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Rossetto rosso e sigaretta accesi, due eccessi sulla bocca e tra le mani di una fanciulla di settantotto anni, negli occhi l’intricato gomitolo di una vita tutta da srotolare e tessere, di nuovo, ogni giorno, ogni notte.
Vivevi sui Navigli, in un piccolo e caotico appartamento ripieno di foto, dischi, libri, fiori secchi. E sigarette e rossetti. Ti servivano anche per scrivere sullo specchio i rossetti, appunti di viaggio, quello che si compie senza il peso del corpo ma con l’anima naufragata.
E tu di quei folli viaggi ne hai sempre avuti parecchi, nella tua vita selvatica e randagia, viaggi di lucida follia che son stati il tuo maggior pregio ed anche il tuo peggior sfregio, un segno profondo, un marchio che resta fuori e dentro le righe di liriche convulse e frementi, ma anche scarne, intense, immediate.
Tu, che anche nell’età che va oltre la tranquilla maturità, parlavi e scrivevi dell’amore con una bramosia ed un’ebbrezza che nessuna gioventù saprebbe riprodurre, con quella febbre che lucida gli occhi e scalda la voce.
Tu, che riuscivi ad esser felice di nulla, avevi poco e quel poco lo donavi, ché “l’amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria”. (Alda Merini 1931 – 2009).