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Herta Mueller
Fino ad un paio di giorni fa nessuno avrebbe mai pensato di scriverci su e invece adesso è già passata alla storia.
Oggi è una famosa (s)conosciuta Herta Mueller, passata dal buio delle retrovie letterarie dell’est Europa, con tanto di repressioni ciauseschiane, alla più vicina ed occidentale Germania, sino ad approdare sotto gli svedesi riflettori del Nobel.
Di lei non conosco niente, mai sentita nominare, mai letto una riga, ma prima di dedicarmi ai vari articoli di stampa osannante che mi racconteranno chi è e perché, io l’ho guardata, in questa ed in altre decine di foto.
Non so ancora cosa o come scriva Herta Mueller, eppure con me ha già comunicato, così. Con l’immediatezza di due occhi di ghiaccio abilmente contornati di kajal, incorniciati da un audace caschetto nero a regalare la leggerezza di un’età che fu ed un rossetto scarlatto dal tratto deciso a disegnare una smorfia obliqua sul viso.
Ed ho voglia di conoscerla meglio questa Crudelia Demon uscita dal fumetto, bellissima! Lei ed il suo Paese delle prugne verdi. Ché se chiudo gli occhi già me lo sento in bocca il gusto acidulo e acerbo della letteratura sconosciuta.
Lo ammetto: prima che la tv ed i giornali le avessero dato così tanta visibilità nell’ultima settimana, io, Ingrid Betancourt non l’avevo mai sentita nominare.
Non sapevo nulla di cosa fossero le FARC, questa sigla sconosciuta, della situazione politica della Colombia e di quella donna rapita nel lontano 2002.
E’ vero, non guardo molta tv, nemmeno quella cosiddetta d’informazione, perchè di informazione vera non ne vedo circolare molta ultimamente…
Eppure non ricordo nemmeno di aver letto, seppur siano passati quasi 6 anni, la notizia del suo rapimento…forse non aveva suscitato molto clamore, o forse era stata trattata come una delle tante notizie di politica estera della quale si parla giusto il giorno in cui accade il fatto, per poi lasciarla cadere nel silenzioso dimenticatoio di sempre.
Ma circa dieci giorni fa ecco il video shock con la prova che la Betancourt è ancora viva e da lì, giù fiumi d’inchiostro e di video per mostrare al mondo questa donna ridotta ad una magrezza innaturale, con lo sguardo basso per lo più rivolto a terra ed i capelli lasciati crescere lunghissimi raccolti in una coda dietro la nuca.
Impossibile non restarne colpiti, impossibile non farsi schiaffeggiare da quell’immagine ed ancor più dalle parole della lettera scritta alla madre Yolanda, della quale riporto alcuni dei passi più significativi.
“È un momento molto difficile per me. Chiedono le prove che sono viva e ti apro l’animo in questo scritto. Fisicamente sto male. Non mangio, non ho fame, mi cadono molti capelli. Non ho voglia di niente. Credo che sia la cosa migliore che possa capitare, non aver voglia di niente, perché qui, in questa giungla, l’unica risposta a qualunque richiesta è «no». Dunque, è meglio non avere voglia di nulla ed essere almeno libera dai desideri. Sono ormai 3 anni che chiedo un dizionario enciclopedico per poter leggere qualcosa, per imparare qualcosa, per mantenere viva la curiosità intellettuale. Continuo a sperare che, almeno per compassione, me ne procurino uno, ma è meglio non pensarci. Ogni cosa è un miracolo, anche ascoltarti ogni mattina, dato che la radio che ho è vecchia e mal funzionante.
Voglio chiederti, mamma cara, di dire ai ragazzi di mandarmi tre messaggi alla settimana. Niente di speciale, se questo è anche il loro desiderio e se avranno voglia di farlo. Non ho bisogno d’altro se non di essere in contatto con loro. È la sola informazione vitale, essenziale, indispensabile, il resto non mi interessa più.”
Seppur specchio di una situazione estremamente drammatica e dura, in queste parole risuona una volontà straordinaria, una dignità ed una forza d’animo che raramente si incontrano nelle persone.
Mi ha affascinato la personalità di questa donna combattente, che pur negli stenti di questa vita non-vita di prigionia, non si lascia spegnere come una candela, anche se ne avrebbe tutti i motivi e le condizioni per farlo! Lei no, combatte, combatte con parole che arrivano (o almeno dovrebbero arrivare) direttamente alle coscienze, con la sua immagine scarna, semplice, con i suoi ideali, per i suoi ideali…
“Ho le mani sudate e la mente annebbiata, finisco per fare le cose molto più lentamente del normale. Le marce sono per me un calvario perché il mio equipaggiamento è molto pesante e non riesco a sostenerlo. Ma tutto è stressante, perdo le cose o me le sottraggono, come i jeans che Mélanie (è la figlia, ndr) mi aveva regalato a Natale e che avevo addosso quando mi hanno preso. L’unica cosa che sono riuscita a conservare è la giacca e questa è stata davvero una benedizione, poiché le notti sono gelide e non ho altro per coprirmi.
Prima, approfittavo di ogni occasione per fare un bagno nel fiume. Dato che sono la sola donna del gruppo, lo devo fare quasi completamente vestita: pantaloncini, camicia e stivali. Prima mi piaceva nuotare nel fiume, ma adesso non ne ho più neppure la forza. Sono debole, sembro un gatto davanti all’acqua. Io che amavo tanto l’acqua, non mi riconosco più. Ma da quando hanno separato i gruppi, non ho più avuto né l’interesse né l’energia di fare nulla. Faccio soltanto qualche esercizio di stiramento, dato che lo stress mi blocca il collo, che mi fa molto male. Grazie a questi esercizi, riesco a muoverlo un po’.
Ogni giorno, sono in contatto con Dio, con Gesù e con la Vergine. Qui tutto ha due volti, la gioia segue ogni volta il dolore. La gioia è triste. L’amore cura e allo stesso tempo apre nuove ferite, è come vivere e morire di nuovo ogni volta. Nel corso degli anni non ho potuto pensare ai ragazzi e il dolore per la morte di papà ha assorbito tutta la mia capacità di resistenza. Piangevo pensando a loro, mi sentivo soffocare, incapace di respirare. Dentro di me, dicevo: «Fab è là, vede tutto, non è necessario preoccuparsene e nemmeno pensarci». Sono quasi impazzita a causa della morte di mio padre. Non ho mai saputo come sia accaduto, chi c’era, se mi ha lasciato un messaggio, una lettera, una benedizione. Ma ciò che ha dato sollievo al mio tormento è stato il pensiero che egli è morto nella fede in Dio e che lo ritroverò lassù e lo prenderò tra le braccia. Sono certa di questo. Ascoltarti è stata la mia forza.”
E poi gli affetti, i suoi figli, ciò che l’ha tenuta viva nel corpo e nell’anima.
“Alla mia Melelinga, mio sole di primavera, mia principessa della costellazione del cigno, a lei che amo tanto, desidero dire che sono la madre più orgogliosa di questa terra. E se dovessi morire oggi stesso, me ne andrei soddisfatta della vita, ringraziando Dio per i miei figli. Mélanie, ti ho sempre detto che sei la migliore, molto migliore di me, una specie di versione perfezionata di ciò che io avrei voluto essere. È per questo, con l’esperienza che ho accumulato nella vita e nella prospettiva che mi offre il mondo visto a distanza, che ti chiedo, amore mio, di prepararti per raggiungere le mete più alte. Al mio Lorenzo, al mio Loli Pop, il mio angelo della luce, il mio re dagli occhi azzurri, il mio musicista che canta e mi incanta, al signore del mio cuore, voglio dire che dal giorno in cui è nato e fino ad oggi è stato la fonte delle mie gioie. L’ altro giorno, ho ritagliato una fotografia da un giornale arrivato per caso. E una pubblicità di un profumo di Carolina Herrera «212 Sexy men». Si vede un uomo giovane e mi sono detta: il mio Lorenzo deve essere così. E l’ho conservato.
Mamita, ci sono tante persone che voglio ringraziare per il fatto di ricordarsi di noi, per non averci abbandonato. Per un lungo periodo, siamo stati come i lebbrosi che rovinano la festa. Noi, i sequestrati, non siamo un tema «politicamente corretto», suona meglio dire che bisogna affrontare con fermezza la guerriglia, anche se dovesse costare il sacrificio di vite umane. Di fronte a ciò, il silenzio. Solo il tempo può aprire le coscienze ed elevare gli spiriti. (…) Bene, Mamita, che Dio ci aiuti, ci guidi, ci dia la pazienza e ci protegga per sempre e addio.”
Ecco dove è stata e come ha vissuto in tutti questi anni Ingrid.
E noi? Noi dove eravamo? dove siamo ora?
Sempre lì…dietro le nostre scrivanie e le nostre poltrone, con lo sguardo basso a parlare del nulla, o nella migliore delle ipotesi ad indignarci, a fare della sua immagine l’ennesima icona pacifista da osannare.
Vorrei avere anche solo una milionesima parte della speranza e della forza d’animo che ha Ingrid, vorrei poter credere veramente che sia ancora possibile liberarla.
Questa donna è nel cuore di molti di noi, eppure non è lì che dovrebbe essere (o almeno non solo) ma nella lista delle priorità di certi capi di stato che se solo volessero, potrebbero renderla nuovamente libera.
Il vinattiere ti versava un poco d’Inferno.
E tu, atterrita: “Devo berlo? Non basta esserci stati dentro a fuoco lento?”
…
“E il Paradiso? Esiste un Paradiso?”
“Credo di sì, signora, ma i vini dolci non li vuol più nessuno”.
< da Xenia - Eugenio Montale >

E’ un po’ che ci penso, ma non sono riuscita a darmi ancora delle risposte precise, perciò ho deciso di aprire questo post sperando in un confronto con chi, come me, si chiede perchè, perchè noi donne siamo maledettamente attratte sempre dagli uomini difficili, quelli che in una parola definiresti “bastardi dentro”, quelli che ti fanno soffrire le pene dell’inferno, quelli che poi se ne vanno e tu rimani lì a respirare un’assenza, nel silenzio, nell’ombra…a chiederti perchè e dove hai sbagliato.
Sarà per quel senso di “cerentolitudine” che atavicamente ci portiamo dietro da una vita, anni ed anni di favole ascoltate da bambine la sera, a letto, prima di addormentarsi, ignare del “regalo” che ci stavano facendo…
O sarà piuttosto una forma di masochismo che la mente femminile mette inconsciamente in atto ogni qual volta cerca di relazionarsi al sesso opposto…
Ma questa è la regola o l’eccezione? cioè, voglio dire: per fortuna esistono relazioni anche più equilibrate, non lo metto in dubbio, dove nessuno prevarica nessuno e tutto è perfettamente in armonia, quella “corrispondenza d’amorosi sensi” di romantica provenienza.
Ma esistono anche relazioni sbilanciate, dove, anche nella violenza, fisica o psicologica che sia, la donna, più o meno consapevolmente, decide di assumere su di sè colpe che non ha, responsabilità che non hanno ragion d’essere, pesi che non dovrebbe portare.
Eppure sono lì, avvinghiate a quell’ideale romantico per cui “amare vuol dire non dover mai dire mai mi dispiace” tanto per citare una delle frasi più famose e ricorrenti (dal film Love Story n.d.r.) e più quell’amore diventa irraggiungibile più lo vogliamo, più sfugge e più lo si rincorre.
Quale strano meccanismo scatta a livello neuronale tale per cui una donna accetta tutto questo?
Siamo tutte così davvero votate al sacrificio?
Eppure oggi siamo tutte molto più colte ed emancipate di quanto non lo fossimo tempo addietro, eppure sempre con quella forte quanto assurda vocazione al sacrificio.
Siamo bombardate di messaggi subliminali in cui ci viene chiesto di essere sempre belle, efficienti, presenti e le donne rispondono, lo fanno, con il massimo spirito d’abnegazione.
Personalmente credo che a volte sia talmente forte il desiderio di vivere quell’amore struggente e totale che ci hanno sempre raccontato, che alla fine ci trasciniamo verso percezioni tanto potenti quanto soggettive e quindi poco rispondenti al vero.
Diamo vita ad una specie di traballante allucinazione forzando la realtà stessa.
Corriamo troppo e troppo avanti con il rischio di dover subire brusche frenate appena si svolta l’angolo e la caduta è inevitabile.
Ecco, ora che la discussione è aperta e l’interrogativo è stato posto…perchè non ci concediamo un po’ di quel vino dolce che nessuno vuole più?
Elle

Entra dentro me
e diventa il mio respiro
Scorri nel mio sangue
ed arrivami nel cuore
Togli dai miei occhi
forme , visi e colori …
togli i segni
quelli esterni e quelli dentro
dove ora tutto è
ruvido, rigido, ruggine.
Labbra strette, serrate, livide
trattengono sospiri e parole
mentre i miei occhi gridano forte.
Silenti hanno contato i giorni
di questo anomalo inverno caldo
ascoltando promesse di giorni al sole
ed ora chiedono solo uno specchio in cui riflettersi
e riconoscersi.

“Non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. “
- A . Merini -

Gustave Klimt - Le tre età della donna
Agosto quest’anno è iniziato in modo un po’ anomalo, con un leggero vento fresco di tramontana anzichè di scirocco e malgrado il sole, certi giorni si avverte già il presagio di un’estate che volge al termine.
Quando sono sola e respiro questo vento i pensieri si ammassano, si dilatano sino a riempire le stanze, i silenzi…si allungano e si stirano come elastici, fino allo schiocco finale, di quando li hai tirati al massino e poi di colpo li lasci andare.
Fa male quel contraccolpo sulle dita, così come fanno male certi pensieri e certe solitudini, non cercate ma vissute.
E guardo lei, seduta accanto a me o mentre saltella e gironzola per casa.
Mi piace seguirla così solo con gli occhi, in silenzio, senza interferire con i suoi gesti ed i suoi giochi.
Mi piace cercare di indovinare i suoi pensieri mentre rivedo in lei una parte di me bambina, una bambina sempre troppo seria e troppo poco spensierata, che anche nel gioco non sembra divertirsi mai veramente.
E mi ritrovo già con un nodo in gola, questo bisogno di piangere da soffocare, non voglio che veda la sua mamma piangere.
Anche se con lei potrei, con lei non ho bisogno di giustificarmi, potrei anche lasciarle andare giù queste lacrime amare.
Ma non voglio che interferiscano con la sua serenità, la sua innocenza, i suoi occhi puliti e attenti, con quel sorriso aperto e spontaneo che mi riscalda il cuore.
Non voglio che scopra troppo presto le mie tristezze, le mie inquietudini e quella patina di gelo che nascondo infondo aagli occhi, laggiù dove non è facile arrivare con un semplice sguardo.
Chi è arrivato a scorgere quella parte di me può dire di avermi conosciuta, di avermi raggiunta intimamente, di aver condiviso…
A volte penso che solo mia madre ne conosce l’esistenza, solo lei può perchè solo una madre ti conosce così nel profondo.
Eppure anche davanti a lei cerco di nascondermi, per proteggerla, non voglio che si preoccupi per me, dovrei essere grande abbastanza ormai…ma quand’è che un genitore smette veramente di preoccuparsi per il proprio figlio?
Mai, sarebbe contro natura!
Quando siamo tutte e tre insieme sulle mie labbra spunta un sorriso.
Sorrido perchè vedo sfilare davanti agli occhi tre generazioni: l’una la prosecuzione esatta dell’altra, un prolungamento di vite una dentro l’altra, in cui anche gli anelli deboli sono forti perchè stretti in quell’abbraccio indissolubile di un legame antico come il mondo.
Elle.

C’è qualcosa che mi attrae nella linea della schiena, sia di un uomo che di una donna…mi confonde guardarla, è morbida, sinuosa come un serpente, sibilante come una S, scivola, quasi puoi sentirla strisciare…
E’ in quella curva che si concentrano i brividi di eccitazione ed è lì che si propagano le scosse elettriche del piacere.
La linea della schiena che ondeggia al ritmo lento del respiro ed i muscoli, sotto la pelle, si contraggono quando incontrano mani che si fermano dietro la nuca e stringono con forza, stringono, voltano, bocca che bacia la bocca, labbra che percorrono quella linea, sfiorando le vertebre…linea che si allarga sui fianchi morbidi.
Linee indefinite che si confondono, si interrompono e poi riprendono il percorso di un corpo su un altro, corpo desiderato, bramato, sognato, voluto, amato, anelato.
Elle


Tra i veli di questa tenda, mischio tutto e mi confondo.
Cerco i miei sogni in bianco e nero e sotto la pelle, nell’anima,
trovo desideri inespressi,
i contrasti del mio essere.
Rifugiata in un silenzio per difendermi,
per ritrovare la via,
per ritrovare me stessa
e quella piccola luce
che un tempo brillava…
Quando hai dato tutto e ti resta niente,
stringi forte al petto quei tuoi pensieri
e guardi il cielo per scoprire che,
oltre l’azzurro, qualcosa che ancora non conosci
ti attende.
Elle

Significati attribuiti alla farfalla
(Hans Biedermann, 1996. DICCIONARIO DE SIMBOLOS. Edizioni Paidos -
Barcelona, pagg. 295-296-297, Titolo originale Knaurs Lexicon der Symbole):
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simbolo della speranza di ascendere dalla condizione terrestre alla luce delle eterne altitudini;
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simbolo della morte;
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animale dell’anima;
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nelle rappresentazioni di figure oniriche e fantastiche queste hanno ali di farfalla;
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il dio del sogno Hypnos ha ali di farfalla;
-
in Giappone rappresenta la donna giovane e due farfalle che danzano rappresentano la felicità coniugale;
-
in Cina rappresenta il giovane innamorato della femmina (rappresentata dal fiore…così come la farfalla va in cerca del fiore…);
-
in Cina ancora la amata morta sale dalla tomba al cielo in forma di farfalla;
-
in Messico è uno dei simboli del dio della vegetazione Xochipili;
-
in Messico ancora è simbolo del fuoco sfavillante collegato col sole;
-
ancora in Messico si disegna nella schiena delle persone morte una farfalla rossa, come simbolo di viatico;
-
in lingua Atzeca è indicata come “papalotl”, assai simile al Latino “papilio”, da cui “papillon”;
-
ancora in lingua Atzeca è rappresentazione della dea Itzpapalot , lo spirito notturno delle stelle splendenti;
-
ancora fra gli Atzechi è rappresentazione delle anime delle donne morte di parto;
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gli Ioruba dell’Africa Occidentale rappresentano nella parte superiore della clava da cerimonia una testa sormontata dalla farfalla;
-
quando la bandiera di Giovanna d’Arco, decorata con fiori di iris, garriva al vento, si vedevano volteggiare miriadi di farfalle bianche attorno ad essa (fu questa una delle tante ragioni per cui fu… definita strega e mandata al rogo)
Infine, il significato per me: un’immagine delicata e poetica, soprattutto se associata ad una figura femminile, nonchè un augurio speciale che mi è stato fatto da una persona altrettanto speciale…”…nulla ti separa se non la tua voglia di dispiegare le tue ali di farfalla lasciandone risplendere liberamente i colori”
…ed io spero di indossarle presto ed in un battito d’ali annullare tutte le distanze.
Elle


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