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Oggi l’ho visto, l’ho vissuto, l’ho respirato in una splendida giornata iniziata sorseggiando caffè macchiato e dividendo crostata, per proseguire poi a piedi, lungo un saliscendi di vie conosciute ma in qualche modo diverse.
Non c’era sole, ma non serviva, van bene anche le nuvole quando cammini al fianco di persone con cui riesci a condividere allo stesso modo e nella stessa misura, parole, risate e silenzi.
Una strana sensazione camminare tenendo le mani in tasca, non ci sono più abituata, ché le mie di solito ne stringono sempre una più piccola e solo dopo tre o quattro volte, son riuscita a non girarmi sentendo chiamare “mamma”… non stavano chiamando me.
L’amore semplice lo senti carezzarti piano il fianco, soffiarti tra i capelli come un inatteso alito di vento, lo senti allungarsi piano come le ombre sulla spiaggia, lo fermi per un instante intrecciandolo alle dita, in un tocco fuggevole ma eterno. Grazie… a chi oggi, ha respirato con me quest’aria, fatta di nuvole e sole e mare e sassolini e amore semplice.
Gianni legge L’amore Semplice di Elle su CollettivoVoci

“Ciao, io sono Elle e lei è Petite, tu come ti chiami?”
“Giacomo…” risponde il bambino mordendo nervosamente il colletto della maglietta che continua a tirarsi giù, a coprire il costume e poi ancora più giù, quasi a sfiorare le ginocchia.
“Quanti anni hai Giacomo?”
Lui accenna con la manina un tre incerto che potrebbe essere anche un quattro.
“Su, giocate un po’ anche con Giacomo”, dico rivolta a Petite e la sua amichetta.
“No, noi giochiamo da sole, lui non è di nessuno!” risponde l’amichetta. Cinque anni e mezzo, due pietre turchesi negli occhi incorniciati da una selva di capelli neri.
Spietati e taglienti come solo i bambini sanno essere, di quella ferocia ingenua che però punge e penetra e fa male lo stesso, forse di più. Barcollo, come Polifemo trafitto dalla lancia di Ulisse, quel “nessuno” rimbomba assordante nelle mie orecchie.
“Non è di nessuno” in realtà significa che quel bambino non fa parte della clientela del campeggio, come noi. No, infatti lui è il figlio di uno dei cuochi del ristorante.
“Ma sua mamma?” chiedo a quelli che san sempre tutto.
“Non c’è. E’ andata via”
“Sì, ma torna…?”
“No. E’ fuggita in Spagna e si era portata appresso anche il bambino. Poi lui, il padre, è andato a riprenderselo perchè lei non si sa mica che vita faceva là e così adesso lo tiene con lui qui. Quando lavora di sera, il bambino dorme in macchina. Eh… quella madre lì… mah!”
Non ho il coraggio di chiedere più niente. Mi hanno già detto troppo e quel che non mi hanno detto, l’ho letto negli occhi sbarrati di Giacomo, che mi guardavano interrogativi a cercare una risposta al mio interesse per lui, perchè gli chiedevo il nome, perchè volevo farlo giocare insieme ad altri bambini, se lui era di nessuno? Forse questo si stava chiedendo Giacomo, tormentandosi la maglietta…
Ed io l’avrei preso in braccio e riempito di baci, l’avrei portato a casa e dopo il bagnetto l’avrei coccolato e addormentato con una favola, ma la favola me la stavo raccontando io, ora, con quei pensieri sconnessi.
In realtà Giacomo resta lì al ristorante, con suo padre che lavora quattro mesi d’estate per guadagnarsi quello che in fabbrica non riuscirebbe a metter via nemmeno in un anno. Quel padre che è andato a riprendersi il figlio in Spagna e che durante le pause dei turni in cucina, mette il costume da bagno e va a rotolarsi sulla sabbia e a nuotare col suo bambino stretto al collo.
Non ho mai visto tanta gioia allo stato brado farsi largo tra le onde del mare, con una forza ed un impeto assimilabile solo a quella dello stesso moto ondoso. E non avevo mai visto l’amore di un padre esprimersi così, disperato e libero. Da far male agli occhi, a guardarlo.
Siamo nate nello stesso giorno io e te, anche se in mesi diversi, tu col sole dell’estate negli occhi, io col vento dell’autunno nei miei.
E quando mi dicono “dove trovi la forza” io rispondo sempre che la trovo lì, nei tuoi occhi grandi e furbi.
E’ stato sempre così, sin dal primo momento in cui, appena nata, li hai fissati nei miei e ci siamo guardate per la prima volta, in quell’attimo eterno.
Oggi è la tua festa e di regali ce ne saranno. Il mio lo lascio qui, anche se non sai neppure che c’è, anche se lo scarterai chissà quando, forse mai, e leggerai di questa mamma che scrivendo di una lei, a volte parla anche un po’ di sè e di te.
Questa mamma non del tutto cresciuta, che vorrebbe regalarti un mondo su misura, fatto di giostre e d’amore, di pizza e gelato, di favole vere che scrive e poi racconta.
Buon compleanno bambina mia…

Capita a volte di ritrovarsi in bocca parole conosciute, note, dette e ridette, usate, abusate, ma da tempo estranee.
E te le ritrovi inaspettatamente lì, appiattite lungo la linea del palato, sulla soglia della bocca che saltan fuori in un balzo e nemmeno ti danno il tempo di capire come e perchè.
Per una come me che è abituata a guardare le parole non solo come parole, a sentirne il peso specifico, fa uno strano effetto ripronunciarle…è come ritrovarsi in casa uno sconosciuto cui però spalanchi la porta sorridendo.
E fissi lo straniero con aria interrogativa e lui sorride di rimando e non puoi fare a meno di ricambiare…e più lo guardi più ti sembra che quei tratti rivelino sagome conosciute, ma ancora piuttosto sfocate.
Non è nè nero, nè bianco ancora.
Solo sfumature proibite.
E resti lì con questo straniero che fa tutto il giro delle tue stanze, che non te l’aspettavi, non lo sapevi, non potevi saperlo o forse l’hai solo immaginato di farfugliare in “moccese”…scusa ma ti chiamo amore.

Guardando due bambini scambiarsi il saluto, poi un abbraccio stretto, un bacio, prendersi per mano e andare.
Parole e gesti semplici mescolati all’odore di colori a cera, borotalco e camomilla nei capelli e un retrogusto di liquirizia che si scioglie nel palato.
Gli amori semplici, ingenui, felici e propositivi, forse siamo solo noi a complicarli strada facendo.
A volte distratti, insofferenti, impacciati o forse solo troppo spaventati per cogliere e godere di una bellezza di fronte alla quale non sapremmo sostenere lo sguardo, alla cui intensità è più facile indietreggiare e nascondersi che avvicinarsi.
Che bello però, se al mattino potessimo svegliarci uno accanto all’altra così: guardarti in silenzio, sulla pelle ancora il caldo del sonno, poi un sorriso, un bacio. Perchè sai che non devi più convicermi a restare, chè anche latte e biscotti bastano per dare amore.
La notte di San Lorenzo.
E per me è una notte particolare.
Le stelle cadenti…lacrime della notte, dei desideri da sognare, dei sogni da sperare…strali che trafiggono il velluto di questa notte e che incidono il cuore con brevi bagliori ad illuminare la tristezza.
Voglio un posto in alto, dove si possa vedere il cielo libero da luci che offuscano la vista…chè forse è vero che più in alto sali e più lontano vedi…Sogni…potrei discutere per ore e ore con chi sa condividerne la magia, il mistero, con chi ne ha ancora ed ancora ne riesce ad avere di sogni…Ho avuto sogni in cui sperare, li ho visti così concretamente da sentirmi sfiorare, da poterli quasi toccare fino ad assaporarne l’essenza, con l’ansia di guardare e divorare ogni momento, sino ad afferrarli e chiuderli dentro alle mani.
Nell’intrecciarsi di passioni e sentimenti, nei miei ricordi, nel tempo sono passate tante vite e tanti cuori. Cuori chiusi che nascondono segni invisibili e fatiche inconfessabili, le cicatrici dolorose di sogni infranti, dei desideri senza successo.
E poi mani che stringono, forti e gentili, per dimostrarti che ci sono, in grado di cacciare via la malinconia, di rompere il silenzio. E poi ancora, mi sono trovata dinanzi ad altre mani spalancate, quelle dolci e pazienti…invocanti e sospinte dallo stesso vento di passione.
E poi mani aperte, caldo rifugio, dove mi sento voluta…dinanzi a questo cielo le sento ancora, sotto la pelle, stringersi a me, ad intrecciare fili di follia nei miei capelli…nel sollevarmi da terra, nel farmi idealmente volare al di sopra di tutti, con l’assurda quanto effimera convinzione che la vita sia tutta lì…
E tu, sognatore appassionato, fai parte anche tu di questa schiera? …guarda nelle tue mani, c’è un’enorme stella da ammirare e custodire.Soundtrack: Lovers in Japan (live) - Coldplay
Uno tenta per anni di essere una persona cosiddetta normale e poi, così dal nulla, tutto d’un tratto, arriva una folata di vento caldo e porta con sè una serie di verità che no…non avevi mai richiesto, che no…non hai mai avuto il bisogno di sapere.
Succede così, senza avvertimenti, senza presagi, senza un perché.
E allora inizi ad essere quello che davvero sei, a dar spazio e voce alla tua luce interiore. E precipiti definitivamente nel baratro del “non puoi e non vuoi tornare indietro”. Accade che, nel tempo, ci si nasconda dietro castelli di ipocrisia piuttosto che chiedersi come si possa riuscuire a vedere la magia di chi ci sta accanto. Perchè non riusciamo a smettere di aver paura di chi è più sensibile, più profondo? Perchè io stessa non riesco a vivere libera da quei lacci che ho annodato e stretto forte fino a soffocare?
Accettare l’appiattimento delle emozioni? No, mai! Non sobbalzare ogni sera senza una voce per riempirsi di silenzi ed assenze che parlano più forte del baccano della gente? Non mi interessa di star male ancora per la voglia di qualcosa che non è facile da vedere, da toccare, per cui bisogna aspettare…
E quando il pensiero vola via agli spasmi del cuore, mi accarezzo la pancia per sentire lì, il calore di quello che sono sempre stata e che ancora sarò.
Ho svuotato tutto di me. Negli occhi ho due buchi neri che risucchiano tutto ciò che fissano e mi riportano alla consistenza della vita…l’Amore.
Perchè è vero: d’amore non si muore, ma si può morire per mancanza d’amore.
(Photo: “Trafitta dalla luce” by Fémininité – The world of Elle)
Ho sentito dire: se asserisci di non essere innamorato, allora ne sei certo, non lo sei.
Se asserisci di non sapere se sei innamorato, è meglio, poichè forse lo sei.
Se dici: penso di essermi innamorato di te. Non è una certezza e, per contro, se hai certezze subentra la noia, quell’abitudine che in un certo senso dà l’avere certezze. Però c’è qualcosa che non ti lascia andare, a nessun costo. E il gioco continua.
Allora è vero che forse ci sono persone che non sono capaci di amare, o amano a loro modo, forse in modo distorto. Cosa sono?…forse esperimenti, prove personali?
Modi atipici di amare…forse ci sono persone che non si riconoscono l’un l’altro e per questo decidono di buttarsi in una sorta di amore pazzo, un amore malato…un tunnel.
Non riesco a capire la diversità di certi tipi di amore, vado indietro nelle pagine della vita e vedo solo una confusione totale, su quello che dovrebbe essere l’amore.
E’ passione o è amore? Una cosa esclude l’altra? O è un amore lupo travestito da agnello? O il contrario? Poi rileggo delle vecchie lettere, e lì l’amore è decantato, urlato, con una passione quasi grezza alle volte. Trascinante, rassicurante, tra due braccia forti, ma anche traditrici.
Nei rapporti sentimentali via via nel tempo, mi sono abituata ad usare una certa essenzialità.
A vederli come una partita aperta: ad ogni gesto, gesto risponde, altrimenti, è impossibile giocare.
Il requisito basilare per cui se una persona nutre per te un sentimento, te lo dimostra chiaramente in qualche modo, non è una sciocchezza superficiale, ma costituisce le fondamenta del rapporto.
Io ti cerco - tu ci sei.
Io ci sono - tu mi cerchi.
Ci sono miliardi di sfumature, di viariabili, di fattori esterni ed interni, che possono condurre una persona a non accettare il nostro amore e a rimanerne lontano (o ad allontanarsi), ma io credo allora che sia giusto prendere semplicemente atto di certe difficoltà, ammetterlo prima di tutto con se stessi, senza voler a tutti i costi anche trovare una giustificazione.
Giustificazione che aiuta a travalicare i confini di quel che dovrebbe essere, per trasportarci nella terra arida della “amore ad ogni costo”.
Ed il fatto di non voler entrare nel labirinto delle spiegazioni di certi comportamenti non vuole affatto dire neppure negarsi all’amore.
Io posso amare fortemente, ma rendermi anche conto che l’altra persona non ricambia il mio sentimento alla mia stessa maniera.
E quindi, spinta da un’obiettività schiacciante, posso decidere di mettere i remi in barca e vivere nel mio silenzio e come mia personale scelta, questo vuoto che mi viene imposto.
Il voler camuffare la realtà a se stessi con il possibilismo, porta a scivolare a poco a poco in una disilusione cocente che ucciderà per sempre la speranza e la capacità di vivere un amore con fiducia.
Credo che non si possa e non si debba mai ”risparmiare sul cuore” perchè ad usufruire di certi “sconti” emozionali, poi si rischia veramente di compromettere per sempre il benessere di ogni Amore.
Emerge improvvisamente…schegge di ricordo o forse immagine onirica, una strana proiezione della mente, tra reale ed immaginario, tra desiderio e sopito spasmo… Arriva all’improvviso, mentre gli occhi restano persi nel vuoto, apparentemente fissi nello spazio esterno, sorpresi invece nell’inseguire tracciati interiori, contorti e serpentini. Arriva come una pioggia battente in un pomeriggio di sole, come una vecchia canzone in una radio locale. Colpisce al corpo e al sangue, che ribolle come sotto un influsso magico e mistico, e ti rende vittima del suo calore che ti ammanta e ti amplifica i sensi. Il suo bacio, profondo, assetato, chiara metafora di penetrazione, di fusione, di intreccio di fluidi e sapori complementari… Il suo sapore è richiamo, è appagamento della sete spasmodica, ed è desiderio incolmabile al contempo. Tremano le ginocchia e sudano i palmi, nonostante non sia il primo bacio, nonostante non sia il suo primo bacio. La danza delle piccole fiamme scattanti che si intreccia nelle bocche provoca effetti imprevebili, imbarazzanti, eccessivi. Pervade ogni dove, ogni periferia di ogni estremità non conosce più il freddo, ti senti un’ombra, un corpo di colore, una musica, un massimo dolore e un massimo piacere che si fa materia onnipotente che vaga invisibile tra l’indifferenza, satura di vita, e di struggente consapevolezza. La sua carezza…
Camminare allo stesso ritmo, nel tepore delle mani nude, al di sopra di tutti, al di fuori di tutto, già dentro l’un l’altra. E un colpo d’occhi che dura un secondo alimenta quello spirito, dà rinnovata forza al rituale, consolida le trasformazioni corporee. I corpi pronti, vivi. Questione di minuti, che non vengono percepiti che come successione di spregevoli istanti che scandiscono la distanza, mischiati e sfregati, consumati e ansanti eppure così puliti e così vicini…
Pochi istanti arditi.
Spesso ci si sforza di rendere originale ed eccezionale il sentimento più banale del mondo, l’amore. Quando invece funziona per tutti allo stesso modo. Due persone si attraggono, si incontrano, si conoscono e si scelgono per percorrere un pezzettino della loro vita insieme (o tutta…chissà…)
Cambiano i tempi, i modi, le parole, i gesti, le mode. Ma l’essenza é molto simile per tutti. E’ in effetti il più grande clichè della storia, venduto ai profani come un pezzo d’arte rarissimo. Dall’esterno una coppia di innamorati sembrerà la solita coppia più o meno mielosa. Più o meno affiatata. Più o meno unita. Poco cambia. I protagonisti vivranno il “loro” momento con la piena consapevolezza di essere il risultato dell’amore più originale che esista. Ecco la forza della semplicità. Ed è solo questione di punti di vista.
Mi sembra di notare un comune denominatore a certe tematiche e certe riflessioni, piccoli e grandi dilemmi comuni alla maggior parte di noi, con le dovute sfumature, certamente, ma ognuno infine vive gli stessi dubbi sulla propia esistenza, su certe esperienze.
Quindi ciò che ci accomuna forse è proprio questo “tendere a…” nel quale tutti ci rivediamo.Sarò la solita “inguaribile romantica” ma a volte penso davvero che l’unica cosa che conta nella vita sia l’amore che puoi dare a chi te lo chiede o anche a chi non te lo chiede affatto, che siano i figli o i nonni o la prima persona che incontri per strada.
Ed è pienezza e gioia impareggiabile.







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