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Rossetto rosso e sigaretta accesi, due eccessi sulla bocca e tra le mani di una fanciulla di settantotto anni, negli occhi l’intricato gomitolo di una vita tutta da srotolare e tessere, di nuovo, ogni giorno, ogni notte.
Vivevi sui Navigli, in un piccolo e caotico appartamento ripieno di foto, dischi, libri, fiori secchi. E sigarette e rossetti. Ti servivano anche per scrivere sullo specchio i rossetti, appunti di viaggio, quello che si compie senza il peso del corpo ma con l’anima naufragata.
E tu di quei folli viaggi ne hai sempre avuti parecchi, nella tua vita selvatica e randagia, viaggi di lucida follia che son stati il tuo maggior pregio ed anche il tuo peggior sfregio, un segno profondo, un marchio che resta fuori e dentro le righe di liriche convulse e frementi, ma anche scarne, intense, immediate.
Tu, che anche nell’età che va oltre la tranquilla maturità, parlavi e scrivevi dell’amore con una bramosia ed un’ebbrezza che nessuna gioventù saprebbe riprodurre, con quella febbre che lucida gli occhi e scalda la voce.
Tu, che riuscivi ad esser felice di nulla, avevi poco e quel poco lo donavi, ché “l’amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria”. (Alda Merini 1931 – 2009).

© Elle's tournesol
Portami il girasole ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino… scriveva Montale.
Un verso che ho stampato nella memoria dai tempi della scuola e che, per qualche strana ragione, oggi mi gira in testa e non se ne va.
E allora ti racconto di questo fiore che trema al vento, con i petali aperti e lo stelo fiero, dritto.
Lo guardo e mi osservo, mi sorprendo.
Oggi, così lontana da come volevi o credevi io fossi, eppure così vicina ad essere, così come sono.

Foto by Elle e photofunia
Tace vorace l’immagine riflessa
a ricordare come ci si sente ad essere solo essere.
Muta lo sguardo e si fa sognante,
sospiro interno di rima incalzante.
Ho sempre invidiato (in senso buono) chi riesce a scrivere versi in rima componendo frasi di senso compiuto. Ed io non ci riesco mai, forse perchè in genere, prediligo le dissonzanze più che le assonanze, ma ’sta cosa di scegliere e riuscire a mettere insieme parole con suoni simili, che rendano l’idea di qualcosa di musicale, mi gira dentro da un po’, senza trovare il giusto canale d’espressione.
E comunque stamattina ci ho provato, ma più dell’haiku di cui sopra, non mi viene. E quando il pensiero non scorre liberamente, allora meglio fermarsi, ché vuol dire che ha bisogno di tempo per maturare, o forse solo dell’energia e della spinta giusta per fluire libero.
E poi mi piaceva l’idea di “osare” ed ho osato.

Vigile sentinella continui a vegliare con i tuoi occhi aperti sui miei occhi chiusi.
E quando sopra la sera annerisce e si sciolgono i suoni, mescolando vapori, sorvegli prudente ed accurato queste ombre e quella guglia di cielo troppo stretta per il passaggio di poche parole.
La tua lunga notte è simile alla mia, la riempio di liquidi pensieri, ma non trovo nulla che in bellezza assomigli, anche solo un po’, al calore del tuo braccio quando arriva e mi cinge il fianco.
Solo allora mi addormento…ed è già mattina.

E’ scritto su di me.
Il silenzio si fa nebbia
e mi avvolge.
Mi muovo appena, prolungandomi nelle attese
chiudendo gli occhi,
li proteggo con la mano, che si tende e si ritrae.
Ribelle il tuo richiamo, un istante solo mi è concesso
e in ogni istante qualcosa cambia…
Con sguardo senza memoria mi fissi delicato,
inchiodata alla tua visuale mi offro purificata.
Un refolo del tuo respiro che diviene spasmo nel mio,
stringo tra le mani pezzi di vetro altrimenti opachi,
i miei diamanti.
E’ scritto.
[Elle, 21.X.2008]
Tra polvere sospesa e semi di luce
come anestetico scorri
fermo immagine di una stagione finita
delle cose che so ma non intendo sapere.
Afferravi la vita e la facevi vibrare,
essenze di sensi amavo cantare
poi la sera e la notte di te mi vestivo
arcana e silente, giovane come sempre…
In un abisso rabbioso sento l’aria mancare
apnea di gesti, intenzioni, sguardi, respiri.
I miei occhi aperti nessuno ancora li ha chiusi
fessure lasciate aperte perchè le potessi forzare
vanno a riprendersi il mare, la notte, la luna…
ondeggio assopita tra il mio pieno e il mio vuoto
finchè non vedo più terra.
[Elle 1.VIII.2008]
Lento scivola il ricordotra spirali di fumo addensatoe schegge di silenzio attutito.
Cespuglio di rosa caninache cresce e si avvolge,si avvita e si torce sei.E mentre mastico e sputo sentimenti,mi sgombri la mente e te ne vai…Resta solo l’attrito che lasciquando passi tra le pieghedi un giorno qualunque.[Elle - 23.VII.2008]

Entra dentro me
e diventa il mio respiro
Scorri nel mio sangue
ed arrivami nel cuore
Togli dai miei occhi
forme , visi e colori …
togli i segni
quelli esterni e quelli dentro
dove ora tutto è
ruvido, rigido, ruggine.
Labbra strette, serrate, livide
trattengono sospiri e parole
mentre i miei occhi gridano forte.
Silenti hanno contato i giorni
di questo anomalo inverno caldo
ascoltando promesse di giorni al sole
ed ora chiedono solo uno specchio in cui riflettersi
e riconoscersi.

“Non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. “
- A . Merini -

DONNA SOLA IN CAMMINO
Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma. Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d’albero per appoggiarti,
in parete – per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.
Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l’immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d’arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all’alba.
Tu cammini però anche nell’oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l’uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.
Blaga Dimitrova [1965]




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