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E’ il vento caldo delle parole, quello che soffia oggi da Sud, calde raffiche che si posano lievi sulla pelle e scavano dentro, rimestando emozioni mai sopite, carezze di pensieri accatastati alla rinfusa che cadono disordinati e sparsi a terra, come le prime poche foglie di un settembre ancora estivo.
Apro la scatola e li vedo lì, disposti in ordine casuale… faccio scorrere lentamente le dita, sfiorandoli appena, indecisa, perché tutto non accada troppo in fretta, pregustandone già il sapore sulla lingua.
E poi giù, poi su, poi in basso ancora… eccoli i ritmi della conversazione che proseguono liberi, spontanei, colorati.
Cerco di non muovermi troppo, di rimanere quasi ferma, perchè il piacere duri più a lungo. Ma, allo stesso tempo, so che non ci riuscirò, perché ne voglio ancora… e ancora.
Torno quindi ad assaporare piano, in alternate pause soffiate, lasciando che denti e lingua compiano il loro dovere.
Sono quasi sorpresa quando finisce.
Per un momento ho quasi sperato, creduto, immaginato, sognato, che continuasse ancora a lungo. Ma le cose belle, hanno breve durata.
Ed è forse proprio per questo che le amiamo così tanto, che le stringiamo forte al petto per non lasciarle andare, con quella sorta di eccitazione, di ebbrezza, di gioia sotto pelle, ma anche di compiutezza che ce le restituisce ancor più belle e senza fine.
Matteo Rinaldi legge Conversation di Elle su CollettivoVoci

“Il cielo azzurro appare limpido e regale
(il cielo a volte, invece, ha qualche cosa di infernale).
Strani giorni, viviamo strani giorni.”
Strani giorni, cantava Battiato…sono proprio questi i giorni in cui il silenzio ed i pensieri la fanno da padrone, quei silenzi come quel cielo dei versi della canzone, quelli belli e dannati, mutevoli, intensamente carichi di elettricità.
Sono cieli amari, come di una spezia dal colore e dal sapore sconosciuto alla bocca, giorni che li vorresti riavvolgere come un gomitolo, per poterli tessere a piacere e farne una coperta, rimediare agli intoppi, facendo scorrere il filo tra le dita, alternandolo qua e là con degli scampoli molto più dolci.
Di silenzi, di silenzi mi sono ricoperta stanotte e non ho avuto freddo, mi sono rannicchiata e girata su un lato, verso un volto che mi fa da specchio, che conosce certi miei pensieri e le mie risposte.
Avrei voluto dirti: “lascia i tuoi sogni e vieni a mordere i miei”…ma a volte è più giusto saziarsi di silenzi.

Foto by Elle e photofunia
Tace vorace l’immagine riflessa
a ricordare come ci si sente ad essere solo essere.
Muta lo sguardo e si fa sognante,
sospiro interno di rima incalzante.
Ho sempre invidiato (in senso buono) chi riesce a scrivere versi in rima componendo frasi di senso compiuto. Ed io non ci riesco mai, forse perchè in genere, prediligo le dissonzanze più che le assonanze, ma ’sta cosa di scegliere e riuscire a mettere insieme parole con suoni simili, che rendano l’idea di qualcosa di musicale, mi gira dentro da un po’, senza trovare il giusto canale d’espressione.
E comunque stamattina ci ho provato, ma più dell’haiku di cui sopra, non mi viene. E quando il pensiero non scorre liberamente, allora meglio fermarsi, ché vuol dire che ha bisogno di tempo per maturare, o forse solo dell’energia e della spinta giusta per fluire libero.
E poi mi piaceva l’idea di “osare” ed ho osato.
E’ la mia prima volta con Joe, all’anagrafe Giuseppe Barbieri, classe 1973.
Mi avvicino alla sua musica come di solito faccio con i libri, apro una pagina a caso, senza andare per ordine, alla ricerca di qualche riga o anche solo una parola, un’espressione, che mi catturi.
In questi casi preferisco non scegliere ma farmi scegliere, perciò ripongo in un cassetto i facili sentimentalismi e mi metto in religioso ascolto del suo pezzo, con atmosfera appositamente dedicata di sola luce naturale filtrata e soffusa, telefono rigorosamente spento.
Mi faccio guidare dalle parole di un titolo, quel “Fammi tremare i polsi” che già di per sè suona come un invito più che allettante, una sorta di richiamo che non posso ignorare.
…e vediamo se sai farmeli tremare davvero i polsi, Joe! penso mentre premo con veemenza il play del lettore.
Le prime note sono di un’orchestra di archi, forse composta da pochi elementi, riconosco il suono caldo del violino ed un contrabbasso, subito raggiunti da appena due o tre note di pianoforte suonate in punta di dita…poi eccola, entra morbida la sua voce “Fai bella mostra di te dietro un velo turchese…”
Parole quasi sussurrate, suggerite, soffiate, che non sovrastano la musica, perfettamente bilanciate e calibrate tra loro, in quell’armonia di suoni e parole e voce.
E continua…“Fai bella mostra di te come se fosse niente, mia declinata padrona del tempo presente…” pronuncio mentalmente scandendo ogni singola parola, cercando di farmele scorrere tra lingua, denti e palato, le mordo spremendole per farne uscire il succo, sino a farle scendere giù in gola ad assaporarne il suono.
Mi tiene per mano la voce di Joe scivolando sotto pelle, senza tuttavia essere invasiva nè ruffiana, mi scalda come un abbraccio, ma prima che me ne accorga, mi ha già rapita in un amplesso vertiginoso dai profumi persistenti.
Una voce che a tratti si sospende, si interrompe in lievi pause quasi ad emettere un sospiro…e quell’alone leggermente speziato al pepe, chiodi di garofano, liquirizia…aromatico come il tè alla menta e penetrante come l’artemisia.
“Fammi tremare i polsi sotto il cuscino, di pene e confidenze fammi tremare, lungo la schiena c’è un filo che disegnasti per me, fammi tremare i polsi per te…” …e se non è profumo di poesia questo…ascoltate!
Per quanto ci si possa ritenere nomadi o zingari o minimalisti nei rapporti con gli altri o nei sentimenti, sarà capitato più o meno a tutti, in determinati momenti della vita, di ritrovarsi accanto una di quelle persone con cui si sente di avere in comune più di qualcosa. Una di quelle persone che quando ti accade qualcosa ti viene subito in mente lei o lui, non altri, e non potrebbe essere altrimenti, mentre pensi “questa gliela devo proprio raccontare, prima che poi me ne dimentico…”. Quelle persone che magari conoscono più di altre i nostri gusti ed i nostri guai, che sanno esattamente i libri ed i centimetri di polvere che hai accumulato sul comodino, che sanno che ti commuovi quando guardi vecchie foto nell’album di famiglia o rileggi vecchie lettere, che conoscono sempre a memoria la playlist del tuo i-pod anche se la aggiorni talmente di frequente che nemmeno tu ricordi cosa hai ascoltato di recente. Qualcuno che frequenta tutti i giorni la tua testa, che conosce qualche tuo piccolo segreto, qualche follia, qualche desiderio nel cassetto e persino qualche peccatuccio veniale, confessato qua e là, tra un sospiro ed una risata. Qualcuno che conosci da sempre ma anche da mai, con cui passeggi a braccetto, con cui sali e scendi le scale con lo stesso fiatone“…e chi arriva ultimo paga pegno!”, qualcuno che non si stupisce se ancora alla tua età ti diverti a fare aeroplanini di carta da lanciare nel vuoto per poi seguirli volteggiare con lo sguardo assorto per interminabili minuti. Qualcuno che ama l’odore dell’erba appena tagliata o del tabacco dolciastro da pipa, qualcuno che sa leggere il naso rosso e gli occhi lucidi senza scambiarlo per raffreddore, qualcuno che risolve i tuoi rebus prima ancora di aver pensato tu stesso ad una soluzione, qualcuno che digerisce tranquillamente i tuoi “angolini di introspezione” (meglio conosciuti come silenzi prolungati), senza puntarti addosso quello sguardo di stucchevole indulgenza di chi pensa che sei in “quei giorni” e quindi inevitabilmente in balìa di una ingestibile tempesta ormonale.
Si può star bene più o meno con tutti, certo, più o meno!…sentire di provare un bell’affiatamento, con molti. Ma c’è un plusvalore solo con qualcuno in particolare, che rende quel legame singolare. Non c’è un solo termine per definirlo, credo sia un insieme di componenti e di incastri che si fanno sentire e ti fanno vivere una sorta di “comunione di sensi” e che ti trasmette quella piacevole sensazione di comprensione, di voglia di attingere alla fonte dell’altro, di scoprirsi per scoprire, tra lo stupito e il commosso, di avere le stesse identiche ossa.
Perché quando io dormo… tu dormi quando io parlo… tu parli quando io rido… tu ridi quando io piango… tu piangi quando io dormo… tu dormi quando io parlo… tu parli quando io rido… tu ridi quando io piango… tu ridi.
Io cammino
di notte da sola
poi piango poi rido
e aspetto l’aurora
Ed è una realtà
tutta mia
e una strana atmosfera
pervade la mente
di sera
Io vivo
a volte infelice
a volte gaudente
talvolta vincente
o perdente
Ed è una vita d’artista
così altalenante
ma quello che creo
è importante per me
Io cammino
di notte da sola
poi piango, poi rido
poi parlo, poi rido
poi grido
(Io cammino di notte da sola – Amalia Grè)
Oggi fuori c’è un’aria che non capisco. Non fa freddo. Mi riporta indietro di giorni, mesi, anni. Mi fa sentire “strana”.
A volte capita, per un certo odore nell’aria, per un certo ”non so che…” dentro, per un certo modo che ha il vento di tirare, di sentirsi addosso una sensazione, incollata come sudore che non scivola.
Sembra primavera che inizia (e lo è) o autunno che finisce.
Sarà la luce fioca del sole filtrata dalle nuvole grigie, sarà il cielo che non ha un solo colore, sarà che a ogni passo sembra che mi allontani.
Vorrei che quest’aria finisse, ora, subito. Non mi piace come mi fa sentire.
Mi restituisce sensazioni già provate di smarrimento che non voglio. Mi riporta un senso di solitudine che non provavo da un pò.
Mi sento distante mille miglia e sento che oggi nulla potrà riavvicinarmi, nè una parola nè cento.
Guardo fuori dalla finestra e questa via mi sembra estranea, ma è tutto sempre uguale.
Forse è solo quest’aria e questo vento che non smette di soffiare…e questa canzone che continuo ad ascoltare.
(Video: Back to Black – Amy Winehouse)

Inizia la danza…balliamo, le tue mani a guidarmi i fianchi.
Ondeggiare come flutti che sul crinale poi si rifrangono a riva, con foga tracimante e fruscio scrosciante.
Buio, penombra nei pensieri…di quello che sarà domani…di ciò che è stato ieri. E musica tutt’intorno per seguirla nei crescendo, nei ritmi lenti, in quelli incessanti…di movimenti e di respiri, di sguardi allusivi.
Con le mani intrecciate e le labbra semi aperte, pure se non rimane niente. Voglia di essere ancora un libro nascosto, con le pagine sigillate. Voglia della tua voglia…
Music: Astor Piazzolla - Libertango


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