dita di tutti i ”nessuno” di questo mondo.
25 Agosto 2009 a 6:38 pm
Claudio dei Norma
Ho letto il post poco dopo avere scritto anch’io di un Giacomo, il figlio dei miei vicini. Due storie molto diverse. Ora mi sento un coglione.
Capita spesso di recente.
Grande padre.
Grazie, signora.
25 Agosto 2009 a 7:19 pm
Elle
@api: “…che sia l’unico modo di esprimere l’amore, cara elle?”
temo di sì mia cara, l’unico che dia un senso a tante ingiustizie e a quegli schemi o norme che anch’io mal sopporto. Grazie dolce apina, grazie per il tuo prezioso e leggero volo…
@Claudio: non ho ancora letto da te, ma se dici che sono due storie diverse, non hai ragione di sentirti coglione. E quando capita, tu guarda Norma e dalle una carezza tra le orecchie da parte mia.
Questa mia, ce l’avevo dentro che mi rimuginava da un paio di giorni, solo oggi ho trovato il modo per sciogliere le emozioni che mi ha lasciato quel bambino e renderle parola scritta.
Grazie a te, monsieur.
25 Agosto 2009 a 8:40 pm
Scigr
un esempio bello di amore
26 Agosto 2009 a 9:12 am
Loris
Vorrei tanto che si lasciassero in pace i bambini.
Vorrei tanto che una madre ed un padre lo fossero per tutta la vita indipendentemente dall’essere marito e moglie.
Vorrei tanto che ogni essere venuto al mondo avesse il diritto di essere sereno, di essere amato e coccolato.
Vorrei tanto che ci fosse un pò più di amore in questo mondo infame.
La sera, quando cerco di far addormentare la mia bimba, la cullo tra le braccia e lei punta i suoi occhi su di me. Non distoglie per un attimo lo sgaurdo. Vuole assicurarsi che io ci sia. Poi chiude gli occhi per un pò, cede al sonno, ma subito li riapre. Vuole che io ci sia anche mentre dorme perchè ha bisogno di sentirsi amata e desiderata sempre.
Quel suo sgardo punta dritto al cuore. Sono convinto che quell’amore immenso che provo per lei lo avverte e mi sorride per questo, per dirmi che anche lei mi vuole bene.
Vorrei che quell’amore lo ricevessero tutti i bambini del mondo!
Se incontri quella bimba, insegnale che Giacomo è di tutte le persone che amano, lei capirà, i suoi genitori forse un pò meno!
Loris
26 Agosto 2009 a 12:35 pm
romaguido
Le tue parole, Loris, mettono in evidenza la grande fortuna di chi ha potuto e può contare su una famiglia in cui regna l’amore.
Per quelli che hanno vissuto più primavere e che, grazie al vecchio assetto familiare, hanno potuto godere dei momenti che tu descrivi, sarebbe un dovere ricordarsene, intervenendo a favore di chi quell’amore non l’ha mai conosciuto.
Grazie, Elle, di averci raccontato questa storia così vera, così commovente, così attuale.
26 Agosto 2009 a 3:05 pm
Peppermind
Cacchio che roba struggente… che si libra verso il sole proprio sul finire!
26 Agosto 2009 a 6:09 pm
sancla
Quello è un genitore e quello è amore e tutto quello che posso dire io è di troppo.
Grazie Elle.
26 Agosto 2009 a 6:37 pm
Elle
@Scigr: sì e vederlo all’opera è stato davvero bello!
@Loris: tu sei un padre ed un amico speciale, lo sai, vero? non mi sento di aggiungere altro, le tue parole sono piene e complete di tutto l’amore che hai e che dai.
@Rm: grazie a te e agli altri per averla apprezzata. Non sapevo come scriverlo questo post, se come racconto ma avrei mescolato realtà e fantasia, o piuttosto partendo dal fatto, come un insieme di riflessioni. Alla fine ho scelto di scriverlo così come l’ho vissuto, riportando quello che ho visto e che ho ascoltato, affiancato alle mie sensazioni.
@Pepper: struggente sì e ti assicuro che non ho enfatizzato nulla, ho cercato di riportare fedelmente la scena. E l’amore di quel padre e quel bambino, faceva quasi male agli occhi, a guardarlo. Come quando provi a guardare il sole…
@Sancla: grazie a te cara. Capisco, anch’io mi son sentita di troppo sai, di fronte a tanta manifestazione d’amore…
27 Agosto 2009 a 7:04 pm
arthur
La storia di Giacomo somiglia alla storia di tanti altri bambini. Loris dice che dovrebbero essere lasciati in pace, che sarebbe giusto che i bambini avessero sempre i genitori che si prendono cura di loro, ma la vita purtroppo è tutt’altra cosa…
Nel villaggio dov’ero io, cera un signore sui 45 anni che era da solo con la sua figlia, di circa 12 anni, che spesso era in giro con le sue amichette, ma quando vedeva il padre, le si attaccava addosso e lo baciava, lo abbracciava, insomma, era un piacere vederli, era un piacere vedere quell’attaccamento che però sapeva di amore tenero, non morboso.
Lui era separato e il mese di agosto toccava a lui tenere la figlia.
E’ vero, Giacomo è di tutte le persone che amano e con il tuo racconto e per come lo hai raccontato, lo è diventato anche un po’ di noi…
31 Agosto 2009 a 9:51 am
riccardo
Chi ha commentato prima di me ha detto tutto quello che c’era da dire.
Non saprei nè potrei aggiungere altro… se non la mia sensazione di forte commozione per il dolore di quel bambino.
E l’ammirazione per lo… struggimento che hai saputo provocare in me col tuo post, cara Elle.
Penso a Giacomo e mi dico: quanto amore c’è, al mondo, che non trova amore.
Un caro saluto
Riccardo.
31 Agosto 2009 a 3:01 pm
Elle
@Arthur: si resta senza fiato a vedere certe manifestazioni d’affetto, vero?
sì anche a me è capitato con Giacomo e rivederlo qualche giorno fa, dopo aver scritto questo pezzo, mi ha fatto uno strano effetto… un misto di commozione e gratitudine per ciò che lui e suo padre comunicano, insieme.
@Riccardo: “quanto amore c’è, al mondo, che non trova amore”. Credo ce ne sia tanto purtroppo e quando ti capita di vederlo o di viverlo… sono spine che restano conficcate dentro.
Come dicevo sopra, ho rivisto recentemente Giacomo con suo padre, erano in spiaggia e scavavano insieme una buca grandissima in riva al mare.
Dopo aver scavato loro due insieme a mani nude sulla sabbia, suo padre è andato a prendere la macchina fotografica ed ha chiesto al bagnino di far loro delle foto dentro alla buca, con Giacomo a cavallo sulle sue spalle. Io li osservavo dal mio ombrellone, a distanza di qualche metro e per un attimo, mi sono immaginata Giacomo grande, a riguardare quelle foto di lui a tre, forse quattro anni, al mare col papà…
31 Agosto 2009 a 5:44 pm
riccardo
Secondo me, non dimenticherà mai una foto come quella.
Si tratta di momenti che rimangono impressi nella memoria e se non temessi di sembrare retorico, direi che i momenti in questione rimangono marchiati a fuoco nel cuore.
Be’, l’ho detto e pazienza!
Ciao!